Scampia, il Tribunale sfratta il Gridas: “È abusivo”. Gli attivisti: “Siamo presidio di cultura”

15 Marzo 2022

Il tribunale ordina lo sgombero dell’immobile. Gli attivisti: “Il Gridas non si tocca”. Roberto Saviano: “Hanno fatto più loro per Scampia di 100 azioni di polizia”

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Sfrattato dal Tribunale di Napoli il GRIDAS di Scampia, l’associazione culturale senza scopi di lucro che dal 1981 è impegnata nel sociale e nella riqualificazione del quartiere nord di Napoli. Per i giudici, però, l’occupazione dell’immobile di via Monterosa a Scampia è “abusiva”, in quanto “senza titolo”. Questa la sentenza della nona sezione civile del Tribunale di Napoli, che pronunciandosi sulla citazione dell’ex Iacp, l’Istituto Autonomo Case Popolari oggi in liquidazione, ha intimato al Gridas “l’immediato rilascio” dell’immobile, condannando l’associazione a pagare le spese processuali per oltre 10mila euro.

La sentenza dopo 7 anni

La decisione è arrivata dopo circa 7 anni di causa civile, iniziata, infatti, nel 2015 e seguita a sua volta alla causa penale che si era conclusa nel 2013 con la piena assoluzione per i rappresentanti del Gridas. Adesso gli attivisti che da 40 anni organizzano il famoso Carnevale di Scampia, con carri allegorici e maschere, sicuramente il più importante della città, e animano la vita pubblica e civile del quartiere, chiedono alle istituzioni di mobilitarsi a sostegno dell’associazione culturale. Venerdì 18 marzo, alle 18,30, è stato annunciata una riunione di coordinamento per definire la mobilitazione, mentre è stato lanciato lo slogan: “Il GRIDAS è di tutti, il GRIDAS non si tocca, giù le mani dagli spazi sociali” e l’hashtag #IlGridasNonSiTocca.

“Interpelliamo nuovamente le istituzioni pubbliche – scrivono gli attivisti – affinché si facciano carico della questione nella speranza che questa volta, mentre Mirella La Magna e il GRIDAS vengono riconosciuti ufficialmente da Procida Capitale della Cultura 2022 come presidio culturale destinatario di una delle 22 lettere sul futuro ‘perché la cultura è un diritto’, si riesca a uscire una volta per tutte da questa paradossale contraddizione che si trascina da troppi anni ormai”.

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Roberto Saviano: “Mandarli via danno incalcolabile”

Sulla vicenda interviene anche lo scrittore Roberto Saviano:

“Il sonno della ragione genera mostri”, titola una famosa opera di Francisco Goya. C’è un posto, a Napoli, che tiene la ragione al riparo dal sonno, e lo fa con i colori, con i suoni, accogliendo, preservando, salvando: il centro GRIDAS (GRuppo di RIsveglio DAl Sonno), a Scampia. Voluto dall’artista Felice Pignataro, il GRIDAS ha riqualificato uno spazio abbandonato a se stesso. Pignataro ha dato anni, sudore, picconate, risorse per renderlo non solo accessibile, ma un rifugio, un laboratorio, un cuore pulsante nel quale da quarant’anni si progettano eventi e corsi per bambini, giovani, professionisti, persone che abbiano voglia di essere coinvolte in una realtà felice, e che ogni anno regala al quartiere una splendida festa di Carnevale in cui, con i volti colorati e il cuore danzante, si fa politica insieme, si riflette su temi fondamentali per il tessuto sociale.

Il GRIDAS, da quando è diventato un bene di inestimabile valore, è tornato appetibile: dal 2005, l’Istituto Autonomo Case Popolari (oggi ACER) rivendica la proprietà dei luoghi che aveva abbandonato al degrado. Il Tribunale di Napoli ha dichiarato “l’occupazione senza titolo” da parte del centro sociale, e ne ordina “l’immediato rilascio” e condanna il GRIDAS al pagamento delle spese processuali e di oneri per oltre 10mila euro. Sgomberare il Gridas, cancellare la sua storia, sarebbe un danno incalcolabile per Scampia e per Napoli. Prendiamoci cura del Gridas, ricordando le parole di Felice Pignataro: “Abusivo non è chi restituisce all’uso dei cittadini una struttura abbandonata da anni e ritenuta pericolosa per l’incolumità degli stessi, ma piuttosto il potere che per anni espropria i cittadini, per incuria, delle strutture che potrebbero migliorarne la vita”.

Il post pubblicato dallo scrittore Roberto Saviano su Facebook

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Fonte : Fanpage