Ucraina: aiuto di Pechino alla Russia minaccia i giganti cinesi dell’hi-tech

Svendita di titoli in Borsa per timori di rappresaglie degli Stati Uniti nel caso di aiuto cinese a Mosca. Il monito del consigliere Usa per la Sicurezza nazionale. Yang Jiechi: “La situazione in Ucraina è arrivata a un punto che la Cina non vuole vedere”. Cinesi in modalità “controllo dei danni”.

Pechino (AsiaNews) – L’invasione russa dell’Ucraina pesa sulle fortune delle compagnie hi-tech cinesi, che assistono alla massiccia svendita dei propri titoli di Borsa. A questo trend contribuiscono i timori per la possibile estensione delle sanzioni occidentali contro Mosca ai governi che aiutano il Cremlino nella guerra.

Ieri in un incontro a Roma con Yang Yechi, membro del Politburo e primo responsabile della diplomazia cinese, il consigliere Usa per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan ha avvertito che ci saranno “significative conseguenze” per la Cina se soccorrerà militarmente o in altro modo la Russia. Mosca e Pechino hanno respinto le accuse statunitensi secondo cui il Cremlino avrebbe chiesto sostegno militare e finanziario al governo cinese, che si sarebbe dimostrato disponibile.

Oltre ai rischi geopolitici per il conflitto in Ucraina, sulle quotazioni degli “unicorni” hi-tech cinesi pesa la stretta anti-monopolistica decisa dal governo, che solo lo scorso anno ha fatto perdere loro più di 900 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Al quadro si aggiungono la nuova crisi del Covid-19 in Cina e i continui rischi di “delisting” (esclusione) delle aziende quotate cinesi da Wall Street.

Come sottolineato dal South China Morning Post, da inizio anno le 30 principali compagnie tecnologiche cinesi hanno perso circa 419 miliardi di euro di quotazione in Borsa. Tra i più colpiti vi sono i giganti Alibaba, Tencent, JD.com e Meituan, che hanno appena visto le proprie azioni declassate dalla banca Usa JPMorgan Chase al livello “non investibili”.

Un sostegno, anche indiretto, al blitz armato della Russia contro l’Ucraina rischia di costare caro a Pechino. Almeno a parole, il governo cinese appoggia e amplifica la posizione russa sulle colpe della Nato per l’escalation armata in Europa orientale. Nei fatti il gigante asiatico è preso nel mezzo, tra salvaguardare la partnership “tattica” con il Cremlino e confermare il principio internazionale di non interferenza negli affari di uno Stato sovrano come l’Ucraina.

Le preoccupazioni per lo stato della propria economia dovrebbero consigliare a Pechino più cautela nei rapporti con il partner russo. Yang ha detto a Sullivan che “la situazione in Ucraina è arrivata a un punto che la Cina non vuole vedere”. Egli ha aggiunto che il governo cinese è “impegnato a promuovere colloqui di pace” tra le parti in conflitto per raggiungere “risultati concreti il prima possibile”.

La Cina seguirà la propria strada per promuovere colloqui di pace tra russi e ucraini, ha ribadito ieri al telefono il ministro cinese degli Esteri Wang Yi al suo omologo spagnolo Jose Manuel Albares.

Wang ha spiegato che la Cina non è coinvolta nella crisi e non vuole essere colpita dalla sanzioni. Malgrado le denuncie dell’amministrazione Biden di una possibile collusione sino-russa, secondo il dipartimento Usa del Tesoro non ci sono segnali che Pechino stia aiutando Mosca ad aggirare le sanzioni.

I cinesi dicono di voler giocare un “ruolo costruttivo” nella crisi ucraina: in questo momento sembrano più in modalità “controllo dei danni”.

Fonte : Asia