Dalla Russia e poi contro la Russia: il ruolo di Telegram nella guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina sta facendo succedere una cosa strana, oltre a tante cose brutte e drammatiche. La cosa strana è che un’app nata e sviluppata in Russia si sta rivelando un’arma molto efficace proprio contro i russi.

Quell’app è Telegram, e nei giorni scorsi pure il suo creatore, l’imprenditore russo Pavel Durov, aveva invitato gli ucraini a usarla per scambiarsi messaggi, garantendone sicurezza e riservatezza. Non che ce ne fosse bisogno: dall’inizio del conflitto, il numero di persone iscritte ai gruppi che ne parlano è cresciuto di 100 volte al giorno, con alcuni gruppi arrivati a 200mila utenti; ogni giorno nascono decine di gruppi che cercano di organizzare cyberattacchi contro la Russia, con alcuni che hanno anche oltre 250mila iscritti; aumentano anche i gruppi che organizzano raccolte fondi per sostenere l’Ucraina, anche se non tutti sono affidabili e sinceri.

I numeri arrivano dai ricercatori di Check Point Software, una compagnia israeliana attiva nella cybersecurity, che ha diviso la sua analisi in 3 parti: gruppi che esortano i follower ad attacchi informatici contro la Russia; gruppi che raccolgono fondi per sostenere l’Ucraina, spesso di dubbia affidabilità; gruppi che forniscono notizie, vere o false che siano, cercando di scavalcare gli organi di informazione.

L’invito ad attacchi DDoS

Secondo quanto spiegato da Check Point, i (tantissimi) gruppi che sono stati aperti dall’inizio della guerra riuniscono hacker, professionisti dell’information technology e semplici appassionati di tecnologia. Oltre il 20% di questi contiene inviti ad attacchi informatici contro i russi, anche con indicazioni su quali bersagli colpire e consigli su come portarli a termine, usando la tecnica del DDoS (cos’è?) oppure anche gli sms, che come su Italian Tech abbiamo già spiegato, possono trasformarsi in un’arma pericolosa nelle mani dei pirati informatici.

Le (finte) raccolte di denaro

Un altro caso è quello dei gruppi usati per appelli a donare fondi per l’Ucraina e la sua popolazione: secondo Check Point, “molte di queste richieste sono probabilmente false”, ma raggiungono decine di migliaia di persone, in numero crescente dall’inizio dei combattimenti. Al momento, la stima è che circa il 4% di tutti i gruppi presenti su Telegram sia orientato a ottenere donazioni (anche attraverso criptovalute come Bitcoin o Ethereum) per una o l’altra parte del conflitto.

La controinformazione

Infine ci sono i gruppi che fanno informazione alternativa ai canali ufficiali e agli organi di stampa tradizionali, come già accadeva (e ancora accade) per il coronavirus: alcuni sostengono di riportare “notizie inedite e non censurate dalle zone di guerra”, hanno un flusso di aggiornamento costante e anche mostrano filmati che i giornali evitano di diffondere a causa del loro contenuto.

In questi casi, come già in quelli legati alla pandemia, vale la pena ricordare che queste notizie non sempre sono verificate e magari vengono usate per influenzare l’opinione pubblica e convincerla a prendere posizione da una parte o dall’altra.

I consigli di Check Point: come difendersi

Come sempre, insomma, anche qui vale il detto “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”: una delle raccomandazioni degli esperti israeliani di cybersicurezza è proprio quella di informarsi e cercare notizie tramite fonti affidabili.

Non è tutto, perché sarebbe anche meglio ricordarsi di:

  • non cliccare su link che hanno origini sconosciute, perché, soprattutto in questi momenti difficili, malintenzionati potrebbero sfruttare la situazione per cercare di rubare credenziali, dati e altre informazioni personali tramite malware o phishing;

  • fare attenzione alle proposte che si ricevono, perché se un messaggio da un mittente sconosciuto fa una richiesta che sembra strana o sospetta, probabilmente nasconde una trappola;

  • meglio non inviare denaro a persone sconosciute e invece farlo attraverso i siti ufficiali di organizzazioni riconosciute.

Fonte : Repubblica