Il nuovo movimento fondato da Cappato: “Serve l’Ucraina in Europa”

Si è tenuto lo scorso fine settimana a Varsavia il congresso di un nuovo movimento, che riunisce diverse realtà associative e politiche provenienti da tutto il continente. Nasce Eumans, fondato da Marco Cappato, ex europarlamentare e attivista per i diritti civili, promotore della raccolta firme in Italia per i referendum (bocciati dalla Corte costituzionale) per la legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia. Cappato è anche tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna eutanasia legale e ideatore del progetto per le assemblee di cittadini estratti a sorte.

Cappato, adesso anche un nuovo movimento europeo. Per fare cosa?
“Diciamo che i soggetti nei quali sono impegnato, in particolare la Coscioni, hanno un mandato tematico. Eumans è un movimento politico a 360 gradi, che può occuparsi di vari temi e decide di farlo con il metodo della partecipazione civica e popolare, cercando di applicare e rinnovare i metodi stessi della democrazia. Questo è l’aspetto che si aggiunge a quanto già abbiamo fatto in questi anni con la Coscioni e i comitati referendari”. 

Lei è fondatore. Ma poi per portare avanti istanze in un continente servono partnership. Con chi sta lavorando per Eumans?
“A Varsavia sono intervenuti diversi gruppi della società civile europea, anche quella ucraina, come Science For Ukraine; gruppi di diritti civili polacchi; dalla Finlandia c’era Board Member Helsinki Foundation for Human Rights; hanno partecipato le organizzazioni dei giudici che difendono la loro autonomia dal potere politico; c’erano gli antiproibizionisti polacchi, come anche le associazioni che si occupano delle libertà sessuali. Poi Eumans è già dentro una coalizione europea che si occupa della democrazia europea, che è Citizens stackover europe: una rete di decine di organizzazioni in tutta Europa, che seguono la Conferenza per il futuro dell’Europa, proprio per avanzare richieste di riforme. Quindi il progetto paneuropeo di Eumans non può non vivere in collaborazione con le associazioni di tutta Europa”.

Lei ha parlato di rinnovamento e riforme. Quindi l’Europa deve cambiare?
“Innanzi tutto esiste un enorme deficit di democrazia in Europa perché le decisioni principali dipendono da governi nazionali e dalla burocrazia. Le dinamiche politiche sono tutte nazionali e quindi fatte di negoziati tra interessi nazionali. Su tutti i grandi dossier europei, il compromesso si trova fra gli interessi degli stati. Quello che manca è la dimensione del cittadino europeo. Quando definiamo la Polonia come Paese sovranista che viola i diritti umani, per esempio, non dobbiamo dimenticare che in Polonia è pieno di antiproibizionisti e europeisti, come in Italia è pieno i sovranisti. Non possiamo accettare che la politica europea sia ridotta a un confronto fra partiti nazionali e governi nazionali. Va inserita la dimensione civica del cittadino: polacco, italiano e portoghese, che si mettono insieme per perseguire un obiettivo. L’ambizione di Eumans è quella di fare proprio politica con proposte da portare in ambito europeo e nazionale”. 

Come ci si arriva?
Serve attivare e riformare gli strumenti esistenti. Con un’azione individuale come le petizioni al Parlamento europeo o i ricorsi al mediatore. E l’unico strumento collettivo di proposta: l’iniziativa dei cittadini europei, cioè quello strumento che, con un milione di firme da almeno sette Paesi membri, consente di avanzare proposte in Europa. Ecco questi strumenti sono completamente ignorati dalla popolazione. Sono strumenti deboli da conoscere e rafforzare. C’è l’azione diretta che è unirsi attraverso manifestazioni e petizioni attorno a causa specifiche. Poi c’è la proposta non solo di rafforzare le competenze dell’unico organo democraticamente eletto (Parlamento europeo) ma anche creare sedi di discussione e decisione, che siano svincolate dal consenso politico elettorale. Sono le assemblee di cittadini estratti a sorte. Una pratica che sta prendendo piede e che noi vorremmo applicare anche nella dimensione europea”. 

I cittadini estratti a sorte però lei l’aveva lanciata un anno fa insieme alle Sardine e poi non se ne è più parlato. Cos’è successo?
“In Europa si sta rafforzando. La stessa Conferenza sul futuro dell’Europa ha accolto e convocato assemblee di cittadini estratte a sorte e alcune delle proposte arrivate sono tra le più innovative: eutanasia, matrimonio egualitario, corpi di pace europei”. 

Perché in Italia non ci riuscite?
“In Italia stiamo raccogliendo le firme su una legge di iniziativa popolare che si chiama “Cittadini per il clima” che chiede proprio questo. Devo dire che il limite dell’Italia è che siamo rimasti chiusi nel ricatto tra l’antipolitica e la restaurazione. Abbiamo avuto prima Renzi con la rottamazione, poi il M5s, con una spinta distruttiva del sistema politica. Ora che questa spinta si sta esaurendo, invece di innovare, la tentazione di molti è tornare indietro. La decisione della Corte Costituzionale su referendum è un emblema. In Italia sono anni che, con lo spauracchio di Grillo e 5 stelle, si evoca la partecipazione popolare. Ma in realtà il M5s non ha mai organizzato un referendum valido in tutta la sua vita. Da una parte dunque la democrazia diretta come bandiera, dall’altra si è creato una sorta di terrore per la partecipazione popolare, tale da paralizzarla del tutto. Questo è un grande problema perché, l’alternativa fra spinte antipolitiche e di conservazione, sta chiudendo la strada dell’innovazione istituzionale. Ci dicono che vogliamo fare come i grillini, ma non è vero: un tentativo serio di innovazione democratica non è mai stato fatto”. 

Ma, oltre alla partecipazione democratica, cosa manca all’Europa? 
“L’Europa è stata creata come risposta alla seconda guerra mondiale. Già negli anni ’50 non si fu abbastanza rapidi a trasformarla in una unione pienamente federale e democratica, con una unica difesa e una politica estera comune. Perso quello slancio, oggi ne paghiamo il prezzo perché è esattamente quella l’Europa di cui oggi ci sarebbe tanto bisogno. Il problema è: con chi realizzarla? Solo con quegli stessi governi, che non sono stati in grado di vedere il pericolo della Russia di Putin o è necessario che siano coinvolti anche i cittadini?”

La domanda è retorica e il messaggio è chiaro: manca partecipazione dal basso. Ma lei ha parlato anche di un’Europa di burocrati, tra l’altro non è l’unico a pensarla così. Quindi cosa deve essere cambiato, al netto del metodo?
“Sì, ma quello che non dicono gli altri è che sono burocrati, ma al servizio di compromessi fra stati nazionali. Si dà la colpa all’Europa di un limite istituzionale, cioè se non c’è unanimità le grandi decisioni non vengono prese. Qui bisogna sbloccare le decisioni, uscire dalla regola dell’unanimità, implementare il ruolo del Parlamento europeo e innovare i sistemi di partecipazione. Altrimenti, non appena l’emergenza dovesse rientrare, temo che non si avrà la forza di mantenere il dibattito su quello di cui si discute oggi: un piano energetico europeo che ci faccia uscire dalla dipendenza della Russia, una politica di difesa estera e sicurezza comune. Difesa come esercito comune e corpi di pace”. 

Sono le debolezze che secondo lei vede anche Putin e che avrebbero contribuito a convincerlo che sfidare l’Europa fosse una buona idea?
“Ormai lo dicono tutti gli analisti politici. Putin ha sottovalutato la reazione dell’Europa. Ha sottovalutato come un così brutale ricorso alle armi avrebbe scosso i governanti europei da un certo torpore e anche dagli interessi economici perseguiti negli anni con gli oligarchi russi. L’Europa ha dimostrato ancora di avere una possibilità di ritrovare la fiducia nella democrazia, ma non possiamo limitare le speranze in una reazione. Serve una azione permanente verso lo stato di diritto”. 

Per questo uno degli obiettivi di Eumans è l’Ucraina in Europa?
“Certo, tenendo proprio a mente la lezione del passato. Abbiamo allargato l’Ue a molti governi, ma senza dotarci di meccanismi adeguati per far rispettare lo stato di diritto una volta allargata. Entrare è molto difficile, una volta dentro però, non ci sono strumenti sufficienti per imporre il rispetto dei principi democratici. Quindi dire “Ucraina in Eu” è un modo per dare una prospettiva di democrazia in Europa, ma al tempo stesso per chiedere che l’Ue rafforzi gli strumenti per far rispettare la democrazia quando un governo la viola”. 

Ma perché è così importante l’Ucraina in Eu?
“Perché, per tutti i popoli slavi, quindi anche per il popolo russo, ma anche per i popoli arabi e mediorientali, deve essere chiaro che quello che noi, come Europa, vogliamo più di qualunque altra cosa, non è un interesse geopolitico, ma l’affermazione dei diritti fondamentali della popolazione. Allora, di fronte a Putin, che sceglie come nemico assoluto il modello della società aperta, noi dobbiamo avere la forza di dire che l’Europa è fondata su quel modello e, nel momento in cui l’Ucraina rischia di essere spazzata via perché si cercava di aprire ad un modello democratico, è nostro dovere intervenire e considerarla parte dell’Unione Europea”.

Voi eravate anche quelli che professavano la “Turchia in Europa”. Vi siete sbagliati?
Quando 20 anni fa c’era stata la vera occasione di far entrare la Turchia in Europa, fu grande momento di riforme laiche. Poi abbiamo sbattuto la porta in faccia alla Turchia, dove la stragrande maggioranza della popolazione era favorevole all’ingresso in Europa. In questo siamo stati determinanti nell’involuzione di Erdogan, ormai diventato autocrate, che ha trascinato il Paese nella direzione opposta a quella di una democrazia laica. Quindi il fallimento è stato nel non essere riusciti a realizzare quell’obiettivo.

Quindi non fare con l’Ucraina l’errore fatto con la Turchia?
Certo. 

Ma lei adesso lascerà un po’ da parte le questioni nazionali per dedicarsi ai temi europei?
L’ho sempre fatto nella mia vita. A Mosca sono stato anche arrestato nel 2007 per un gay pride. Ritengo sempre di più che la politica non sia nazionale, ma transnazionale. 
 

Fonte : Today