“È ora di fare il tagliando al piano regolatore di Roma. Ecco dove intervenire”

Il piano regolatore, lo scorso febbraio, ha compiuto 14 anni. Non sono pochi per uno strumento di pianificazione così importante. E’ possibile aggiornarlo? La domanda l’abbiamo posta a Roberto Morassut, ex assessore all’urbanistica di Valter Veltroni. Una sorta di “padre spirituale” del nuovo Prg. Ormai, inevitabilmente, non più così nuovo.

Morassut, ritiene sia trascorso un tempo sufficiente per aggiornarlo, oppure la materia urbanistica, necessita di tempi di decantazione maggiori?

La necessità di un tagliando è data fisiologicamente dal trascorrere del tempo ed anche dal fatto che in questi 14 anni la legislazione nazionale si è molto semplificata ed è giusto che il Prg vi si allinei. Bisognerebbe fare un lavoro di disboscamento normativo e semplificazione e non ritengo che sia troppo difficile riuscirvi.

Quali sono gli aspetti su cui interverrebbe?

Sicuramente su alcune parti infrastrutturali. In primo luogo andrei a derubricare il tracciato del sottopasso dell’Appia Antica. Si tratta di un’opera di tanti anni fa, la prima volta inserita nel Prg nel 62 e poi modificata come tracciato nel 2008. L’idea di realizzare un grande tunnel, un collegamento tra Togliatti e il viadotto della Magliana in attraversamento della Newton. Un’opera costosissima già all’epoca complicata per il tracciato, perché non si può immaginare un solo tunnel con delle emersioni nei territori insediati.

Quindi andrebbe rottamata perché troppo costosa o c’è dell’altro?

Noi ci muoviamo in una logica di trasformazione urbana che tende a disincentivare il trasporto privato, a sviluppare gli spostamenti su ferro. Quest’opera quindi comincia a diventare obsoleta. Ragionando nell’ottica di aggiornare il Prg, si può valutare l’opportunità di liberarsene.

Altri interventi che ritiene siano obsoleti?

La tangenziale di San Lorenzo. E’ stata realizzata nel 75 secondo caratteristiche proprie di quegli anni, come l’idea di farla passare tra i palazzi. Ormai è anche fuori dal codice della strada, visto che non ha neppure le corsie di emergenza. In passato la demolizione della tangenziale era stata legata alla necesità di trovare delle alternative per il traffico privato. Ed anche in quel caso era stata valutata l’idea di un grande tunnel, da San Lorenzo all’Arco di Travertino. 

Ed è ancora uno scenario praticabile?

No, oggi dobbiamo approfittare di una grande opera in atto, l’interconnessione del vallo ferroviario del Pigneto con la linea C. Il nodo Pigneto ci permette infatti di avere un’alternativa trasportistica, ma non nel senso del trasporto privato. Il nodo Pigneto aumenta l’offerta di trasporto del ferro, nei flussi da Salario al Centro storico e poi verso l’Ostiense. E’ un’opportunità che si può cogliere per restituire luce ed aria a due quartieri popolari. Una scelta che è degna della filosofia del PNRR, magari da realizzare con opportuni stanziamenti su uno scenario di 10 anni. 

Ma i fondi del Pnrr non sono vincolati alla realizzazione di opere in meno tempo?

Infatti parlavo di filosofia. Sul piano dei costi avevamo fatto un piano di demolizione, all’epoca del Prg, ed il costo per sostenere l’intervento non era elevatissimo. C’è anche un’altra questione, in tema di mobilità, che io andrei a rivedere e riguarda la Pontina.

Cosa farebbe?

In quel caso c’è un progetto che prevede la realizzazione di un corridoio autostradale, la Roma Latina. Ma è un progetto che ha avuto varie vicissitudini e ricorsi e che, stando alla previsione fatta 10 anni fa, dovrebbe costare 3 miliardi. Inizialmente era previsto che l’intervento venisse realizzato con fondi pubblici, ed al riguardo il CIPE aveva stanziato circa 450 milioni (comitato interministeriale per la progettazione economica). L’autostrada, però, doveva essere soprattutto affidata alle risorse dei privati. Ora però la situazione è un po’ cambiata, e si va verso un intervento che dovrebbe essere tutto a carico del pubblico. Ma visto che il quadro è mutato, c’è forse anche più libertà di rivedere tutto, riflettendo sulla possibilità di non fare più una vera e propria autostrada.

Quindi sostiene l’idea di abbandonare il progetto della Roma Latina?

Secondo me costerebbe molto di più di quanto era stato prospettato anni fa. Pertanto io suggerisco un adeguamento ed una messa in sicurezza della Pontina, per renderla più scorrevole, più veloce ma anche più sicura, con illuminazione e corsie d’emergenza. Una sorta di superstrada che costerebbe meno e consentirebbe anche di usare diversamente i fondi stanziati dal CIPE.

Ed in che modo pensa sarebbe meglio utilizzarli?

Invece che essere impiegati per fare un’autostrada, potrebbero essere usati per prolungare la metro B da Rebibbia a Casal Monastero. E’ una soluzione che risponde ad un’esigenza molto avvertita nella periferia. E quindi vorrei porla all’interno del dibattito che si è aperto sul futuro della nostra città.

Fonte : Roma Today