Salvare internet dai venti di guerra

Il 3 marzo 2022 il vice primo ministro dell’Ucraina Mykhailo Fedorov ha chiesto al Ripe Ncc (l’ente che gestisce l’assegnazione dei numeri Ip) di revocare il diritto di usare gli indirizzi IPv4 e IPv6 a tutti i membri russi. Le autorità ucraine richiedevano anche la revoca dei domini .ru e di altri associati alla Russia (dopo aver inviato analogo invito a Icann), il supporto alla revoca dei certificati Ssl associati a quei domini, la disabilitazione dei server root Dns localizzati in Russia. 

Le conseguenze delle richieste ucraine

Se accolte, le richieste ucraine avrebbero causato l’immediata esclusione delle entità russe dall’interconnessione con le altre reti che compongono l’internet globale senza bisogno di provvedimenti speciali o di interventi degli Stati (come invece è accaduto nel caso del  regolamento europeo 350/22 che ha vietato di erogare servizi di broadcasting e di comunicazione elettronica a Russia Today e Sputnik).

In nome della neutralità nella gestione tecnologica delle componenti che fanno funzionare la rete e con motivazioni leggermente diverse per via del ruolo che ciascuno ricopre nell’internet governance mondiale, Ripe Ncc e Icann, non hanno dato seguito alle richieste ucraine (alcune delle quali —quella relativa ai certificati Ssl e ai root Dns russi— del tutto fuori dal controllo dei due enti). 

Nello specifico, Icann e Ripe Ncc hanno evidenziato di non avere autorità per assumere in autonomia i provvedimenti richiesti dal governo ucraino. Questo, per via della natura intrinsecamente decentralizzata dell’internet globale e del modo in cui è strutturata a livello organizzativo la sua governance.

La fiducia come valore etico e necessità tecnologica 

In entrambi i casi la scelta di proteggere l’autonomia della rete dalle interferenze politiche di qualsiasi tipo è motivata dal valore etico fondamentale che ha da sempre caratterizzato lo sviluppo dell’internet: la fiducia. L’internet globale funziona in primo luogo grazie all’affidamento sul fatto che le regole sono uguali per tutti e che non vengono “flesse” per necessità politiche o a sorpresa. Questo risultato è raggiunto innanzi tutto attraverso un processo decisionale esteso a tutti i soggetti interessati: industrie, governi ma anche società civile e comunità di esperti. 

Per quanto riguarda i nomi a dominio, scrive Icann,“le policy concordate a livello globale non prevedono che Icann intraprenda azioni unilaterali per disconnettere i domini come richiesto. […] il sistema non può funzionare sulla base di richieste formulate da un territorio o paese relative a operazioni interne ad un altro territorio o paese. Un simile cambiamento avrebbe effetti devastanti e permanenti sulla fiducia e l’utilità di questo sistema globale.*

Fonte : Wired