Overtourism e consigli per una Pasqua green

L’overtourism – l’eccesso di turismo che tanti danni ha causato prima della pandemia – sta per ritornare in Italia con l’avvicinarsi delle vacanze pasquali. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo entro il 2030 i viaggiatori nel mondo saranno quasi due miliardi: un dato positivo per le macroeconomie dei paesi coinvolti ma devastante per i tessuti urbani dei territori, soprattutto quelli oggetto di massificazione turistica.

È oramai certo, dicono esperti, che l’overtourism contribuisce all’aumento delle temperature globali; in particolare, se le temperature aumentassero nei prossimi due decenni del 2 percento, si assisterebbe a una riduzione del flusso turistico del 15% a causa dello scioglimento delle nevi al nord e l’erosione delle spiagge al sud. Insomma: un eccesso di turismo genererebbe una riduzione futura del turismo stesso. Per questo, la logica – e la logistica – dei nostri viaggi deve cambiare e abbracciare un approccio più sostenibile, intimista e, perché no, meno social.

Oggi il 90% dei viaggiatori frequenta appena il 3% delle destinazioni mondiali: scoprire indirizzi nuovi in mete mainstream o viaggiare verso posti poco conosciuti darebbe una bella mano a “spalmare” i turisti aldilà delle location più note, con vantaggi per tutti: residenti (che a Barcellona sono persino diventati turismofobici), i viaggiatori stessi (che scoprirebbero cose nuove mettendo in moto economie collaterali) e, in ultima analisi, per l’ambiente. I social sono diventati una delle concause principali di overtourism.

Ci sono destinazioni con ecosistemi tanto instagrammabili quanto minacciati dalla presenza massiccia di turisti: Maya Bay in Thailandia, il lago di Braies in Italia, la barriera corallina del Mar Rosso – solo per citarne alcune. Un consiglio per tutti, soprattutto per gli influencer con un forte seguito: non geolocalizzate le riserve marine, terrestri e, in generale, i luoghi a rischio sovraffollamento critico. Un’inchiesta della BBC ha svelato che meno dell’1% di chi prenota un biglietto aereo decide di pagare una somma addizionale – che può variare dai 5 euro per la tratta Londra-Malaga ai 40 per quella Londra-Sidney – utilizzata dalla compagnia per compensare le sue emissioni nocive tramite, ad esempio, la piantumazione di nuovi alberi.

Lufthansa è, ad oggi, uno dei vettori che ha reso più intuitiva la possibilità di controbilanciare l’inquinamento prodotto dal proprio volo. Perché non pensarci? Gli smart workers potrebbero iniziare ad entrare nell’ottica di destagionalizzare le proprie vacanze. Chi ha la fortuna di avere un lavoro flessibile potrebbe rimodulare anche le proprie uscite settimanali: invece della classica gita fuori porta del sabato, perché non svagarsi a metà settimana e spostare le incombenze lavorative nel weekend?

Abbiamo domandato per Affari Italiani ad un esperto del settore alcuni consigli per la prossima Pasqua. Ecco i consigli di Antonio Leggieri, giornalista di viaggio, per organizzare vacanze di Pasqua più green e meno affollate: “Hawaii, Caraibi (tra cui l’isola di Ocean Cay) e Messico (Riviera Maya) sono solo alcune tra le destinazioni che negli ultimi anni hanno vietato l’uso di creme solari contenenti sostanze come ossibenzone e octinoxate, filtri chimici che provocano lo sbiancamento dei coralli e l’acidificazione delle acque. Ovunque scegliamo di fare il bagno, ricordiamoci di proteggerci dal sole solo con creme a base di zinco e titanio, testate non solo sulla pelle, ma anche su coralli, fitoplancton e zooplancton.”

E sottolinea: “Serviranno ancora 20-30 anni prima che sia possibile volare sul lungo raggio a bordo di aerei elettrici di linea. Nel frattempo, se si considerano i grammi di CO2 prodotti per chilometro quadrato/passeggero, gli aerei continueranno ad emettere, in media, 285 grammi di CO2 a persona contro i 104 delle auto e i 14 dei treni. Per dirla in altro modo: un passeggero che vola A/R da Lisbona a New York genera lo stesso livello di emissioni di quello che produce in un anno un cittadino italiano per riscaldare la sua casa. Quando possibile, teniamo i piedi per terra.” Secondo Leggeri infatti le crociere sono causa di overtourism, basti pensare alle fiumane di crocieristi che invadono le mete caraibiche e mediterranee.

Le compagnie hanno preso coscienza negli ultimi anni di queste problematiche proponendo escursioni meno mordi e fuggi su tratte alternative e alimentando le nuove navi con gas naturale liquefatto, un’alimentazione “verde”. Se decidiamo di fare una crociera, scegliamo solo navi tecnologicamente avanzate con piani di sostenibilità chiari. E aggiunge: “ Le recenti tendenze confermano che, pur di non viaggiare da soli, molti millennials si rivolgono a tour operator fondati da nativi digitali che, complice anche la pandemia, scelgono destinazioni molto mainstream: Lapponia, Canarie e Giordania su tutte. Cominciamo a pensare in modo laterale: siamo davvero convinti che una meta più turistica sia migliore di una meno comunicata e visibile sui social? Forse meglio un viaggio in solitaria alla scoperta di posti nuovi che uno di gruppo nei soliti luoghi.”

Leggeri conclude con una considerazione finale, la più difficile di tutte: “con l’avvento dei voli low-cost e di Airbnb le nuove generazioni viaggiano molto di più dei loro padri e nonni. Da una parte questa è una buona notizia; dall’altra, l’eccesso di turismo è deleterio per il nostro pianeta. Cominciamo a entrare in un’ottica meno compulsiva e più intimista: viaggiare meno, viaggiare meglio e con più consapevolezza” .

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Fonte : Affari Italiani