La foresta amazzonica potrebbe essere vicina a un punto di non ritorno

Anche gli allevatori contribuiscono all’indebolimento del paesaggio amazzonico, seppur in modo meno evidente, abbattendo gli alberi ma lasciando intatta parte della foresta. Dal momento che si ritrovano circondati da terreno spoglio, tuttavia,  gli animali rimasti all’interno di quel pezzetto di foresta non osano avventurarsi fuori. Nemmeno gli uccelli rischiano di volare fuori dalla zona. Inoltre, i confini di quella parte di foresta pluviale sono esposti all’aria aperta, e si degradano rapidamente. In teoria, una foresta pluviale dovrebbe rimanere umida, ma in alcune aree i suoi margini esterni cuociono al sole. Col tempo, la vegetazione della foresta pluviale muore, mentre una vegetazione simile a quella della savana si insinua al suo interno.

Questo può  accadere su scala più piccola anche quando la biomassa amazzonica viene abbattuta per costruire strade o linee elettriche. “Gli effetti di quello che succede in una zona disboscata non si limitano a quell’area“, dice l’ecologo tropicale Paulo Brando della University of California, Irvine, che studia l’Amazzonia ma non è stato coinvolto nella nuova ricerca.

Circolo vizioso

Il nuovo studio ha riscontrato come l’Amazzonia perda resilienza quando si scontra con l’attività umana. La ricerca di Brando ha scoperto che circa il diciassette per cento dell’Amazzonia sudorientale, dove la deforestazione è particolarmente acuta, si trova entro cento metri da una di queste aree secche. È un problema enorme, perché l’Amazzonia è una macchina idrologica estremamente sensibile: gli alberi assorbono la pioggia e rilasciano vapore acqueo con la fotosintesi, una quantità di acqua sufficiente a permettere alla foresta  amazzonica di generare autonomamente pioggia. “Nel ciclo dell’acqua l’evapotraspirazione è fondamentale per produrre precipitazioni – spiega Gatti -. L’Amazzonia può immettere nell’aria una quantità paragonabile a quella che il Rio delle Amazzoni scarica nell’oceano. Si tratta di una quantità enorme di vapore acqueo nell’atmosfera“.

Tutta questa acqua atmosferica supplementare va a idratare ogni altro paese del Sud America, ad eccezione del Cile, dove le Ande bloccano l’umidità. Perdere il Rio delle Amazzoni significherebbe inaridire il continente. È un circolo vizioso: la deforestazione comporta la presenza di meno alberi, che significa meno umidità nell’atmosfera, il che equivale a meno pioggia, che si traduce nella morte di più alberi. L’evapotraspirazione, poi, serve anche a raffreddare la foresta – con un funzionamento simile a quello della sudorazione – e senza di essa l’Amazzonia non solo si asciuga, ma si riscalda. “Distruggendo una quota sufficiente di foresta si cambia il clima abbastanza per creare un circolo vizioso che si perpetua – dice Brando –. Penso che ci siano abbastanza elementi per sostenere che alcune parti dell’Amazzonia sono state spinte oltre il limite. È lì che avviene la maggior parte della deforestazione, la maggior parte delle siccità, la maggior parte del riscaldamento e la maggior parte delle perdite di animali“.

Fonte : Wired