A Roma sono morti 10 clochard dall’inizio dell’anno

AGI – Oggi un quarantenne africano, trovato senza vita accanto a una bottiglia di alcol, vicino al Santuario del Divino Amore. Ieri un 44enne polacco, rinvenuto all’interno di una giaciglio fatto di stracci di fronte a un ufficio postale sul litorale di Ostia. Mentre mercoledì sono deceduti un indiano di età compresa tra 30 e 40 anni e un cinquantenne di mezza età dalla cittadinanza non ancora identificata, ritrovati tra piazza della Repubblica e via Giovanni Amendola, a due passi dalla stazione Termini. Negli ultimi quattro giorni a Roma sono morte 4 persone senza fissa dimora.

E dall’inizio dell’anno in città si contano già 10 decessi tra i clochard. Una strage silenziosa, che non si consuma solo in inverno, quando il freddo si fa più duro e accentua una serie di patologie che caratterizzano chi vive in strada e trova ricovero tra giacigli di fortuna e centri di accoglienza, ma prosegue per tutto l’anno.

Le cause del decesso, infatti, spaziano tra ipotermia, malore, incendio del ricovero di fortuna, incidente, annegamento o malattia. Un censimento della marginalità sociale è complesso, non sempre riesce a essere puntuale, l’associazione Nonna Roma su dati Istat stima che nella Capitale vivano quasi 8mila clochard.

Oltre il 60% di queste persone è di nazionalità straniera, si sono trovate a vivere in strada quasi tutte da sole, senza famiglia o affetti. La Federazione italiana Organismi per le persone senza dimora prova a fare un lavoro puntuale di raccolta dati: a Roma nel 2021 sono state trovate morte 34 persone senza casa, un numero in crescita rispetto alle 23 del 2020. In tutta Italia finora il censimento conta 68 decessi nel 2022, 246 nel 2021 e 208 nel 2020.

A inizio anno il Campidoglio aveva ipotizzato di realizzare delle tensostrutture riscaldate e dotate di bagni per fornire un riparo ai senza casa che fosse più dignitoso dei corridoi delle stazioni della metropolitana, che vengono aperte nei giorni più duri dell’emergenza freddo. Era stata avviata la ricerca di alcune location ma l’operazione non si è ancora conclusa. Per ora ci sono i posti letto del Piano freddo, tra strutture comunali e associazioni solidaristiche. 

Molti senza casa gravitano nell’area della stazione Termini, dove sono presenti da decenni l’ostello Caritas e la mensa in via Marsala. Oppure nell’area del Colle Oppio, vicino al Colosseo, dove è attiva un’altra mensa della Caritas. Nell’area di Trastevere è attiva la Comunità di Sant’Egidio con i suoi servizi. In città sono attivi diversi empori sociali e servizi del banco alimentare. L’utenza è in aumento, perchè la pandemia di Covid ha accelerato lo scivolamento verso la povertà di una fetta della popolazione. Nella zona di Termini da questo inverno va avanti una disputa tra le associazioni di solidarietà che si occupano di assistenza ai senza dimora, fornendo pasti caldi, coperte e servizi sanitari, e Grandi stazioni, la società che gestisce i servizi nei principali scali ferroviari.

Alcuni volontari delle associazioni sostengono che i servizi di vigilanza notturna non consentano di distribuire il cibo per questioni di decoro. Altri operatori parlano di acqua gelata che sarebbe stata gettata in terra di fronte all’ingresso della stazione per non far sdraiare chi vuole dormire nell’area. Nelle scorse settimane è stata organizzata anche una manifestazione di solidarietà. Dopo l’ennesimo decesso l’associazione Nonna Roma commenta: “Chiediamo all’assessora al Sociale, Barbara Funari, di valutare di aprire immediatamente le stazioni della metropolitana, allestire delle tensostrutture riscaldate o altri straordinari interventi per evitare altre morti. In questo inverno sono aumentati i posti letto preposti dal Comune ma è sempre più evidente la necessità di un modello di accoglienza permanente e strutturato che modifichi l’approccio emergenziale degli interventi istituzionali sui senza dimora”. 

Fonte : Agi