Chris Cornell, come l’adolescenza difficile segnò per sempre la sua esistenza: “cercò in ogni modo di aiutare i ragazzi”

La scomparsa di Chris Cornell nel 2017 è stato uno degli eventi più tragici e inaspettati nella lunga storia dei maledetti del rock. Un uomo che è sopravvissuto a tutto ma non a sé stesso si toglie la vita in una stanza d’albergo di Detroit la sera del 18 maggio dopo aver appena terminato un concerto del trionfale tour di ritorno della sua band, i Soundgarden, e in un momento di grande creatività e serenità personale. A casa a Miami lo aspetta la moglie Vicky Karayannis con cui è sposato dal 2004, la figlia Toni di 13 anni e il piccolo Christopher Nicholas di 12.

Chris Cornell aveva solo 52 anni ed oltre ad aver rimesso in piedi da dieci anni la band con cui aveva creato il suono grunge della sua città, Seattle e con cui ha venduto oltre 30 milioni di dischi segnando gli anni 90 con album come Superunknown (numero uno in classifica in America nel 1994), aveva raggiunto la piena maturità artistica con l’album solista Higher Truth del 2015 e lo straordinario tour acustico raccontato nell’album Songbook in cui ha messo la sua estensione vocale fuori dal comune al servizio di grandi canzoni, tra cui Imagine di John Lennon e Thank You dei Led Zeppelin. «Dopo tanti anni di carriera, sento di aver trovato la mia vera voce» aveva detto nelle ultime interviste.

Nessuno poteva aspettarsi un gesto così estremo e disperato da parte di una delle rockstar più potenti ed amate dal pubblico del rock americano.

È l’abisso del disagio mentale, di cui Chris Cornell soffriva da anni anche dopo aver superato i problemi di dipendenza nel 2005, e che hanno spinto la moglie Vicky Cornell a impegnarsi sempre di più nel lavoro con la fondazione Chris & Vicky Cornell creata nel 2012 per fornire aiuto e supporto ai giovani in difficoltà e a chi soffre di depressione.

Nel corso degli anni Chris Cornell ha parlato apertamente dei suoi problemi, per dare consigli efficaci alle persone che ha sempre cercato di aiutare: «Si dice sempre che iniziare a fumare erba ti porterà verso le droghe pesanti ma non è vero. Purtroppo essendo figlio di due alcolizzati so che la cosa peggiore è l’alcol, perché ti toglie qualsiasi paura. Le peggiori esperienze con le droghe le ho fatte perché ero ubriaco e non me ne fregava niente». La storia di abusi di Chris Cornell è iniziata prestissimo, ad un’età davvero sconvolgente: «Ho iniziato ad assumere droghe e a bere a 12 anni e ho sviluppato attacchi di panico e agorafobia. Dai 14 ai 16 anni non avevo amici, stavo sempre in casa». Poco dopo scopre la musica, e il successo con i Soundgarden lo lancia verso uno stile di vita ancora più trasgressivo. Persone che conosce bene come Kurt  Cobain, Layne Staley degli Alice in Chains o Shannon Hoon dei Blind Melon «Non vedevo il lato negativo delle cose, che però c’è sempre».

Dal 2005 Chris Cornell aveva sconfitto i suoi demoni, nel 2011 aveva ripreso la vita in tour con i SoundgardenL’unica differenza rispetto a prima è che non ci sono bottiglie di whisky nel backstage, e nessuno si chiede perché. Non ci sono e basta» ha detto nelle interviste) e continuava a condividere la sua storia personale per aiutare gli altri, senza però riuscire a salvare sé stesso: «Nessuno può capire davvero cosa può essere la depressione» ha detto nel 1999, «Però io ho imparato ad usarla come una cosa utile: ogni giorno potrebbe essere quello in cui ti svegli ed è sparita. Perché è così che succede. E quando stai bene e sei felice, ti ricordi della depressione e non cerchi più di rovinare quel momento. Devi solo renderti conto che fa parte del percorso della vita, è una cosa che devi attraversare per superarla».

Fonte : Virgin Radio