Marco Zennaro è tornato in Italia: “La fine di un incubo”

Marco Zennaro, l’imprenditore veneziano trattenuto in stato di detenzione per quasi un anno in Sudan (361 giorni), è rientrato in Italia. L’uomo è atterrato sabato mattina all’aeroporto di Fiumicino con un volo di linea della compagnia aerea Turkish Airlines, proveniente da Istanbul. “Dopo un anno si conclude un incubo: a complicare la situazione il meteo, le tempeste di sabbia. Ora finalmente sono a casa!”, sono state le sue prime parole appena sceso dall’aereo. Zennaro è stato poi contattato telefonicamente dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, in missione in queste ore nella Repubblica del Congo. Insieme all’imprenditore c’è anche il direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina Luigi Vignali, recatosi in questi giorni in Sudan.

“Ringrazio mio figlio per essere sopravvissuto a quei terribili e infernali giorni di detenzione e la mia famiglia per aver trovato in tempi brevi le risorse per far cessare la detenzione”, ha dichiarato Cristiano Zennaro, padre dell’imprenditore in un video postato sui social. “Il mio pensiero – ha proseguito – va anche alle 50mila persone che hanno fatto sentire a Marco con manifestazioni sempre pacifiche la vicinanza dell’intera comunità veneziana”. Zennaro ha criticato quindi le istituzioni italiane, “che incomprensibilmente non hanno voluto risolvere un palese sequestro di persona a scopo di estorsione – ha concluso -. Mi auguro che la Farnesina abbia il pudore di non lasciare retorici comunicati, perché se Marco è uscito lo deve solo ed esclusivamente a se stesso”.

La storia di Marco Zennaro

Marco Zennaro era arrivato in Sudan, a Khartoum, nel mese di marzo del 2021, dove si era recato per risolvere un problema sorto nell’ambito di una vendita di trasformatori elettrici da parte della sua società, la “Zennaro electrical constructions”, all’azienda sudanese Sedec. Quest’ultima dopo l’acquisto aveva giudicato non conformi al contratto i prodotti venduti. All’imprenditore, però, appena giunto in Sudan gli è stato sequestrato il passaporto e gli è stata notificata una denuncia per frode. Zennaro ha quindi trascorso due settimane in albergo, piantonato, poi 50 giorni in una cella del commissariato di Karthoum e poi in carcere in una cella senza letti o materassi, con altri 30 detenuti.

Zennaro sarebbe stato assolto in tre procedimenti penali, ma avrebbe ancora pendente l’appello di una causa civile, nella quale alcuni suoi clienti in Sudan lo avrebbero accusato di avere consegnato una partita di trasformatori difettosi. Ad occuparsi del suo caso è stato, fra gli altri, Luigi Vignali, il direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina che nei giorni scorsi si era recato personalmente in Sudan proprio per seguire gli sviluppi della vicenda, riuscendo alla fine a far rimuovere il cosiddetto “travel ban” che di fatto impediva all’imprenditore di poter fare rientro in Italia.
 

Fonte : Today