Processo Hariri: tribunale speciale Onu condanna in appello il duo di Hezbollah

Ribaltata la sentenza di primo grado in cui sarebbero emersi errori procedurali. I giudici di secondo grado hanno deciso “all’unanimità” contro gli imputati in contumacia Hassan Habib Merhi e Hussein Oneissi. Ricostruito l’uso di una rete di telefoni cellulari per coordinare l’attacco ribattezzata “Green Network”. 

Beirut (AsiaNews) – La sezione di appello del Tribunale speciale per il Libano delle Nazioni Unite (Stl), con base all’Aja, ha ribaltato ieri la sentenza di assoluzione in primo grado, condannando due membri del gruppo sciita Hezbollah per il loro “coinvolgimento diretto” nell’attentato del 14 febbraio 2005. L’esplosione di un’autobomba a Beirut aveva provocato la morte dell’ex primo ministro Rafik Hariri e di altre 21 persone, fra le quali nove guardie del corpo, presenti nell’area al momento della deflagrazione avvenuta in pieno giorno.

La sua morte aveva suscitato profondo cordoglio nel Paese, spingendo decine di migliaia di cittadini in piazza per manifestare e chiedere il ritiro delle truppe siriane presenti da quasi 30 anni nel Paese dei cedri. Su Damasco si sono fin da subito concentrati i sospetti circa i mandanti e la mano che ha armato gli attentatori legati a Hezbollah, mentre il movimento sciita ha sempre respinto ogni addebito accusando Israele e i suoi servizi segreti. 

Per i giudici di appello Onu, in primo grado sono stati commessi errori che hanno influenzato l’iter processuale concluso con l’assoluzione dei due imputati, processati anche ieri in contumacia, ribaltando “con voto unanime” la precedente sentenza. Gli accusati sono riconosciuti colpevoli di cospirazione volta a commettere un atto terroristico, complicità nell’attacco, complicità in omicidio internazionale e di tentato omicidio internazionale. La magistratura ha poi emanato nei confronti di Hassan Habib Merhi e Hussein Oneissi un nuovo mandato di arresto, mentre un terzo uomo del “partito di Dio”, Salim Jamil Ayyash, era già stato stato condannato nel 2020.

Il Tribunale speciale per il Libano è nato nel 2007, a due anni dalla morte di Hariri, in seguito a un accordo di collaborazione fra il governo libanese e le Nazioni Unite ed è stata la prima corte internazionale chiamata a identificare i singoli responsabili di un attentato terroristico. I giudici hanno concentrato le loro indagini su alcuni cittadini libanesi, tutti membri di Hezbollah; tuttavia, in questi anni non sarebbero emerse prove che coinvolgono direttamente i vertici del movimento sciita all’assassinio dell’ex primo ministro sunnita, che secondo diversi esperti si apprestava a riprendere le redini gel governo del Paese. 

I giudici hanno inoltre ricostruito la presenza di una rete di telefoni cellulari, ribattezzata “Green Network”, che sarebbe stata usata dagli attentatori per coordinare gli attacchi. Un quarto imputato, l’alto comandate di Hezbollah Mustafa Badreddine, era imputato nel procedimento ma è stato ucciso in Siria nel 2016. Inoltre, poco dopo gli attentati Merhi e Oneissi hanno curato in prima persona la diffusione di una serie di video falsi, in cui veniva incolpato della morte di Hariri un palestinese che avrebbe agito su mandato di un fantomatico gruppo estremista sunnita, facendo in modo che i filmati fossero recapitati ad al-Jazeera amplificando così la campagna di fake-news. 

Fonte : Asia