Costringono la figlia a fare sesso con il padrino per cibo e soldi

Avrebbero costretto la figlia minorenne a rapporti sessuali con il padrino di cresima per ricavarne cibo e denaro. Succede a Catania, dove i carabinieri hanno arrestato tre persone, i due genitori e il padrino, con l’accusa di concorso in riduzione in schiavitù, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale, sequestro di persona, cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, ricettazione e minaccia a pubblico ufficiale, tutti aggravati. 

Le violenze

L’inizio dei fatti contestati si sarebbe verificato nel 2020, quando la ragazza aveva quindici anni. Dalle intercetazioni è emerso che il padre e la madre della vittima avrebbero esercitato nei confronti della figlia poteri corrispondenti al diritto di proprietà, inducendola con violenza e minacce ad intrattenere una relazione anche sessuale con il suo padrino di cresima per ottenere cibo e denaro in cambio. La ragazza sarebbe stata ripetutamente costretta a stare con il padrino, con cui aveva instaurato una relazione di convivenza anche nelle ore notturne. La ragazza provvedeva, tra l’altro, alla preparazione dei pasti e alle faccende domestiche. In alcune circostanze sarebbe anche emerso che i genitori, oltre a intervenire sulla giovane affinché si riappacificasse con il convivente in caso di litigi, avrebbero anche rimproverato e picchiato la figlia, esortandola a “comportarsi bene”.

I profili del padre e del padrino

Il padrino della minore, già pregiudicato per reati contro la persona, in materia di armi e affidato ai servizi sociali per altra condanna, si sarebbe in un’occasione imposto fisicamente sulla quindicenne costringendola a consumare un rapporto sessuale non consensuale, mentre in un’altra circostanza l’avrebbe costretta a rimanere chiusa in casa, percuotendola, soltanto per essersi ribellata. In passato, il padrino ha ceduto vari quantitativi di marijuana ad un minore e ha detenuto armi clandestine e munizioni, portando in luogo pubblico un fucile a canne mozze e un revolver, trovati e sequestrati durante le indagini.

Il padre della ragazza, gravato da numerosi e importanti precedenti penali anche per reati contro la persona, era stato contattato da un’assistente sociale del comune di residenza per problemi di dispersione scolastica di un’altra figlia di dieci anni (tra l’altro oggetto di interesse sessuale da parte del padrino di sua sorella) e avrebbe risposto con minacce di “fare danni” al pubblico ufficiale per costringerla ad evitare le visite domiciliari.

Fonte : Today