Frodi carburanti: evasa iva per 3 milioni di euro, sospese autorizzazioni a due intermediari

“Operazioni soggettivamente inesistenti” ossia poste in essere realmente ma tra soggetti differenti da quelli indicati sul documento fiscale. In questo modo l’imposta sul valore aggiunto di tale operazioni risultava indetraibile, in quanto facente capo ad operazioni fittizie per le quali mancava il requisito della certezza. Così due società che stoccavano prodotti energetici e carburanti presso depositi fiscali o destinatari registrati (i cosiddetti traders) erano riuscite ad evadere imposte sull’Iva per oltre 3 milioni di euro. Uno stratagemma che ha portato a revocare l’autorizzazione ai due traders con sede a Roma. 

Ma cosa sono gli intermediari? Persone giuridiche o società che stoccano i carburanti in depositi di terzi autorizzati per poi rivendere i prodotti energetici a distributori compiacenti (perlopiù le cosiddette pompe bianche) che, risparmiando sull’Iva non versata dal loro fornitore, riescono a vendere benzina e gasolio a prezzi concorrenziali. Un fenomeno che conoscono bene gli uomini dell’agenzia delle dogane e dei monopoli che hanno scoperto il business degli intermediari “furbetti” ritirando le due licenze. 

In particolare è stato il personale dell’ufficio delle dogane di Roma 1 a provvedere alla sospensione di due autorizzazioni rilasciate a società che intendevano stoccare prodotti energetici presso depositi fiscali o destinatari registrati (“traders”). Al fine di prevenire e contrastare l’evasione fiscale ed i fenomeni fraudolenti nel settore dei  prodotti energetici il legislatore, nella legge di bilancio per l’anno 2018, ha introdotto una serie di obblighi mirati al presidio digitale delle transazioni di filiera.

In particolare è stato disposto l’obbligo di identificare e di autorizzare i soggetti (da qui in poi “traders”) che intendono stoccare prodotti energetici presso depositi fiscali o destinatari registrati. A seguito di tale modifica legislativa i traders che intendono stoccare prodotti energetici presso depositi di terzi, sono tenuti, quindi, a presentare istanza all’ufficio delle dogane competente per territorio per ottenere l’autorizzazione con validità biennale.

Il legislatore inoltre ha altresì disciplinato i casi di diniego e di revoca o sospensione. In particolare è stabilito che “l’autorizzazione è negata ai soggetti nei confronti dei quali siano in corso procedure concorsuali o siano state definite nell’ultimo quinquennio, nonché ai soggetti che abbiano commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura od entità, alle disposizioni che disciplinano l’accisa, l’imposta sul valore aggiunto e i tributi doganali, in relazione alle quali siano state contestate sanzioni amministrative nell’ultimo quinquennio”.

I funzionari Adm, in servizio presso la sezione antifrode e controlli dell’ufficio delle dogane di Roma 1, hanno quindi portato a termine due distinte operazioni che hanno permesso la sospensione di tali autorizzazioni a seguito della constatazione di gravi violazioni sull’imposta sul valore aggiunto poste in essere dalle società, alla normativa. 

L’attività di verifica preventiva, ed il monitoraggio costante degli operatori autorizzati devono essere inserite nel quadro più ampio di contrasto alle frodi nel settore dei prodotti petroliferi posto in essere dall’ufficio delle dogane di Roma 1, controlli che hanno permesso nell’ultimo biennio di bloccare 46 richieste di autorizzazione avanzate da operatori, che, a seguito di attente indagini condotte anche con l’ausilio delle banche dati a disposizioni dell’agenzia, si sono 
rivelati essere privi della minima affidabilità fiscale, e sospendere 6 soggetti, precedentemente autorizzati, per gravi violazioni in materia accise e di imposta sul valore aggiunto.

Dopo mesi di analisi da parte del reparto antifrode ed analisi dei rischi dell’ufficio delle dogane di Roma 1, si è potuto constatare che entrambe le società risultavano sempre in credito con l’imposta sul valore aggiunto in quanto effettuavano una cospicua parte dei loro acquisti da società cosiddette “cartiere”. 

La complessa operazione non solo ha permesso l’interruzione delle attività fraudolente ma ha consentito l’accertamento di imposte evase per oltre 3 milioni di euro.
La procura della repubblica presso il tribunale di Roma è stata informata delle due distinte operazione al fine di procedere per i reati di cui all’articolo 4 del D. Lgs. 74/2000 concernenti la infedele dichiarazione. 
 

Fonte : Roma Today