Antibiotici, rapporto Aifa: nel 2020 in Italia l’uso è diminuito del 18%

In Italia, nel 2020, il consumo complessivo di antibiotici è risultato pari a 17,7 dosi ogni mille abitanti al giorno, con “una forte riduzione rispetto al 2019, quantificata in un -18,2%. Lo ha segnalato il rapporto nazionale “L’uso degli antibiotici in Italia – Anno 2020”, presentato oggi, 10 marzo, dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

Alcuni dati emersi dal rapporto

Alternare più antibiotici può far diminuire il rischio di resistenze

Nel rapporto è emerso come in tutti i mesi del 2020 siano stati segnalati consumi minori rispetto al 2019, con il calo più evidente riscontrato nel periodo aprile-giugno (ovvero quello caratterizzato dal lockdown) e a dicembre, mese nel quale era scattato il blocco degli spostamenti tra le Regioni. Ad usufruirne maggiormente sono stati i bambini tra i 2 ed i 5 anni, fascia anagrafica nella quale circa uno su 3 riceve almeno una prescrizione di antibiotici nel corso dell’anno, insieme a quella degli over 85. Ecco poi altri numeri, sempre relativi al 2020. Circa 3 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici e, mediamente, ogni paziente è risultato in trattamento per circa 14 giorni nel corso dell’anno, con una prevalenza d’uso che è risultata in aumento con l’avanzare dell’età, superando la quota del 50% nella popolazione con più di 85 anni. Come detto, oltre che negli anziani, il consumo di antibiotici è risultato elevato anche tra i più piccoli con il 26,2% della popolazione italiana fino ai 13 anni che ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con una media di 2 confezioni per ogni bambino trattato. Solo dodici mesi prima, nel 2019, tale dato si attestava al 40,9%. La spesa complessiva per questi medicinali, ha rilevato ancora il rapporto dell’Aifa, è risultata in calo (-5,1%), pari a 814 milioni euro e a 13,65 euro pro capite.

Il caso dell’antibiotico “azitromicina”

Tra i casi specifici analizzati dagli esperti quello dell’antibiotico “azitromicina”, utilizzato in particolar modo durante il primo anno della pandemia per i pazienti Covid. Il farmaco ha manifestato un incremento nei consumi proprio nel 2020 e in particolare nel primo semestre, con trend elevati soprattutto per gli acquisti da parte degli ospedali situati nel Nord del Paese, per andare poi a ridursi in seguito. Tanto che, nel primo semestre del 2021, infatti, i consumi hanno registrato secondo l’Aifa “una tendenza in riduzione rispetto allo stesso periodo del 2020”. Nell’ambito dell’assistenza convenzionata proprio l’azitromicina è risultato essere l’unico principio attivo, insieme alla “fosfomicina”, per cui i consumi generali del 2020 non sono diminuiti rispetto all’anno precedente. L’incremento dei consumi di “azitromicina”, ha segnalato ancora il rapporto, “può essere spiegato dal fatto che nelle prime fasi dell’epidemia alcune evidenze ne riportavano l’azione nel modulare la risposta infiammatoria nei pazienti con malattie polmonari infiammatorie”. Comunque, a partire dal 9 aprile 2020, la stessa Aifa aveva stabilito che l’uso di questo antibiotico per indicazioni diverse da quelle registrate dovesse essere considerato “esclusivamente nell’ambito di studi clinici randomizzati e in caso di eventuali sovrapposizioni batteriche”.

Fonte : Sky Tg24