Dall’iPhone SE al Mac Studio: così Apple parla a tutti i suoi utenti

L’evento Peek Performance di Apple, per la prima volta da molto tempo, ha avuto qualcosa da offrire ai professionisti creativi così come agli utenti comuni. Grazie ai suoi chip proprietari, Apple non solo può rispondere meglio alle esigenze di una base utenti molto variegata, ma può anche esplorare nuovi mercati e opportunità per rafforzare proprio quella base o per espandersi verso nuove aree, come il segmento aziendale.

In questa mia analisi mi concentrerò su come Apple si stia deliberatamente rivolgendo alla parte più pragmatica della sua base di utenti con dispositivi che aprono l’accesso a caratteristiche, servizi, app e tutto ciò che l’ecosistema può senza appesantire l’offerta con un eccesso di caratteristiche o prezzi troppo alti.
 

iPhone SE

Partiamo dall’’iPhone SE. L’iPhone SE, il cui annuncio era stato dato per certo dalle indiscrezioni, è il modello di iPhone che Apple non ha bisogno di aggiornare ogni anno, ma che invece l’azienda ha la libertà di mettere semplicemente “in pari”. Questo è l’iPhone che permette ad Apple di rivolgersi agli utenti più pragmatici, nonché il dispositivo che per molti rappresenta l’accesso all’ecosistema Apple. In tanti spesso identificano il valore dell’iPhone SE nel suo fattore di forma compatto. Se questo era vero all’inizio, il mercato potenziale dell’iPhone SE è cresciuto fino ad includere i “late adopter”, cioè coloro che apprezzano un buon equilibrio tra prezzo e caratteristiche. 

Con l’iPhone SE, inoltre, gli utenti di iPhone meno recenti come iPhone 6, 7 o 8 possono ritrovare tecnologie familiari come il touch ID, unite a nuove funzioni a prova di futuro come il 5G o una fotocamera notevolmente migliorata che, pur essendo basata su un singolo obiettivo, può sfruttare il chipset più recente per caratteristiche avanzate come la modalità ritratto. Con un prezzo di 529€, iPhone si posiziona perfettamente nella fascia su cui gli operatori puntano di più per riuscire a traslare gli utenti dall’LTE al 5G.
Contrariamente alla maggior parte dei marchi Android che scelgono di abbassare la prestazione del loro chipset nei telefoni di fascia media per moderare il costo e preservare la batteria, Apple utilizza il suo ultimo chipset nell’iPhone SE, l’A15 Bionic, che permetterà inoltre al telefono di essere aggiornato in futuro con nuove funzionalità software. È interessante notare che, utilizzando l’ultimo chipset, Apple non limita ciò che gli utenti possono nell’accesso ai suoi servizi e alla maggior parte delle applicazioni, mentre molti brand Android sembrano aver deciso che c’è un limite a ciò di cui può aver bisogno l’utente di fascia media. Considerando che quasi tutti i produttori di telefoni Android sono principalmente produttori di hardware più che gestori di un ecosistema come quello Apple, la strategia può anche avere senso. Perché aggiungere costi di produzione per beneficiare chi detiene davvero la piattaforma (cioè Google)? Per Apple invece anche questi utenti rappresentano una ulteriore fonte di monetizzazione per i servizi. 

iPad Air

Anche la nuova linea di iPad Air era stata prevista dai rumor. Quello che forse non avevamo preventivato è che sul nuovo Air arrivasse il chip M1. Apple ha deciso chiaramente di non limitare la potenza dell’M1 alla linea degli iPad Pro, ma di estenderla all’iPad Air per massimizzare il ritorno sull’investimento di chi acquisterà questo modello. M1 è fondamentale per abilitare caratteristiche come Center Stage e un multitasking più fluido, cioè le caratteristiche che migliorano la soddisfazione dell’utente e ne favoriscono la fedeltà al marchio.

Il momento è certamente quello giusto, dato che la categoria dei tablet sembra vivere una rinascita, seppure non così importante come quella del mercato PC. La digitalizzazione dei nostri flussi di lavoro ha spinto la necessità di più dispositivi differenti, alcuni dei quali finiscono per essere dedicati a compiti specifici, dalle videochiamate al consumo di contenuti o al gioco. La domanda di iPad sta andando bene, ed è aumentata soprattutto all’inizio della pandemia. Una linea con un iPad Air aggiornato apre inoltre più opportunità con i lavoratori di prima linea e i segmenti più alti (semi-professionali) in cui serve un ventaglio di funzionalità avanzate. Il prezzo di questo modello limita però inevitabilmente le opportunità commerciali di tutta la famiglia iPad Pro.

Studio Display e Mac Studio

Il prodotto che non tutti si aspettavano di vedere all’evento è il nuovo Studio Display 5K, introdotto insieme al primo Mac con M1 Ultra. Mentre ascoltavo il presentatore elencare le caratteristiche dello Studio Display (27 pollici, 5K, fino a 600 nits di luminosità, sei altoparlanti, un chip A13, array di tre microfoni incorporato) ho cominciato a immaginare fiumi di dollari che si riverseranno nelle casse di Cupertino.
Considerando che l’ultimo display introdotto da Apple nel 2019, il Pro Display XDR, aveva un prezzo di 5K dollari. Mi aspettavo che lo Studio Display finisse nella fascia dei 2500-3000 dollari. Il prezzo di 1599 dollari mi ha sorpreso molto positivamente. Se si pensa alla popolarità che questo nuovo display potrebbe avere fra i tantissimi utenti Mac attuali, si può capire quanto sia fondamentale posizionarlo a questo.
Non solo in funzione del potenziale di vendita, ma anche perché a questo prezzo lo Studio Display può aprire nuove possibilità per prodotti come l’iPad Pro, offrendo la possibilità di ampliarne i casi d’uso. I molti sostengono che Apple preferisca sempre margini e profitti ai volumi per i prodotti professionali. L’Apple Studio Display dimostra che l’azienda sa bene quando applicare l’una o l’altra strategia.

Questo è il primo evento Apple in cui l’azienda ha parlato sia ai propri utenti entry level sia ai professionisti più avanzati. Si è passati dall’iPhone SE, pensato per i più pragmatici che non hanno bisogno dell’iPhone più avanzato, al Mac Studio, destinato al contrario agli utenti più esperti e più esigenti. 

Il ritmo rapidissimo di sviluppo di nuovi chip Apple permette alle funzionalità di discendere a cascata o scalare verso l’alto molto più velocemente, e il marchio è in grado di estendersi da una parte all’altra del mercato senza sembrare mai fuori posto o senza che questa ampiezza lo diluisca in alcun modo. L’ho già detto, ma è bene ripeterlo: man mano che i “services” diventeranno una parte sempre più significativa del fatturato di Apple, vedremo strategie di prezzo che alimenteranno una relazione quasi di co-dipendenza tra hardware e services. Sarà sempre più difficile capire in maniera netta se sarà l’hardware a portare maggior valore al software e ai servizi o viceversa. Il risultato finale sarà in ogni caso una sempre maggiore adesione e fedeltà degli utenti all’ecosistema Apple e ai prodotti del marchio.

Fonte : Repubblica