Il Bjp di Modi vince le elezioni cruciali in Uttar Pradesh

I nazionalisti indù riconfermano il monaco radicale Yogi Adityanath alla guida del più popoloso Stato indiano e si affermano anche in Uttarakhand, Goa e Manipur. Il vescovo di Lucknow mons. Mathias: “Rispettiamo il verdetto ma c’è paura per la sorte delle minoranze. Dimostrino che lo slogan sviluppo per tutti non sono parole vuote”.

Lucknow (AsiaNews) – I nazionalisti indù del premier Narendra Modi escono ampiamente vincitori dall’importante tornata di elezioni locali che in queste settimane ha visto andare al voto cinque Stati indiani. Nello spoglio avvenuto in contemporanea oggi il risultato più atteso era quello dell’Uttar Pradesh, il più popoloso tra gli Stati indiani, decisivo per gli equilibri anche a livello nazionale. A spoglio ancora in corso appare già consolidata la vittoria del capo del governo locale uscente, il monaco radicale Yogi Adityanath, indicato con un possibile erede dello stesso Modi. Noto per le sue durissime posizioni nei confronti dei musulmani, che rappresentano il 20% della popolazione in Uttar Pradesh, Adityanath ha battuto nettamente il suo sfidante Akhilesh Yadav, leader del Samajwadi Party, divenendo il primo chief minister locale a riconfermarsi alla prova del voto dopo 37 anni.

Il Bjp si riconferma alla guida del governo anche nell’Uttarhakhand ed è ampiamente in testa negli Stati di Manipur e Goa. Sconfitta cocente per il partito del Congresso, invece, nel Punjab: sempre più indebolito nel ruolo di antagonista dei nazionalisti indù, viene travolto dall’affermazione dell’Aam Aadmi Party, una forza politica antisistema nata nel 2012 che già guida il governo locale di Delhi.

Dall’Uttar Pradesh mons. Gerald John Mathias, vescovo di Lucknow, commenta ad AsiaNews questi risultati: “Rispettiamo il verdetto degli elettori. Visti i risultati passati del governo, c’è il timore che le minoranze e i cristiani vadano incontro a tempi più duri. Gruppi fondamentalisti potrebbero essere incoraggiati a compiere altri attacchi contro i cristiani. Speriamo che il governo cambi la sua mentalità e il suo modo di governare e che lo slogan del Bjp Sabka Saath Sabka Vikas (“sostegno a tutti, sviluppo per tutti” ndr) non siano solo parole, ma si traduca in realtà. Molti tra i poveri e i dalit sono ancora trascurati. Ci aspettiamo che il governo si prenda cura di tutti, che l’assistenza l’assistenza sanitaria e i problemi degli agricoltori siano affrontati. Poco di concreto, secondo me, è stato fatto. Gli ospedali governativi sono ancora in cattive condizioni, le scuole pubbliche devono essere dotate di buone strutture per i bambini. Un governo dovrebbe guardare a questo e mantenere la pace e l’armonia tra le persone di tutte le fedi e non far nascere la paura tra le comunità di minoranza”.

Vede nubi nere all’orizzonte p. Vineet Vincent Pereira, un prete cattolico dell’Uttar Pradesh che è stato picchiato, arrestato e poi rilasciato a Varanasi: “Le minoranze – sostiene ad AsiaNews – saranno messe all’angolo, e molte chiese di villaggio e servizi di preghiera domestici saranno chiusi.  Solo le chiese stabilite potranno funzionare, ma anche queste saranno monitorate”.

Da parte sua p. Anand Mathew, sacerdote della Società missionaria indiana che ha servito per più di 40 anni a Varanasi ed è oggi direttore della Vishwa Jyoti Communications, solleva infine dubbi sul sistema di voto indiano con le macchinette elettroniche ai seggi utilizzate in diversi turni elettorali. “A parte il Bjp – spiega ad AsiaNews – tutti i partiti sarebbero a favore del voto per corrispondenza. Ma la commissione elettorale controllata dal governo vuole andare avanti con questo sistema, facilmente manipolabile. A Varanasi vi sono state denunce di comportamenti impropri nel trasporto delle macchinette prima dello spoglio, con palesi violazioni delle norme. La democrazia viene uccisa sistematicamente da coloro che sono incaricati di proteggerla.  È uno scenario triste”.

Fonte : Asia