Assalto ai supermercati per scorte di acqua e cibo: la “psicosi da Whatsapp” colpisce ancora

Un combinato disposto micidiale. Una piccola notizia di cronaca locale che racconta più di quel che sembra e che ci insegna, purtroppo, qualcosa su come le voci circolino rapidamente (questione di minuti) anche e soprattutto quando sono inconfermabili, non verificate. Anche e soprattutto quando un fondo di verità c’è. Ancor di più quando le immagini di guerra e di disperazione che arrivano dall’Ucraina suggeriscono un futuro scenario di austerity più o meno stringente all’orizzonte. Ma ieri si è andati oltre: succede tutto, dalla tarda mattinata e nel giro di poche ore, nel nord Sardegna. Ne siamo stati testimoni diretti. 

Sui cellulari mercoledì incomincia a girare (ineffabilmente, chat di gruppo dopo chat di gruppo) un messaggio audio. Anzi due: si parla di uno sciopero ormai certo, sicuro, duro, inevitabile lungo ben 15 giorni degli autotrasportatori. E si parla di supermarket che stanno riempiendo i magazzini a più non posso per fronteggiare l’emergenza. A parlare sono, come sempre in questi casi, persone che “lavorano nel settore”. Cosa che, se anche fosse vera, non significa che tutti abbiano contezza del peso di ciò che dicono e delle conseguenze.

Scatta la psicosi, vari punti vendita di Sassari e non solo assistono a file incomprensibili di clienti che riempiono i carrelli di acqua minerale e altri generi alimentari a più o meno lunga conservazione, svuotando letteralmente gli scaffali. Scene non viste nemmeno nella primavera 2020, quando gli ingressi erano contingentati. C’è anche chi – indifferente ai prezzi ormai da gioielleria – si mette in coda ai distributori di benzina per fare il pieno di carburante. 

Per ora lo sciopero non è nemmeno ufficiale. Ma una parte di verità c’è, c’è sempre; diversi sono però gli strumenti che ciascun cittadino ha per metterli in prospettiva e pesarli. Ruolo che spetta a chi la realtà la racconta per professione. Il ruolo del giornalista sempre più viene by-passato nel modo con cui la maggior parte della popolazione si informa. Quindi basta “un whatsapp” per scatenare il panico. 

Verissimo è che ieri c’è stato un meeting a Tramatza, classico punto di incontro a metà strada tra Cagliari e Sassari, con circa 300 camionisti arrivati da tutta la Sardegna per dire no al caro gasolio, che rende insostenibile il loro lavoro. Lo sciopero sarà in ogni caso volontario: gli organizzatori della riunione si dicono pronti a “paralizzare l’Isola per attirare l’attenzione” sul gasolio che “è ormai arrivato a prezzi stellari”. Col gasolio a 3 euro le imprese chiudono, non ci sono dubbi. L’appello dei camionisti va ascoltato, la politica regionale e nazionale deve attivarsi senza indugio per mettere una toppa a una situazione insostenibile. 

Ma a fare la differenza ieri è stato il tono fastidiosamente colloquiale, beniformato, di chi lanciava l’allarme. L’accento locale dà ancor di più il senso dell’urgenza vicina: “Signori buongiorno, sappiate che da lunedì i camionisti incroceranno le braccia per quindici giorni, quindi organizzatevi perché presto non arriverà più merce da nessuna parte. Fatevi subito la spesa, non è uno scherzo, ma una cosa serissima”. E poi ancora: “Ragazzi, andate a fare rifornimento, comprate soprattutto acqua e pasta perché da lunedì non ne troverete più”. In realtà i responsabili della grande distribuzione interpellati assicurano che non ci sono assolutamente problemi di approvvigionamento. I camionisti che ieri si sono incontrati a Tramatza assicuravano loro stessi che, in fondo, saranno sempre e comunque salvaguardati i prodotti di prima necessità (come acqua, cibo, latte e farmaci). 

Le proteste, ovviamente legittime, ci saranno. Anche a livello locale, con blocchi e modalità tutte da definire. Inoltre sono state annunciate in tutta Italia manifestazioni contro l’aumento del costo del carburante per un giorno 19 marzo. A proclamare lo stop è l’Unatras, l’unione delle associazioni nazionali più rappresentative dell’autotrasporto, in risposta ai mancati segnali del governo sollecitati per contenere gli effetti dovuti agli aumenti di benzina e gasolio e per garantire la prosecuzione delle attività. Ma l’ipotesi che fermeranno completamente per giorni la produzione e i rifornimenti non c’è al momento. Sapere in quanti sciopereranno per giorni e giorni è impossibile. La paura di restare senza cibo offusca il buonsenso. “Non si sa mai”. Tra l’altro, come racconta oggi la Nuova Sardegna, salta fuori che il sedicente camionista campidanese che delineava con leggerezza scenari da carestia non lo conosce nessuno e pure la commessa che “nel supermercato lei ci lavora”, bè, forse in realtà fa un altro lavoro.

La ricetta è sempre la stessa: non inoltrare messaggi audio su WhatsApp senza essere certi, per esperienza o fonte diretta, della loro veridicità. La verosimiglianza non basta. Più che mai in questi tempi incerti. Cerchiamo di fare le persone serie. In primis per rispetto verso i camionisti e per le loro istanze, tanto urgenti quanto complesse: non c’è di mezzo solo il gasolio, bensì le gomme, l’olio per i motori, i pezzi di ricambio, qualsiasi ambito delle loro forniture è stato colpito dall’aumento vertiginoso dei prezzi. Le loro richieste meritano un’attenzione immediata e seria. Non catene su Whatsapp.

Fonte : Today