Il bimbo e la sua scatola in fuga dall’orrore

Immaginate di avere una decina d’anni o poco più. Immaginate di essere nella vostra stanza, al sicuro, mentre mamma guarda la tv e papà è al lavoro. Immaginate poi il fragore di una bomba, il silenzio sordo infranto dalle grida, dalla polvere e dalla paura. Immaginate infine di dover scappare in preda al panico, di avere soltanto qualche istante per scegliere e prendere il necessario, prima di abbandonare quella che fino a ieri era casa e che domani potrebbe non esistere più. 

Vezzo, o forse cruccio dei romantici, quello di cercare di mettersi nei panni degli altri, per capire cosa stiano provando, per provare ad intuire le loro storie, nel tentativo spesso vano di carpire i loro sentimenti. È il caso di questo bambino ucraino, immortalato a Cracovia, in Polonia, dopo essere scappato da Kiev, la capitale sotto attacco da parte delle forze armate russe. Con sé ha soltanto una scatola di scarpe, una casa di fortuna per il suo uccellino. Di lui sappiamo poco e niente, conosciamo soltanto il suo viaggio in fuga dall’orrore e l’unica frase dal giornalista Max Boogaard, che ha postato l’immagine su Twitter: “Aveva a malapena l’energia per dirci da dove veniva”. 

Un’immagine semplice eppure così carica di significato da non lasciare indifferente anche il più gelido dei cuori. Di questo bambino possiamo soltanto intuire la storia, possiamo provare a immaginare cosa voglia dire scappare da casa perché la morte piove dal cielo, cosa significhi abbandonare tutto e partire verso l’ignoto, con tra le mani soltanto una scatola per il suo amico alato.

boogaard-bimbo-foto-trwitter-2

Il suo volto candido, provato e “sporcato” dal duro viaggio, comunica più di mille parole: il freddo patito sulla strada, la tristezza per aver dovuto addio a tutto, la paura per un futuro buio e incerto. I suoi occhi sono stanchi, in apparenza svuotati di quella luce che soltanto gli occhi di un bambino possono avere. Eppure, osservando con maggiore attenzione, un barlume di quella luce la riusciamo ancora a scorgere. C’è speranza in questa foto, c’è la speranza di un bambino, che nel caos della guerra ha salvato il suo pappagallino. Non un gioco o una merendina, o qualsiasi altro oggetto che un bimbo potrebbe scegliere in un momento del genere, ma il suo amico indifeso. 

Possiamo provare ad entrare nei panni di questo bambino, ma le nostre saranno solo ipotesi. In realtà non sappiamo nulla. Non sappiamo se ha ancora una mamma e un papà, non sappiamo se un giorno potrà tornare a casa. Di lui non sappiamo nulla, eppure con la sua scatola e il suo coraggio, ci ha dimostrato il significato della parola speranza. 

Fonte : Today