La Protezione Civile e la lezione di Zamberletti

“La mia ambizione è dare al nostro Paese un sistema efficiente e moderno di Protezione Civile cui le altre nazioni guardino con rispetto e ammirazione”. Un uomo come lui, come Giuseppe Zamberletti, non poteva d’altronde che avere grandi ambizioni. Un geniale sognatore con i piedi ben piantati per terra, le cui ambizioni erano sostenute dalle intuizioni e da una risoluta concretezza.

Da una sua intuizione nacque, quaranta anni fa, il Dipartimento della Protezione Civile, un modello unico al mondo che vede lavorare fianco a fianco uomini e donne operativi, di scienza e del volontariato. Non c’è emergenza in cui il nostro padre fondatore non abbia messo a disposizione di tutti noi la sua visione, i suoi consigli, il suo conforto, ed è anche per questo che, a tre anni dalla sua scomparsa, tutti noi continuiamo a sentirne forte la mancanza. Sicuramente manca a me, che ero solito cercarlo nei momenti più difficili, come quella drammatica notte del 2016 in cui un violento terremoto sconquassò il Centro Italia: una delle prime telefonate che feci fu proprio a lui, a chi aveva avuto il difficile compito di gestire i soccorsi durante il terremoto del Friuli, prima, e dell’Irpinia, poi. Quella notte, come sempre, mi rispose mettendo a disposizione mia e del Paese il suo prezioso bagaglio di conoscenze e di esperienza. Qualche tempo dopo, volle venire nei luoghi colpiti dal sisma, aveva già 83 anni ma girò per un giorno intero tra Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto e Accumoli, poi a Rieti per visitare la Di.Coma.C., la grande sala operativa da dove coordinavamo i soccorsi. Sigaretta in mano, sguardo vispo e curioso, tenacia invidiabile: era instancabile e per ognuno di noi aveva una domanda e un incoraggiamento.

Ma di lui voglio ricordare soprattutto la lungimiranza, la consapevolezza che il Servizio Nazionale della Protezione Civile poteva restare efficiente solo adattandosi ai cambiamenti del Paese. Per questo ci è stato accanto anche durante la scrittura del nuovo Codice che riorganizzava la 225/92, la “sua” legge, anteponendo ancora una volta il bene del Paese e del Servizio Nazionale al suo amor proprio. E questa è la promessa che posso fargli oggi: continueremo a lavorare ogni giorno affinché il nostro sistema resti efficiente, al passo coi tempi e guardato con ammirazione e rispetto dal resto del mondo.

Fabrizio Curcio
Capo Dipartimento della Protezione Civile

Lettera pubblicata dal “Corriere della Sera” il 26 gennaio 2022

Fonte : Protezione Civile