Diritti delle donne, attivisti: via la moglie di Xi Jinping dall’Unesco

Peng Liyuan è “inviata speciale per la promozione dell’educazione delle ragazze e delle donne” dell’agenzia Onu. Gruppo umanitario l’accusa di non essersi espressa sulla vicenda della cinese trovata incatenata in una zona rurale. La sproporzione tra popolazione maschile e femminile in Cina porta al traffico di donne per scopi sessuali.

Pechino (AsiaNews) – Un gruppo di attivisti e difensori dei diritti delle donne ha inviato all’Unesco una lettera in cui chiede che Peng Liyuan, moglie del presidente cinese Xi Jinping, sia rimossa dal suo incarico di “inviata speciale per la promozione dell’educazione delle ragazze e delle donne”. L’accusa nei suoi confonti è di non essersi espressa sulla vicenda della donna cinese trovata incatenata in una capanna nella Cina centrale, che si pensa sia vittima della tratta di esseri umani.

Hanno firmato il documento più di 400 “persone che hanno a cuore i diritti e il benessere di donne e ragazze”, tra cui Jing Zhang, fondatrice di Women’s Rights in China, John Churchill di Democracy China Media e gli intellettuali Chen Guangcheng, Teng Biao, Bob Fu, Ann Lau e Zhou Fengsuo.

Il mese scorso ha suscitato scalpore e indignazione il video di una donna tenuta legata per il collo con una catena a Xuzhou (Jiangsu). Nel filmato la vittima indossa abiti leggeri in pieno inverno e viene trattenuta in una squallida capanna senza porta. Secondo le prime ricostruzioni avrebbe dato alla luce otto figli.

Il Partito comunista cinese (Pcc) ha rilasciato diverse dichiarazioni contraddittorie riguardo alla donna, inclusa l’affermazione che soffrirebbe di malattie mentali, generando speculazioni e scetticismo nei cittadini cinesi.

“La situazione di questa donna abbandonata è straziante e solleva una serie di domande cruciali. Qual è la sua vera identità? È vittima del traffico di esseri umani? Come le è stato permesso di avere otto figli? I bambini hanno tutti lo stesso padre o più padri? Perché le autorità del suo villaggio non l’hanno protetta? Che importanza ha il fatto che possa soffrire di una malattia mentale? Questo giustificherebbe in qualche modo la prigionia e il lasciarla con pochi vestiti in una capanna non riscaldata e all’aperto? Dove si trova ora? Lei e i suoi figli sono al sicuro?”, ha chiesto Reggie Littlejohn, attrice e presidente di Women’s Rights Without Frontiers e firmataria della lettera all’Unesco. “Perché non abbiamo sentito Peng Liyuan esprimersi su questa donna incatenata o sull’esplosione della schiavitù sessuale in Cina? La signora Peng ha davvero a cuore le donne e le ragazze? La invitiamo a dimettersi. Altrimenti l’Unesco dovrebbe rimuoverla”, ha aggiunto Littlejohn.

La politica del figlio unico, entrata ufficialmente in vigore nel 1979 e abolita nel 2013, unita alla preferenza per i figli maschi, ha spinto migliaia di famiglie cinesi ad abortire le figlie femmine o ad abbandonarle. La sproporzione tra la popolazione maschile e femminile “sta portando alla schiavitù sessuale in Cina e nei Paesi limitrofi”, ha spiegato Littlejohn, secondo cui oggi ci sono “dai 30 ai 40 milioni di uomini cinesi in più rispetto alle donne”.

Secondo un rapporto sulla tratta di esseri umani del Dipartimento di Stato Usa, la politica del governo cinese “non soddisfa pienamente gli standard minimi per l’eliminazione del traffico di esseri umani” e le autorità di Pechino “non fanno sforzi significativi” sulla questione. 

“Nonostante le continue denunce nei confronti dei funzionari delle Forze dell’ordine che beneficiano, permettono o facilitano direttamente il traffico sessuale e il lavoro forzato – ha concluso Littlejohn – il governo non ha avviato alcuna indagine, azione penale o condanna verso questo persone presumibilmente coinvolte nel crimine”.

Fonte : Asia