“C’era una volta il crimine” con Giallini e Morelli: una commedia che fa (solo) ridere

Dopo “Non ci resta che il crimine” e “Ritorno al Crimine”, Massimiliano Bruno dirige il terzo capitolo della “saga” comica. Tornano Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi, lo stesso Bruno, Giulia Bevilacqua ed Edoardo Leo. Nelle parole del regista questo terzo capitolo è il più maturo dei tre e non solo per la tematica trattata, ma anche per la – desiderata- evoluzione dei personaggi. La commedia raccontata nel film è semplice e si nutre delle solite gag basate su fraintendimenti, battute di bassa qualità e viene veicolata soprattutto dai personaggi di Giallini – impeccabile come sempre – e un sorprendente Giampaolo Morelli che si aggiunge al gruppo. 

Il film si propone, come i suoi predecessori, di sfruttare il tema del viaggio nel tempo in cui però i personaggi non si smentiscono mai. Infatti creano situazioni macchiettistiche e compiono improbabili imprese sia nel presente che nel passato. La tematica del viaggio nel tempo è un filone narrativo profondamente interessante e ha dei titoli diventati cult che ne parlano. In questo film invece è solo l’innesco della narrazione e tutti gli aspetti – compreso uno che è focale all’interno della trama di questo capitolo – non vengono accennati. Tra siparietti comici, battute e improbabili citazioni al grande cinema, la pellicola fa divertire e prova ad aggiungere un po’ di dramma all’equazione.

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“C’era una volta il crimine”, la trama

Nel presente, Moreno (Marco Giallini), Giuseppe (Gianmarco Tognazzi), Gianfranco (Massimiliano Bruno) e Lorella (Giulia Bevilacqua) decidono di mettere in atto un nuovo furto esemplare: rubare la Gioconda. Decidono di sottrarla alle mani dei Nazisti dirigendosi quindi nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver rimandato Renatino (Edoardo Leo) nel 1982 la banda ha bisogno di un nuovo componente. È così che si aggiunge Claudio (Giampaolo Morelli) cugino di Lorella. La sua scelta non è casuale. L’uomo è infatti laureato in scienze storiche e le sue conoscenze sono fondamentali per far si che il gruppo si integri e passi inosservato come membri delle SS tedesche.

Arrivano così nel 1943 alla vigilia dell’Armistizio  I tre riescono a rubare la Gioconda da un castello francese, ma durante la sosta in una locanda si tradiscono e i tedeschi li considerano spie italiane. Su suggerimento di Moreno i tre vanno a Camogli dove si aprirà il portale per tornare nel presente. Qui (casualmente) vive la nonna dell’uomo, Anita (Carolina Crescentini). Quest’ultima, convinta dai tre che le dicono di essere amici del marito conosciuto in Russia, li ospita. Qui Moreno trova anche sua madre, ancora una bambina. Durante la notte però un gruppo di soldati fa irruzione in casa proprio alla ricerca dei tre. Scappando la bambina si nasconde nella macchina dei tedeschi che ignari la portano con loro. Inizia quindi un’avventura rocambolesca e ricca di siparietti per i quattro, di cui non vi anticipiamo altro. Qui sotto il trailer. 

Una commedia che fa “solo” ridere

Il punto centrale della pellicola è ovviamente la sua comicità. Se alcune battute funzionano, la maggior parte è basata su banali giochi di parole o su esagerazioni che snaturano la situazioni. In questo si aggiunge un riferimento (improbabile) all’Apocalypse Now di Coppola e alla performance di Marlon Brando, e un esilarante partita a carte con il futuro Sandro Pertini. Nonostante questa ironia che a volte scivola, il film riesce ad avere anche un tono più serio e profondo per la sua ambientazione. La Seconda Guerra Mondiale e l’incubo dei Tedeschi permette, come voleva il regista, ai personaggi di evolvere. La coppia composta da Marco Giallini e Giampaolo Morelli è il magnete che attrae le dinamiche comiche di tutto il film. Uomini agli antipodi hanno in comune quell’impulso associato rispettivamente alla romanità e la napoletanità, che è la chiave della loro comicità. Sono proprio i personaggi di Moreno e Claudio che attraversano il cambiamento più significativo; si lasciano dietro l’opportunismo e l’egoismo in nome di ciò che è giusto. C’è anche una motivazione personale che guida uno dei protagonisti e questo lo rende più empatico. La sceneggiatura appare tutto sommato solida con gli eventi principali discretamente delineati. Non mancano tuttavia alcune sviste legate alla coerenza narrativa e la credibilità degli eventi. 

Peccato per i ruoli, un po’ marginali, dei personaggi femminili. La Lorella di Giulia Bevilacqua lavora dietro le quinte per aprire e chiudere portali, mentre l’Anita (di apparente ispirazione garibaldina) di Carolina Crescentini incarna il desiderio e la forza di una madre che cerca di riprendersi sua figlia. Non può farlo però da sola e viene messa in ombra dai tre protagonisti con cui condivide sì la scena, ma non da pari. Nel complesso C’era una volta il crimine si configura a tutti gli effetti come il film migliore della trilogia; c’è maggiore complessità nelle vicende che innescano a loro volta maggiore profondità nei personaggi. Questi che come sempre lavorano in gruppo e si salvano a vicenda. Poteva funzionare meglio con una comicità meno banale, ma se il suo scopo era far distrarre per un’ora e mezza senza pensare troppo, allora ci è riuscito. 

Voto: 6,5

Fonte : Today