Hotel Transylvania: uno scambio mostruoso, com’è il Drac umano?

Dopo il terzo capitolo – esilissimo dal punto di vista narrativo – sembrava che Hotel Transylvania avesse esaurito la propria vena comica e soprattutto… gli argomenti. Con il quarto atto, Hotel Transylvania: Uno scambio mostruoso (in originale Transformania), disponibile dal 14 gennaio su Amazon Prime Video, Genndy Tartakovsky adotta un valido espediente per restituire l’originale effervescenza alla saga animata. Drac, dopo secoli di ostilità, si è finalmente riappacificato con la razza umana: ha smesso di crogiolarsi nel lutto per l’amata consorte (la mamma di Mavis) ha accettato il compagno umano della figlia (il perennemente entusiasta Johnny), ha un nipotino per metà umano e una partner mortale. È ora di godersi la pensione, lasciando la gestione dell’albergo per mostri alla figlia e al genero. I piani vanno a monte quando una creazione dello scienziato pazzo Van Helsing trasforma in mostro Johnny e in umani Drac e la sua combriccola. 

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Uno scambio mostruoso trasforma l’hotel in un checkpoint di criceti-kaiju, draghi svolazzanti e zombie redivivi, sfruttando tutte le occasioni offerte dall’espediente narrativo per generare dosi industriali di comicità slapstick e situazioni surreali che vedono il disgraziato vampiro provare sulla propria pelle – letteralmente – i disagi della caducità dei comuni mortali. Il Drac divorato dai piranha e dalle zanzare, un po’ calvo e con la pancetta, alla mercé delle intemperie e dei ritmi circadiani regala le scene migliori, ma anche Frank in versione Zoolander e gli altri amici fedeli dell’antico vampiro in versione umana generano situazioni assurde e ridicole come non se ne vedevano dal primo capitolo. Funziona un po’ meno il Johnny mostro, asservito all’immancabile parentesi morale che insegna il confronto e l’accettazione dell’Altro. Sempre più defilata l’adorabile Mavis, perché è papà Drac a tornare grande protagonista. In originale il suo personaggio non ha più la voce di Adam Sandler, al suo posto, Brian Hull, che fa quello che può per sopperire a un tangibile mancanza. 

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Drac è uno dei personaggi dell’animazione americana più memorabili del decennio, merito del geniale stile di animazione del Genndy Tartatovsky di Samurai Jack. Il character design allungato e sinuoso, e soprattutto i movimenti impossibili e quasi liquidi di questa creatura soprannaturale fanno di Drac un personaggio che abbatte con il proprio corpo le barriere della fiisca. La sua trasformazione per più di metà del tempo filmico in umano ci priva delle sue movenze “invertebrate”, dei suoi manierismi e dei suoi tic, ed è un tremendo peccato. Per il resto Transformania mantiene le caratteristiche che ne hanno decretato il successo: l’inconfondibile iconografia, l’allegra coralità, i comprimari pieni di idiosincrasie (ancora doppiati, in inglese, da Andy Samberg, Steve Buscemi, Fran “La tata” Drescher). Torna Ericka, personaggio della avventuriera nipote di Van Helsing introdotta nel terzo capitolo, ma in misura lievemente meno molesta. 

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Probabilmente con questo quarto capitolo la saga ha davvero dato fondo alla storia, alle battute innocue e tenere, a quello che i protagonisti avevano da dire e agli esperimenti di Tartakovsky sui limiti dell’animazione. Che abbia spremuto o meno l’ultima goccia di sangue dai suoi personaggi, questo ultimo capitolo dall’aria tardivamente natalizia è un buon commiato.

Fonte : Wired