La maxi frode fiscale: evadono imposte con commercialisti compiacenti, sequestrati beni per 35milioni di euro

Evadevano le imposte con commercialisti compiacenti. Una maxi frode fiscale in cui a farne le spese, oltre allo Stato, sono stati anche circa 1000 lavoratori di alcune cooperative a cui veniva pagato il salario ma non i contributi, che invece risultavano versati in busta paga. A mettere fine al sistema i finanzieri del Comando Provinciale di Roma che hanno eseguito una ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali, emessa dal GIP del Tribunale di Velletri, nei confronti di 40 soggetti. Sequestrati beni per un valore di oltre 35 milioni di euro. Per dieci di loro sono state notificate delle misure cautelari personali reali (2 in carcere, 1 agli arresti domiciliari, 4 obblighi di firma e 3 provvedimenti interditivi) per le ipotesi di reato di associazione per delinquere, emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, riciclaggio e auto-riciclaggio.

Il provvedimento costituisce l’epilogo di indagini avviate nel 2019 dalla Compagnia di Nettuno e coordinate dal II Gruppo di Roma, da cui è emersa l’attività illecita di un imprenditore di Anzio di 42 anni, il quale, grazie a professionisti compiacenti, aveva ideato un pacchetto “chiavi in mano” che ha permesso a diverse società della zona di evadere le imposte sui redditi, l’Iva, l’Irap e i contributi previdenziali.

Gli accertamenti hanno preso le mosse dalla scoperta che alcune imprese – seguite dallo stesso studio di consulenza – avevano presentato le dichiarazioni ai fini dell’Iva con l’indicazione di costi mai sostenuti, al fine di maturare consistenti crediti d’imposta da utilizzare, una volta apposto il visto di conformità, per abbattere altre posizioni debitorie.

I successivi approfondimenti, corroborati dalle risultanze di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di appurare come l’imprenditore – cui erano di fatto riconducibili varie cooperative operanti nel settore dei servizi di facchinaggio – fosse in rapporti di affari con un consulente del lavoro, che, dietro lauto compenso, certificava l’esistenza di crediti in realtà fittizi.

Il sistema fraudolento orchestrato si è rivelato talmente redditizio che i due hanno deciso di allargare lo spettro di azione, incaricando una rete di collaboratori di individuare altre imprese – per un totale di 27 – intenzionate a conseguire indebiti risparmi fiscali e previdenziali.

L’organizzazione aveva addirittura adeguato il proprio modus operandi, all’indomani dell’adozione, da parte del Governo, di specifiche misure finalizzate al contrasto del fenomeno dei falsi crediti Iva, avvalendosi del supporto di un altro commercialista “specializzato” nella creazione di inesistenti crediti tributari derivanti da progetti di ricerca e sviluppo parimenti fittizi.

In questo modo, numerose società, soprattutto dei settori della logistica e delle pulizie, hanno potuto beneficiare di notevoli risparmi ai danni dei lavoratori e delle imprese concorrenti. Tali profitti venivano poi “ripuliti” e reinvestiti nell’acquisto di immobili ed aziende, tra cui due ristoranti, intestati a “teste di legno”, per lo più familiari.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati, ai fini della successiva confisca “per equivalente”, immobili, società, disponibilità finanziarie, gioielli, orologi di pregio e autovetture di lusso per un valore di oltre 35 milioni di euro.

L’attività si inquadra nella più ampia azione svolta dalla Guardia di Finanza di Roma a contrasto dell’economia sommersa e delle frodi fiscali, che alterano le regole del mercato, ledono i diritti dei lavoratori e danneggiano i cittadini e gli imprenditori onesti.
 

Fonte : Roma Today