Il regalo di Natale di Renzi e Calenda per Giuseppe Conte

C’è qualcosa di strano nel comportamento di alcuni leader politici: hanno i loro partiti; ricoprono ruoli istituzionali; ogni qual volta si trovano prossimi alle elezioni, si presentano con un simbolo e le loro liste; hanno anche le loro convention. E poi? Quando si candida il Partito Democratico, sembra che l’unico obiettivo sia quello di dimostrare quantoo possano far male.

Da una parte c’è il senatore e leader di Italia Viva Matteo Renzi. Alle amministrative il suo partito si è presentato contro il Partito Democratico in diverse occasioni. In Parlamento gli eletti renziani ahnno più volte votato insieme al centrodestra, contro la sinistra, della quale però, ci tengono a rimarcarlo, fanno parte. L’ultima Leopolda si è aperta addirittura con Matteo Renzi che, sulla fuoriuscita dei 5 Stelle dalla Rai, prendeva in giro Conte invitando il Cda della tv di Stato a concedere all’ex Premier ameno “Rai Gulp”. 

Poi c’è Carlo Calenda, che alle elezioni comunali romane ha dichiarato guerra ai suoi ex compagni dopo che Letta aveva pensato al nome di Gualtieri come candidato sindaco. E’ saltato sulla sedia quando ha saputo che il Pd voleva lanciare Giuseppe Conte alle elezioni supplettive al collegio della Capitale. “Perché il PD e Enrico Letta non hanno alcuna intenzione di trovare intese neanche in un collegio dove noi siamo la prima lista con il 31%. Da settimane chiedo un confronto senza pregiudiziali. Nessuna risposta. Quello che gli interessa sono sempre e solo i 5S. Peccato”. Così ha detto: “Mi candido io”. Salvo poi fare un passo indietro in favore di Valentina Grippo quando il Presidente 5 Stelle ha passato la mano.

Insomma sembra proprio che Renzi e Calenda facciano di tutto per attirare l’attenzione della sinistra. Ma c’è da chiedersi: perché il Pd, primo in Italia stando ai sondaggi e intento a costruire un’alleanza con la quarta forza del Paese, dovrebbe dialogare con chi se ne è andato e oggi viaggia tra il 2 e il 4 percento delle preferenze? 

Renzi e Calenda così non cavano un ragno dal buco. Reclamano l’attenzione di chi non la vuole e la cercano anche attraverso atteggiamenti populisti, che hanno sempre condannato con fermezza. Renzi dice di non essere con chi denigra e attacca sul personale, ma poi sfotte Conte. Calenda è passato dall’essere l’uomo del fare, che controbatte sempre con numeri e dati, ad essere quello che se ne esce dicendo che “ogni 5S dovrebbe restare fuori da qualsiasi incarico superiore alla vendita di lattine di chinotto allo stadio”. Soprattutto dopo la pandemia, gli italiani hanno dimostrato di apprezzare la politica del pragmatismo incarnata in Mario Draghi. Invece Renzi e Calenda provano a mettere zizzania fra Conte e Letta, sfidandoli sul terreno del populismo. Magari potranno togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ma non andaranno mai oltre 2%. anche perchè un cittadino, perchè mai dovrebbe scegliere il populista finto quando può avere l’originale? 
 

Fonte : Today