Roma-Mourinho, i pro ed i contro di un eventuale divorzio

C’era una volta il rumore dei nemici. Ora c’è quello degli insuccessi, che peraltro sono tutt’altro che “amichevoli”. Perché sebbene José Mourinho non sia finito – ancora – sul banco degli imputati e sappia navigare col mare in burrasca, sebbene i tifosi continuino a sostenere la squadra a prescindere (commoventi nell’incitamento costante per tutto l’arco di una gara, come quella contro l’Inter, con la Roma già k.o. al 40’ del primo tempo), il portoghese resta comunque il tecnico di una formazione che fatica oltremodo a camminare spedita, distante già nove punti da quel quarto posto identificato come traguardo stagionale. E se arrivasse il momento dello “showdown” con la dirigenza giallorossa, sarebbe interessante capire i pro ed i contro di un divorzio che al momento è ipotesi remota, ma comunque resta contemplabile nel ventaglio delle possibilità qualora la situazione continuasse a non volgere per il meglio.

Roma-Mourinho, i “contro” di un eventuale divorzio

Si parla di un vincente. Che ha sempre messo in bacheca trofei, anche nelle annate all’insegna dei conflitti interni allo spogliatoio e delle tensioni all’esterno come a Madrid, anche nelle stagioni inglesi in cui sono arrivati gli esoneri come nella seconda avventura con il Chelsea (che lo ha visto conquistare la Premier e la Coppa di Lega) ed a Manchester, in cui ha comunque portato a casa un’Europa League, un’altra League Cup, e la SuperCoppa d’Inghilterra. E la storia si stava addirittura ripetendo nella sua breve esperienza al Tottenham, portato fino in finale nella Coppa di Lega 2021 prima di essere sollevato dall’incarico. E per gettare le basi di un ciclo, per intraprendere un cammino di crescita e di maturazione, serve un allenatore che sappia svezzare i più giovani, motivare il gruppo e che sappia vincere. Qualità che Mourinho ha dimostrato di avere.

“C’è bisogno di tempo, che è una parola chiave che è stata molto importante quando ho parlato con la proprietà di questo progetto”. Parole e musica di José nel corso della conferenza stampa di presentazione, al suo arrivo a Roma. Ed è per questo che un divorzio significherebbe un grosso passo indietro, una sconfitta per tutti, un rinnegare quello che è stato il patto sottoscritto tra l’allenatore portoghese e la società giallorossa. “Noi parliamo di tempo, di progetto, di lavoro. I titoli non sono parole, come parola è troppo facile da dire” disse Mou. Ed in quest’ottica, quattro mesi sono pochi per buttare a mare una progettualità che merita, quindi, pazienza.

La fortuna, inoltre, non ha senza dubbio aiutato la Roma. Tra infortuni di tipo muscolare e non, positività al Covid ed imprevisti assortiti, Mourinho non ha sicuramente potuto svolgere il suo lavoro con serenità. Aggiungendoci anche più di una decisione arbitrale discutibile, che non ha favorito i giallorossi. Che non possano essere addotte come giustificazioni è ovvio, ma rappresentano comunque attenuanti di cui tener conto nello stilare un ipotetico bilancio provvisorio. Inoltre, andrebbero valutati anche alcuni innesti di mercato che “coprirebbero” eventuali mancanze in organico: motivo in più per concedere ulteriore tempo prima di fare una disamina dei lavoro sin qui portato avanti dall’allenatore.

Roma-Mourinho, i “pro” di un eventuale divorzio

Impietoso il confronto con la stagione passata: otto punti in meno della squadra che era guidata da Fonseca, e quattro sconfitte in più, ed un distacco dal primo posto che dopo sedici giornate è di tredici punti rispetto ai quattro dello scorso anno allo stesso rilevamento. Negli ultimi dieci anni, solo Luis Enrique ottenne un risultato peggiore: nel 2011/2012 aveva conquistato 24 punti, appena uno in meno dello Special One. Senza dimenticare i record negativi personali: il tecnico portoghese non aveva mai incassato sei reti in un unico match (come accaduto nella sfida di Conference League col Bodo) né – come capitato nel match di campionato contro l’Inter – era mai arrivato a fine primo tempo con un passivo di tre gol.

Anche la discutibile gestione del gruppo e della comunicazione sembrano effettivamente segnale di un disagio difficile da sanare. In primis, pensando a quanto accaduto dopo la disgraziata serata norvegese (sconfitta 6-1 col Bodo in Conference) al termine della quale l’allenatore portoghese ha definitivamente messo ai margini del progetto tecnico tutti i presunti responsabili del tracollo (peraltro già utilizzati col contagocce), col risultato di svalutarli o comunque renderli meno appetibili in sede di mercato invernale, salvo poi fare marcia indietro ed essere costretto “obtorto collo” a rispolverarli per ovviare alle defezioni dei titolari. Ed anche nelle dichiarazioni ad effetto, strategicamente volte a distogliere l’attenzione dai risultati, la sensazione è quella di un pallido remake di un film di cui si conoscono a menadito copione e finale: alibi preconfezionati forniti dalle decisioni arbitrali, dagli infortuni e dalle qualità di una rosa inferiori a quelle delle squadre più forti. Con l’aggiunta delle conferenze stampe che ultimamente non prevedono domande.

Infine, Mourinho oltremanica resta ancora uno dei tecnici più vincenti degli ultimi anni di Premier, e può pertanto contare su diversi estimatori. Ed al netto delle dichiarazioni dell’allenatore portoghese, che ha sempre sostenuto di voler onorare il suo contratto triennale nella capitale, l’eventuale corteggiamento dell’Everton (che stando ai rumors britannici penserebbe a lui come sostituto di Benitez) potrebbe aprire in maniera decisa una…crisi di governo nell’ambiente giallorosso. Che potrebbe significare anche accordarsi con Mou per una conclusione (molto) anticipata – con un risparmio non indifferente – del contratto attualmente in essere che permetterebbe a José di tornare in Inghilterra ed alla Roma di cambiare guida tecnica per provare ad invertire la rotta. Fantascienza? Probabilmente sì. Però, al momento, i conti non tornano. E’ domandare troppo che qualcuno entri nel merito e spieghi il perché, o almeno consenta che glielo si chieda senza poi accampare scuse come risposta?

Fonte : Today