Colombo piange l’imprenditore linciato in Pakistan

La brutale uccisione di Priyantha Kumara ha scatenato manifestazioni anche nel suo Paese di origine. L’arcivescovo di Colombo Malcolm Ranjith: “Non c’è momento più tragico al mondo quando gli estremisti uccidono le persone in nome della religione”.

Colombo (AsiaNews) – I resti di Priyantha Kumara, l’imprenditore ucciso nei giorni scorsi a Silkiot, in Pakistan, sono arrivati in Sri Lanka con un volo della Sri Lankan Airlines da Lahore. Ad attenderlo all’aeroporto internazionale di Bandaranaike c’erano la moglie Nilushi e altri membri della famiglia.

L’arcivescovo di Colombo, il card. Malcolm Ranjith, ha espresso il proprio cordoglio e condannato l’omicidio: “I leader di ogni Paese devono lavorare in modo diligente per fermare le orribili atrocità perpetrate con il pretesto della fede”, si legge in una nota scritta del porporato. “Non c’è momento più tragico al mondo quando gli estremisti uccidono le persone in nome della religione per raggiungere i propri obiettivi politici personali. È un insulto a tutte le religioni”.

Shantha Kumara Diyawadana, fratello maggiore di Priyantha, ha parlato del proprio lutto ad AsiaNews: “Mio fratello è stato accusato di blasfemia in modo che i colpevoli possano sfuggire alla legge”, ha dichiarato. “Lui che non è colpevole non è nemmeno tornato tutto intero, ma il suo corpo ci è stato restituito a pezzi. Qualunque cosa io dica o faccia mio fratello se n’è andato”. 

I resti di Priyantha Kumara sono stati portati all’ospedale di Negombo, dove è stata effettuata l’autopsia. Il corpo è stato consegnato poi alla famiglia a cui il card. Ranjith ha fatto visita (v. foto).

Il brutale linciaggio dell’imprenditore ha scatenato proteste in Pakistan e in Sri Lanka. Ieri una decina di gruppi della società civile ha allestito una manifestazione silenziosa davanti all’Alto commissariato (missione diplomatica) del Pakistan a Colombo. I leader delle diverse comunità religiose hanno consegnato una lettera all’ambasciatore pakistano in Sri Lanka sollecitando Islamabad a svolgere un’indagine imparziale. In relazione all’omicidio la polizia del Punjab ha finora arrestato oltre 130 persone.

Diversi membri del clero hanno poi incontrato l’alto commissario pakistano per discutere ulteriormente le relazioni bilaterali tra i due Paesi e proporre un sostegno economico alla famiglia dell’imprenditore. Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato la proposta di donare 2,5 milioni di rupie (quasi 11 milioni di euro) alla moglie e ai figli, riconoscendo il contributo di Kumara come lavoratore migrante in Pakistan, dove ha vissuto e lavorato per 11 anni.

Fonte : Asia