Resident Evil Welcome to Raccoon City, film vs videogiochi: le somiglianze

Come scrivevamo nella nostra recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City, il film di Johannes Roberts non è esente da difetti, eppure quando lo abbiamo visto ci siamo sentiti a casa. Dalle scenografie senz’altro curate ai continui riferimenti alla lore dei videogiochi, il debutto cinematografico di Chris, Jill, Claire e compagni “sapeva” effettivamente di Resident Evil, a differenza delle pellicole firmate da Paul W. S. Anderson. Da bravi fan della serie videoludica abbiamo analizzato le tante differenze e somiglianze col materiale di riferimento, per parlarne assieme a voi e mettere in risalto il buon lavoro svolto su quella che di fatto è una reinterpretazione “compattata” dei primi tre capitoli della serie. Chiaramente se non avete ancora visto Welcome to Raccoon City vi consigliamo di fermarvi qui, perché d’ora in avanti incapperete in pesanti spoiler sui personaggi e gli eventi narrati.

I protagonisti di un film corale

Rispetto ai tre viaggi del brivido originali, che al massimo prevedono incontri fugaci tra i protagonisti, Welcome to Raccoon City narra una storia corale e compatta, che in un’unica soluzione accoglie la fuga da Villa Spencer e la lotta per la vita di Leon e Claire. Questi eventi in sostanza avvengono in contemporanea e confluiscono in un unico finale che riunisce tutti i personaggi principali e non senza sacrificare qualcosa.

Per intenderci, viene dato il giusto spazio agli oscuri esperimenti dell’Umbrella e al lavoro del folle Birkin sul Virus-G, ma al prezzo delle minacciose figure di Nemesis e del Tyrant noto come Mr.X, che risultano completamente assenti al pari di Dario Rosso e Kendo (se volete saperne di più, il nostro speciale sui virus di Resident Evil fa al caso vostro). Detto ciò, gli sceneggiatori sono riusciti a imbastire una reinterpretazione interessante della lore, a partire dall’infanzia di Chris e Claire Redfield. I due volti leggendari dei videogiochi sono stati legati più intimamente alla cittadina degli orrori, perché nel film – alla morte dei genitori – finiscono proprio all’orfanotrofio di Raccoon City. Questo luogo è la facciata felice che nasconde gli esperimenti della compagnia farmaceutica, proprio come in Resident Evil 2 Remake (la nostra recensione di Resident Evil 2 è a portata di click), e addirittura è stato utilizzato dagli addetti ai lavori per introdurre la tragedia di Lisa Trevor.

Nella serie videoludica, la figlia dell’architetto George Trevor – costruttore del maniero di Spencer – viene sottoposta per decenni ad atroci esperimenti e si trasforma in un abominio invulnerabile e privo di ragione. Nel film invece abbiamo ritrovato la figura mostruosa ma con l’anima di una bimba memore dell’amicizia con Claire Redfield, nata nelle buie notti dell’orfanotrofio. È proprio lei ad aiutare la Claire ormai adulta a raggiungere i sotterranei di Villa Spencer, tramite un passaggio segreto situato all’orfanotrofio.

Tornando ai Redfield, il rapporto tra i due personaggi è stato reso a dir poco conflittuale, con Chris rimasto legato a Raccoon City e alla figura paterna di William Birkin, suo tutore dai tempi dell’orfanotrofio, e Claire che – scoperte le macabre attività dell’Umbrella in tenera età – ha lasciato la cittadina verso una vita fatta di solitudine e risentimento nei confronti della compagnia. Date queste pesanti divergenze, che sono del tutto estranee ai giochi di Capcom, i due non si sono parlati per anni, finché Claire non ha fatto ritorno a Raccoon City per avvertire il fratello della sua indagine condotta al fianco di Ben Bertolucci, il reporter che trova la morte tra le mura della centrale di polizia.

La vena di investigatrice della Redfield, che nei giochi si manifesta a seguito degli eventi di Code Veronica durante la sua militanza in TerraSave, è stata sfruttata per riportarla nella cittadina in tempo per gli “eventi chiave” della serie videoludica e presto torneremo a parlarne. Senza soffermarci sui personaggi secondari, concentriamoci ora su Leon, Jill e l’iconico Albert Wesker. Il poliziotto al suo primo giorno di lavoro, che nel film si complica soltanto nella notte, è un personaggio estremamente diverso dal Leon di Resident Evil 2, perché manca di quel coraggio e di quella tempra che hanno reso grande il ragazzone dei videogiochi.

Tutt’altro che esperto nell’uso delle armi, ci è stato presentato come un ragazzo un po’ sbadato e probabilmente avvezzo agli agi di una vita leggera. Al contrario di Claire, il personaggio di Jill non è stato particolarmente approfondito ma il coraggio e la risolutezza della talentuosa agente non ci hanno messo molto a manifestarsi, al pari della sua “inedita” cotta per Albert Wesker.

Ebbene, il protagonista ad aver subito gli stravolgimenti più evidenti (e meno riusciti del pacchetto) è proprio il capitano della S.T.A.R.S, che speriamo possa tornare sui “binari giusti” in un possibile sequel di Welcome to Raccoon City. Serenamente scambiabile per un neo-diplomato appassionato di football americano, il Wesker del grande schermo è il classico amicone da bar con un debole per le belle ragazze ma che al contempo nasconde un oscuro segreto.

Difatti è stato contattato da una non meglio precisata organizzazione, che gli ha chiesto di recuperare i frutti del lavoro di William Birkin nel laboratorio di Villa Spencer. Conscio dell’imminente distruzione della città e dei segreti per sopravvivere all’interno del maniero, Wesker ci si reca al fianco dei suoi compagni ma con la riluttanza di un buono che si appresta a voltar loro le spalle. Siamo insomma ben lontani dal personaggio dei videogiochi, il freddo calcolatore e spietato collega di Birkin che non ha esitato a mandare a morte nel maniero gli uomini e le donne della S.T.A.R.S.

Il disastro biologico e la fuga da Raccoon City: i luoghi e gli eventi del film

Passando agli eventi della pellicola, Claire non raggiunge la città in moto ma si fa dare un passaggio dal camionista di Resident Evil 2. La conseguente scena dell’investimento della donna zombie è davvero simile a quella del remake del 2019 ma sin dalle prime battute il film si muove in maniera un po’ diversa. In primis, l’infezione non viene accelerata dallo scontro tra Birkin e le unità Umbrella ma è il risultato di una contaminazione irreversibile del sistema idrico di Raccoon City.

In ogni caso la compagnia comincia a licenziare il personale non necessario e a organizzare i preparativi per il trasferimento, conscia del fatto che la cittadina del Midwest si stia lentamente trasformando in un inferno. A tal proposito, il film ha dato spazio all’evoluzione della malattia, come mai è avvenuto nei giochi, mostrando le mutazioni fisiche e la progressiva perdita di lucidità degli infetti in favore di un istinto cannibale. Ad esempio, citando direttamente un file del primo capitolo, una donna ormai impazzita scrive le celebri parole “Itchy, Tasty” su di un vetro, per poi tentare di dilaniare Claire Redfield.

A seguito del primo tumultuoso incontro tra i Redfield e l’introduzione di Leon, il film di Johannes Roberts si concentra sul leggendario Raccoon Police Department, che ci è sembrato pressoché identico a quello di Resident Evil 2 Remake. Dalla grande sala centrale, passando per i corridoi in disordine, fino ad arrivare alle stanze operative, le scene al suo interno ci sono sembrate puro Resident Evil, inclusa la sezione ambientata nel garage a base di cani zombie.

A tal proposito, Leon e Claire si incontrano nei pressi dell’armeria della centrale e non all’inizio del film e fanno squadra con un altro personaggio storico: il capo Irons. Tralasciando completamente la passione malata del poliziotto per la tassidermia, Welcome to Raccoon City mostra con chiarezza il marciume e la corruzione di Irons, che fa ritorno dal novellino Kennedy in centrale solo perché gli squadroni dell’Umbrella erano stati incaricati di eliminare chiunque avesse tentato di lasciare la città. Irons comunque non muore per mano di Birkin-G, perché viene brutalmente decapitato all’interno dell’orfanotrofio da un Licker in una scena similissima a quella che introduce il mostro in Resident Evil 2. L’abominio dal cervello esposto tra l’altro è identico a quello del capolavoro del 2019 ed è un peccato che abbia uno screentime molto limitato.

Prima di salutare momentaneamente Leon e Claire, ci teniamo a citare la scena in cui trovano un vecchio filmato su nastro: è proprio quello di Resident Evil Code Veronica, in cui i fratelli Alfred e Alexia Ashford danno sfogo alla loro follia privando una libellula delle ali e abbandonandola all’assalto delle formiche. Identico alla scena del gioco in ogni singolo fotogramma, questo preciso momento ci ha lasciato prima a bocca aperta e poi con un sorriso sul volto. Intanto il team Alpha della S.T.A.R.S. raggiunge Villa Spencer in cerca dell’altra squadra e anche in questo caso non abbiamo potuto far altro che apprezzare la grandiosità del comparto scenografico: dai finestroni decorati, alle carte da parati e al mobilio, la trasposizione cinematografica della villa non avrebbe potuto essere migliore di così.

Apprezzabili anche le chicche al suo interno, si pensi alla “scena dello zombie” – con tanto di primo piano del mostro dal volto scarnificato – o all’enigma del pianoforte, che vede Albert comporre una melodia con lo strumento per sbloccare un passaggio segreto, proprio come Jill nel primo Resident Evil.

Nella parte conclusiva del film – che ben poco mostra del gigantesco laboratorio sotterraneo dei videogiochi – Wesker e Birkin hanno uno scontro a fuoco, perché il dottore non vuole cedergli il frutto delle sue macabre fatiche. Senza addentrarci nei particolari, Albert viene dato per morto (ma a differenza del “canone” non viene eliminato dal Tyrant), mentre Birkin si inietta una dose di Virus-G.

La prima forma del mostro, quella con l’artiglio e il gigantesco bulbo oculare sulla spalla, ricorda molto quella di Resident Evil 2, così come il suo scontro con Claire Redfield. Chris, ormai conscio delle menzogne di Birkin, si riappacifica con la sorella e raggiunge gli altri sul treno per scappare da Raccoon City, in procinto di essere distrutta. A tal proposito non è un’atomica ad annientare la zona, bensì una sorta di gigantesca esplosione sotterranea francamente surreale. In compenso però il confronto finale con Birkin nel vagone del treno è pesantemente ispirato a diversi momenti dei classici. Chiudiamo il discorso con l’immancabile scena post credit, che getta luce sulla mente dietro la missione ombra di Wesker: Ada Wong. Caratterizzata da diverse sfumature di grigio nei videogiochi, la donna in impermeabile potrebbe essere una villain in questo filone cinematografico, così da affiancare il redivivo (e ora dotato di occhiali neri) Albert Wesker.

Fonte : Everyeye