L’estate ai tempi di Instagram, i 10 tormentoni social che ci hanno reso tutti uguali

La grafica di ‘Sunset lover’, brano di Petit Biscuit, che ha spopolato su Instagram nel corso dell’estate

L’omologazione, nei suoi tratti esasperati, è il male. La condivisione compulsiva di ‘Sunset lover’ su Instagram a corredo di una foto del tramonto, è omologazione. Quindi ‘Sunset Lover’ è il diavolo.

Se condividete questo pseudo-sillogismo, possiamo procedere ad analizzare il profilo patologico dell’estate appena trascorsa, che ha rappresentato la rincorsa ad un nuovo conformismo, quello social. Segno che sì, ormai, oltre alla vita reale, è andata delineandosi una vera e propria vita parallela, quella online, quella fatta di immagine. Perché noi non siamo più (solamente) quelli che al mattino si alzano nel B&B di Gallipoli e vanno a fare colazione, siamo diventati anche quelli che – come altre migliaia di persone – fotografano la tazzina di caffè con lo sfondo del mare per comunicare al mondo che sì, anche questa mattina ci siamo svegliati in un posto meraviglioso. Una azione che ormai viviamo come un riflesso, un inquietante riflesso.

I 10 tormentoni dell’estate social, da ‘Sunset Lover’ al Pony gonfiabile

Alzi la mano chi, nel corso di questa estate, ha condiviso almeno una volta tra le proprie Instagram Stories una tra le seguenti opzioni: uno tra i brani ‘Sunset lover’ di Petit Biscuit (appunto), ‘Senorita‘ di Shawn Mendes e Camila Cabello, ‘Calma‘ di Pedro Capó e Farruko, ‘Bad guy’ di Billy Elliot o il demenziale ‘Baby Shark‘; una foto trendy con cavigliera di conchiglie (costa due euro nella vita reale, ma ha un inestimabile valore ‘instagrammabile’) oppure in groppa ad un Pony gonfiabile; uno scatto della prova costume, eventualmente ritoccata e corredata da citazione filosofica che ne giustifichi la pubblicazione (meglio se in inglese, perché pare faccia più figo); un’immagine del piatto di pesce servito al ristorante in riva al mare, oppure del mare stesso, corredato da una qualche frase che racconti il senso di libertà che vi trasmette. 

Perché pubblicare il “lato b” su Instagram è la morte dell’erotismo

Bene. Ora potete abbassare la mano e chiedervi perché lo avete fatto. La risposta è nella vorace ricerca di consenso, di views, di like, in quello specchio di Narciso che i social network ci mettono a disposizione per aumentare la nostra autostima. Peccato che, proprio mentre lo facciamo, stiamo ammettendo le nostre insicurezze. Scrolliamo la pagina delle notifiche alla ricerca di un riconoscimento sociale all’interno di una nuova società virtuale. Con evidente convergenza a conformarci a quanto già visto, perché – anche online – ripetere un’azione vista fare da qualcun altro è più facile che inventarsi qualcosa. E perché, come grida Sean Parker, informatico del team di sviluppo di Facebook, a Mark Zuckerberg nel film ‘The social Network’, “Abbiamo vissuto nelle fattorie, viviamo negli appartamenti, vivremo su Internet”. 

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Fonte : Today