La Famiglia Addams 2 Recensione: in viaggio con il morto, al cinema

La Famiglia Addams 2, film d’animazione diretto da Greg Tiernan (Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia, La Famiglia Addams) e scritto da Dan Hernandez e Benji Samit (che hanno realizzato insieme la sceneggiatura di Pokémon Detective Pikachu) rappresenta il ritorno della stramba famiglia americana in formato cartoonesco, che ovviamente trova ispirazione nei personaggi creati dal celebre Charles Addams. Già il primo lungometraggio del 1991 (qui potete sbirciare dietro le quinte de La Famiglia Addams) era riuscito a riportare piuttosto fedelmente lo spirito del franchise che prossimamente si espanderà anche con una serie Netflix di Tim Burton con protagonista Mercoledì.

Sembra un momento piuttosto prolifico per la saga che si muove sempre a doppio filo tra macabro e ironico, così da strappare un sorriso con riferimenti più o meno velati a capisaldi del genere di riferimento. Questa volta, rispetto al primo capitolo animato che potete riscoprire nella nostra recensione de La Famiglia Addams, i protagonisti sono impegnati in un viaggio allo scopo di riunire a livello affettivo tutti i membri della famiglia, ma, ovviamente, qualcosa va storto e quella che sembra un’avventura di piacere diventa una fuga rocambolesca attraverso gli Stati Uniti d’America.

Il film, nelle sale italiane a partire dal 28 ottobre 2021 con la distribuzione di Eagle Pictures, è stato presentato in anteprima nazionale tra gli eventi speciali della 19esima edizione di Alice nella città, rassegna indipendente e parallela della Festa del Cinema di Roma 2021, dedicata principalmente alle nuove generazioni.

La Famiglia Addams 2: varietà e tradizionalismo

La Famiglia Addams 2 si muove continuamente tra la classica atmosfera horror sepolcrale tipica della saga e un umorismo frizzante, quasi sempre efficace, generato sia dalle gag che da situazioni al limite del ridicolo che i personaggi sono chiamati ad affrontare.

Grande protagonista della pellicola è Mercoledì (doppiata in italiano da Eleonora Gaggero) che ha parecchi dubbi sui suoi natali, non si sente parte del gruppo e si isola più volte. Per questo motivo, Papà Gomez (Pino Insegno) e Mamma Morticia (Eleonora Raffaele) decidono di partire in giro per l’America in compagnia dello Zio Fester, di Pugsley (Luciano Spinelli) e dell’inquietante Lurch, per riconquistare l’affetto dei propri figli girovagando in luoghi che ovviamente evocano morte, esoterismo, magia e soprannaturale. Di per sé, l’idea alla base della storia non è per nulla malvagia e fornisce un’interessante alternativa al contesto del primo film, con maggiore dinamismo, varietà comica e location differenti, per regalare al pubblico una carrellata di scenari diversi dove si può effettivamente divertire al meglio. Ecco che quindi ogni differente luogo porta a delle battute specifiche, situazioni assurde e prove di sopravvivenza per la famiglia che, nonostante sia invitata a vivere avventure sempre inedite, non abbandona mai la propria filosofia di vita macabra e lugubre, in contrasto con le circostanze “normali” che rifugge.

Se però le battute e i momenti paradossali non mancano, a latitare è una forte impronta identitaria nella rappresentazione dei vari luoghi visitati, che non sono ben sfruttati a livello narrativo: in altre parole, se la famiglia si fosse trovata in qualsiasi altro posto, il risultato sarebbe stato più o meno lo stesso. Tale ostacolo si ripercuote anche in sede di regia, dove manca una visione condivisa che impedisca un situazionismo rispecchiato anche dall’incoerenza stilistica della macchina da presa.

Un villain debole e una risoluzione classicissima, ma funzionale

A livello di scrittura il risultato è comunque dignitoso, tenendo conto che l’intero progetto è pensato (prevalentemente) per un pubblico giovane che apprezzerà sicuramente di più le varie scelte adottate in fase di sceneggiatura. Gli adulti faticheranno molto di più a comprendere alcune soluzioni, ma comunque verranno trascinati dall’umorismo contagioso che gli Addams sono soliti portare.

Un punto nevralgico della trama è sicuramente l’antagonista, Cyrus Strange, un professore pazzo con occhiali e pizzetto doppiato in lingua originale da Bill Hader, che non riesce a essere memorabile e a rappresentare una reale minaccia per i nostri protagonisti. La sua costruzione, infatti, è fin troppo macchiettistica e scontata, dall’estetica fino alle motivazioni.

Detto questo, il personaggio funziona come innesto di una serie di riflessioni che La Famiglia Addams 2 porta con orgoglio agli spettatori: in particolare, la ricerca della verità di Mercoledì e il suo sentirsi perennemente fuori posto danno la possibilità al titolo di esplorare tematiche come la diversità, l’importanza della famiglia e anche il valore di essere noi stessi in un mondo che impone determinati standard qualitativi.

Dei messaggi classicissimi, ma affrontati con uno spirito fresco, divertente e soprattutto adatto alle nuove generazioni, senza che ci sia nessuna pesantezza di fondo o una portata contenutistica troppo filosofica. Anche lo stesso finale, per quanto sia estremamente scontato, trasmette un bel messaggio ai più piccoli. Un altro elemento pensato per loro è lo stile d’animazione. Se può effettivamente far storcere il naso ai puristi, riesce nel suo intento, senza troppi effetti a distogliere l’attenzione dai personaggi, con disegni semplici e immediati, per un’estetica generale minimalista e senza fronzoli.

Fonte : Everyeye