Un murale per Paparelli, De Falchi e Sandri. “I fiori sbocciano dove c’è passione, non violenza”

“I fiori sbocciano dove c’è passione, non violenza”. Questo il messaggio che accompagna il murale inaugurato stamattina a Montespaccato che ritrae i volti di Vincenzo Paparelli, Antonio De Falchi e Gabriele Sandri “tre figli di Roma” venuti a mancare in circostanze tragiche per seguire la loro passione calcistica. Taglio del nastro che si è tenuto oggi 28 ottobre, a 41 anni dalla prima delle tre tragedie che portò alla morte di Vincenzo Paparelli, ucciso mentre si trovava allo stadio Olimpico con un razzo lanciato dal settore dei tifosi della Roma. Insieme a lui quel giorno c’era anche il figlio Gabriele, che ha fatto di quel tragico evento una sua missione, al fine di ricordare quanto accaduto e fare in modo che non si ripeta mai più.

Inaugurazione del murale del parco Paparelli di via Cornelia 73 che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Giorgio Sandri, padre di Gabbo e di Gabriele Paparelli appunto. “Andare in quel parco inaugurato all’epoca del Sindaco Veltroni è sempre una forte emozione – le parole del figlio di Vincenzo a RomaToday -. Dopo che hanno imbrattato con le solite scritte vergognose il murale di mio padre ho voluto fortemente dare un segnale importante affinchè quello che è successo a questi tre figli di Roma non sia dimenticato. Una iniziativa importante riuscita grazie a RomaCares e la Fondazione Lazio. Ieri una vittoria importante per le due squadre romane. Oggi una vittoria importante per tutta la città“.

Giornata del 28 ottobre che Gabriele Paparelli non può e non vuole dimenticare: “Anche in questo giorno triste ho ricevuto migliaia di messaggi ed attestati di vicinanza da romanisti e laziali, uniti nel ricordo di papà, di Gabriele ed Antonio. Il papà di Gabbo si è emozionato tantissimo come me. A distanza di anni dalla tragedia che ha colpito prima me e la mia famigllia e poi quelle di questi due ragazzi venuti a mancare troppo presto con ancora tutta la vita davanti è importante non dimenticare. Quanto accaduto mi ha dato la forza di andare avanti di diventare grande, maturare e di ricordare queste tre tragedie e fare in modo che non si ripetano mai più. Come ho sempre detto lo sfottò fra laziali e romanisti è l’anima di questa città, ma quando si degenera con scritte infamanti è giusto dare un forte segnale come questo murale”.

Gabriele Paparelli che, come ogni 28 ottobre, ha ricordato il papà sulla propria pagina Facebook dove sono poi arrivati centinaia di messaggi di vicinanza e ricordo: “Quella mattina mi è rimasta nel cuore la stretta della mia mano che non voleva lasciarti andare. Avevo otto anni ora ne ho cinquanta la striscia d’amore che mi hai lasciato addosso non svanirà mai. Papà“. 

Come scrivono dalla Fondazione SS Lazio, “l’evento, alla presenza di Gabriele Paparelli e delle rappresentanze delle due Fondazioni, chiude il cerchio del percorso iniziato con l’evento UEFA 2020, con una partitella contro la violenza nello sport a piazza del Popolo, e proseguito con la giornata “Sport: capitale di tutti” lo scorso 25 settembre, alla vigilia del derby Lazio – Roma e in occasione della Settimana Europea dello Sport.

In quella splendida giornata, i bambini e i ragazzi della S.S. Lazio Basket in carrozzina giocarono con quelli del calcio integrato giallorossi, quelli della Lazio Hockey su prato ed Atletica colorarono assieme ai coetanei romanisti uno striscione a ricordo del pomeriggio, posizionato dove oggi c’è il murale, come a proteggere il suo arrivo.

A pensarci bene il murale dedicato al ricordo dei tre fiori di Roma, alle loro famiglie e a tutti noi che oggi ci siamo emozionati incrociando gli sguardi dei parenti di Vincenzo e di Giorgio, non è un cerchio che si chiude, ma è un universo che si apre.

“Sono emozionata e orgogliosa di essere qui – le parole della presidente della Fondazione S.S. Lazio 1900  Gabriella Bascelli – insieme ai famigliari di Vincenzo, Antonio e Gabriele e agli amici di Roma Cares, con cui abbiamo creduto fortemente in questo percorso. Specialmente in questa giornata di doloroso ricordo, ci conforta il fatto che insieme e uniti possiamo rendere omaggio ai fiori di Roma, lanciando con forza il messaggio che una partita non vale una vita”.

“Per essere all’altezza del blasone di Roma nel mondo – continua Bascelli – una città inclusiva come da tradizione millenaria e con grande voglia di crescere, stiamo creando una nuova narrazione finalmente matura della rivalità sportiva nella Capitale”. 

[embedded content]

28 ottobre 1979 

Era il 28 ottobre del 1979 e allo Stadio Olimpico si giocava il derby Roma-Lazio. Una domenica di sport che si trasformò invece in una domenica di sangue. La stracittadina doveva ancora cominciare, Vincenzo Paparelli era in Curva Nord con la moglie Vanda ed il figlio Gabriele: in mano un panino, le solite chiacchiere con i vicini. Nel cielo plumbeo che, dopo la pioggia, pian piano si stava rischiarando già due razzi sparati dalla sud avevano compiuto traiettorie zig zag finendo fuori dagli spalti. Il terzo invece percorse tutto il campo, dritto per dritto, colpendo Paparelli in volto. L’uomo cadde a terra in un lago di sangue, la moglie tentò di strappargli il cannello dall’occhio sinistro implorandolo di non morire. Vincenzo Paparelli, meccanico 33enne, fu soccorso ma spirò durante il trasporto verso l’ospedale Santo Spirito. 

4 giugno 1989

Tragedia che portò alla morte di Paparelli a cui ne seguì 10 anni dopo quella che toccò la famiglia di De Falchi di Torre Maura. Era infatti il 4 giugno del 1989 quando Antonio De Falchi morì dopo essere stato aggredito nei pressi della stazione di Milano da quattro ultras milanisti.

11 novembre 2017

Vincenzo Paparelli ed Antonio De Falchi, ma anche Gabriele Sandri, accomunati da un tragico destino. Era la mattina dell’11 novembre del 2017 quando Gabbo, dj della Capitale, tifoso della Lazio e proprietario di un negozio di abbigliamento di famiglia in zona Balduina si trovava con quattro amici sull’A1, diretti a Milano per assistere al match che si sarebbe dovuto giocare fra l’Inter ed la squadra capitolina. I cinque, a bordo di una Renault Mégane, si fermarono all’area di servizio Badia al Pino, in provincia di Arezzo, per attendere l’arrivo di altri amici, provenienienti sempre da Roma. Laziali che entrarono in contatto con alcuni tifosi della Juventus con i tafferugli che attirarono l’attenzione di una pattuglia della Polizia Stradale che si trovava sul lato opposto della carreggiata e che, azionata la sirena, si portò a bordo strada. Mentre il gruppo di amici di Sandri risaliva in auto e si accingeva a ripartire, l’agente Luigi Spaccarotella – stando alla la sua testimonianza, convinto che i quattro stessero fuggendo a seguito di una rapina – scese dall’auto di servizio, prese la mira e da una distanza di circa cinquanta metri esplose due colpi di pistola con uno degli spari che raggiunse l’auto degli amici di Gabbo colpendo al collo Gabriele Sandri. All’arrivo dell’ambulanza per il giovane tifoso laziale non c’era già nulla da fare. Aveva 26 anni.  

Fonte : Roma Today