Eternals è un nuovo capitolo nel cinema Marvel, un film unico tra industria e arte

Grande come sempre, divertente e vivace come sempre, ma per la prima volta pieno di idee visive e di una visione di mondo da cinema d’autore

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Che strano film Eternals. E che bel film. Che film diverso dagli altri di uno studio, la Marvel, che del fare tutti i film alla stessa maniera ha fatto una bandiera, una garanzia di risultato. Invece stavolta Chloé Zhao, regista indipendente e d’autore tra le più interessanti del mondo in questo momento (premio Oscar per Nomadland), è riuscita ad unire il cinema gigantesco dei grandi studios con il linguaggio per immagini sofisticato, potente ed elevatissimo del cinema d’autore. Eternals sollazza gli istinti più bassi con abilità e soddisfa i desideri più alti che non sappiamo di avere. Lo fa con la consueta leggerezza e con il consueto umorismo Marvel, ma senza la pedanteria dei film meno riusciti; lo fa con l’azione, i poteri e gli ordini di grandezza giganteschi della Marvel, ma mantenendo un’umanità di fondo così contagiosa che viene dal cinema fatto a livello strada, vicino alle persone, come tutti i film precedenti della Zhao.

Gli Eterni sono un gruppi di alieni inviati sulla Terra all’epoca dei sumeri con lo scopo di difendere la razza umana dai Devianti, dei mostri anch’essi provenienti dall’universo, e, già che ci sono, anche per fomentare lo sviluppo della razza umana con i loro poteri (finendo per dare origine a molti dei miti del mondo da quelli greci a Gilgamesh). Il pianeta è di loro gradimento e ci rimangono fino al presente, separati e integrati tra di noi. Il ritorno a sorpresa dei Devianti, che si pensavano sgominati secoli prima, li rimette insieme e li porta a scoprire la vera ragione del loro arrivo sulla Terra nonché la loro reale natura. Una curiosità: incidentalmente, in qualche dialogo, si scopre che in questo universo Batman e Superman sono conosciuti. Apparterrebbero in teoria a film e studi rivali e separati, ma vengono menzionati, non si capisce se come prodotti pop (cioè di finzione) o come esseri reali.

Fin dall’inizio gli Eterni sono impiegati in una catena di comando di stampo aziendale, non sanno tutto, obbediscono agli ordini e il loro parere non è mai ascoltato da capi distanti. E questa sembra la lente con cui il film racconta gli eroi. Se in Avengers essere eroi è una questione di ideali e dovere e in Spider-man è una questione di ammirazione per le star del supereroismo, in Eternals è un lavoro quasi impiegatizio. Tanto che gli Avengers sono guardati come un gruppo di colleghi più famosi, diciamo più avanti nella carriera. È una delle molte particolarità di un film scritto e diretto in modi non meno che eccezionali, sulla scia del cinema Marvel ma decisamente più avanti degli altri.

Infatti se i film Marvel hanno un difetto è quello di mancare di immagini, cioè della capacità di tradurre sullo schermo momenti che con un’immagine dicono più della sola trama. Eternals invece è pieno di immagini fantastiche fino anche ad un finale di gigantesche proporzioni che esce dall’acqua simile ad un’installazione di arte moderna. Ma lo capiamo subito, all’inizio, con un salto temporale che apre il film degno di 2001: Odissea nello spazio, in cui lo scambio di un oggetto fomenta l’evoluzione umana, mentre in sottofondo sta partendo Time dei Pink Floyd con la sua parte più rarefatta. Il lancio di batteria che fa entrare il brano nel vivo coincide con lo stacco su Londra nel presente. È un salto temporale ma anche umano, collegato da un brano musicale non originale e da un’azione dei personaggi. Un momento che racconta meglio di mille spiegazioni non solo la presenza degli Eterni sul nostro pianeta per millenni ma anche cosa abbiano fatto per la razza umana. E tutto annunciato da un carrello a stringere su una tecnologia, per quanto primitiva (cioè un coltello levigato e affilato), perfettamente coerente con la filosofia Marvel: il passaggio di mano della tecnologia o dell’attrezzatura da eroe è sempre un modo di comunicare e stabilire legami.

Chloe Zhao sa perfettamente cosa sta facendo e sa come farlo. Inserisce di nuovo il sesso in un film Marvel, cosa quasi tabù, e per quanto lo faccia non in modo eccessivamente esplicito c’è lo stesso partecipazione e desiderio. Lo fa ottemperando alla caratteristica lunghezza di questi film (due ore e mezzo) che lei e gli altri sceneggiatori (molti dei quali esterni al mondo Marvel) trasformano in grande narrazione romanzesca, con il passo e la densità di eventi di un libro sempre appassionante, mai ripetitivo, mai lungo, mai pretestuoso. Eternals è veramente un nuovo capitolo nei film Marvel, ed è vero cinema crossover tra industria e arte. Basti vedere come porta avanti il discorso sull’eterogeneità della razza umana e le catene di comando: “Tu sei il più forte. Tu dovresti prendere questa decisione” verrà detto ad un certo punto ad un maschio bianco dall’atteggiamento tradizionalmente da leader. È solo una frase che basta ad aprire uno snodo di senso e trattare un tema cruciale (e molto abusato nel cinema) con sottigliezza. Non è sempre chi ci sembra debba guidare ad essere il più adatto a guidare.

Con la medesima semplicità nel trattare questioni complicate ci saranno personaggi che non sono a proprio agio nel loro corpo, altri con difficoltà mentali, altri con handicap che non percepiamo mai come tali. Non è una questione di rappresentare tutte le razze del pianeta, tutte le aree geografiche e tutte le culture (è incredibile ma il film lo fa) ma di mostrare come nella diversità ci sia comunanza. È qualcosa di molto più sofisticato di una lezioncina da impartire, è una visione del mondo (che è quel che fa il cinema d’autore, far guardare il mondo diversamente), portata attraverso un film commerciale per tutti di immenso intrattenimento. C’è da augurarsi che lo standard impostato da Eternals riguardo a quanto cinema eccellente si possa fare con un film commercialissimo senza venire meno alla vocazione d’intrattenimento, diventi un nuovo punto di riferimento.

Fonte : Wired