Armi in casa con il colpo in canna: abbiamo un problema

Non è facile commentare notizie drammatiche come quella di San Salvatore Telesino, nel Beneventano. Un giovane 19enne si è sparato con la pistola del padre dopo un rimprovero per essere rientrato tardi a casa: è in gravi condizioni. C’è un elemento importante da sottolineare: va rimarcato come l’attuale legge non preveda l’obbligo di tenere l’arma scarica e non accessibile ai familiari over 18 che vivono sotto lo stesso tetto del legale detentore. Le regole attuali stabiliscono invece che l’arma vada resa inaccessibile solo a estranei, minorenni, incapaci e tossicodipendenti. Esempio immediato: se la licenza per detenere l’arma ce l’ha un padre, tutti i conviventi nella medesima casa, figli maggiorenni inclusi, a norma di legge ne possono aver accesso, tranne le poche eccezioni suddette.

“Sebbene la legge italiana preveda sanzioni per l’omessa custodia delle armi – commenta parlando con Today.it Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) – la norma non si applica ai conviventi maggiorenni di chi detiene una licenza per armi. L’articolo 20 bis della Legge 110/75 che definisce l’omessa custodia delle armi prevede infatti che le armi non debbano essere nella disponibilità solo di estranei non conviventi, di minorenni, di persone anche parzialmente incapaci, tossicodipendenti o persone imperite nel maneggio di armi. E, contrariamente a quanto si pensa e si dice, non vi è nessuna norma di legge che prescriva che le armi debbano essere custodite scariche, smontate o con le munizioni tenute a parte o in casseforti blindate – ci spiega Beretta – . Di fatto, invece, proprio in base a una supposta esigenza di pronto impiego dell’arma in caso di necessità, nessuna norma preclude l’accesso all’arma carica da parte di maggiorenni conviventi con il legale detentore della licenza. E’ una norma assurda che andrebbe modificata introducendo il divieto di accesso all’arma non solo a minorenni o a persone incapaci, ma a tutti i conviventi che non abbiano una regolare licenza per armi”, conclude Beretta.

Il tema “armi legali” ha molte sfaccettature. Lo proviamo a raccontare da tempo qui su Today. Abbiamo ad esempio un problema in Italia con gli anziani che detengono (legalmente) armi in casa, e in generale servono maggiori controlli sulle licenze. Le armi legali uccidono più della mafia. Purtroppo la cronaca a cadenza regolare riporta episodi drammatici, a volte con vittime, legati alla presenza di armi detenute in casa con licenze legali di vario tipo. Ma l’attualità è terreno fertile, sempre, ogni giorno. Per l’omicidio di Salvatore Silipo è stata usata un’arma rubata anni fa a un legale detentore. Più aumentano le armi legali, più alto è il rischio che finiscano nel mercato nero. Con il doveroso rispetto e tatto nei confronti delle vittime e dei loro familiari, è doveroso parlare di più di quante armi sono presenti nelle case degli italiani e come vengono detenute, con tutte le articolazioni che ne conseguono. Ad esempio, non c’è in Italia alcuna forma di assicurazione obbligatoria  per le armi che si tengono in casa, ma solo per la licenza di caccia. Il possesso legale di un’arma non è tassato: solo due marche da bollo di 16 euro ogni lustro. 

Dettagli? No, parla di “aspetto importante” con Today Piergiulio Biatta, che di OPAL è presidente. “Nonostante la licenza di caccia preveda un’assicurazione che copre gli incidenti e anche gli omicidi non volontari durante la cacccia – e ne succedono molti – per le altre licenze e per la detenzione di armi in casa non è prevista alcuna assicurazione. Andrebbe resa obbligatoria per tutte le licenze che prevedono il possesso di armi e andrebbe introdotta almeno una piccola tassa annuale per tutte le licenze per armi: attualmente la tassa è di 32 euro ogni cinque anni, mentre anche solo una tassa annuale di 12-15 euro potrebbe servire sia per digitalizzare tutte le armi – molte infatti sono ancora su registri cartacei – sia, soprattutto per creare un fondo per le vittime delle armi da fuoco legalmente detenute simile al fondo per le vittime di incidenti stradali”. 

Una tassazione sulla detenzione di armi permetterebbe senz’altro di avere un quadro più completo, rispetto a ora, della loro diffusione da Nord a Sud: ma è un censimento vero che non può più attendere, in primis. È tempo poi che si rediga un rapporto su quante sono le licenze (compresi i nulla osta) e su quanti siano gli omicidi e i tentati omicidi con armi legalmente detenute, adeguandosi agli standard internazionali che suddividono gli omicidi in 5 categorie: omicidi di criminalità organizzata, omicidi di criminalità comune, omicidi nella sfera familiare interpersonale, omicidi per terrorismo e omicidi politici. Il ministero dell’Interno e la Polizia di Stato hanno ovviamente accesso a tutte le informazioni relative alle licenze di porto d’armi, ai nulla-osta e al database di armi correttamente denunciate dai loro detentori, ma la comunicazione sul tema raramente è esauriente (eufemismo). C’è tutto un mondo di mancate denunce agli organi preposti da parte di alcuni detentori difficile da censire che rende il quadro più fosco. La strage di Ardea ce l’ha ricordato. Come se non bastasse, il sistema informatico che dovrebbe monitorare la presenza di armi passate in “eredità” a figli e parenti di poliziotti, guardie giurate, militari, cacciatori, collezionisti non funziona.

C’è un disegno di legge che è fermo in Senato da due anni per la “Istituzione della banca dati centrale informatizzata per i soggetti detentori di armi o in possesso del porto d’armi”. Dare un segnale di attenzione è importante, non risolverà tutto ma almeno è “qualcosa”: si può partire da lì.

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Fonte : Today