Covid, Burioni: “Chi si vaccina protegge se stesso e le persone più fragili”

Morire dopo aver contratto il Covid e nonostante il vaccino. Perché può succedere e, soprattutto, è giusto sostenere che il vaccino sia inutile? Rispondendo a queste domande è partita la lezione di Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nel corso della puntata di ieri di “Che Tempo Che Fa”, in onda su Rai Tre. Nel corso del suo intervento, Burioni ha voluto spiegare perché può succedere, anche dopo aver concluso il ciclo completo di vaccinazione, che il Covid con le sue complicazioni possa procurare la morte in un paziente. Il caso più recente ed eclatante e che ha fatto riemergere anche la polemica no vax, è stato il decesso di Colin Powell, ex segretario di Stato americano che, all’età di 84 anni, lo scorso 18 ottobre è morto per complicazioni legate al coronavirus, nonostante due dosi di vaccino ricevute.

“Non esiste un vaccino efficace al 100%”

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Prima di tutto, ha esordito Burioni, “non esiste un vaccino sulla Terra che sia efficace al 100%: lo vorremmo, ma non c’è”, ha spiegato. “Ci sono vaccini estremamente efficaci, come quello contro il morbillo o altri meno efficaci, per esempio quello contro l’influenza, che dà una protezione variabile, in media del 40%, da anno ad anno. Ma questo non vuol dire che un vaccino è inutile”, ha continuato. “E’ strano che ai vaccini si chieda questo 100% che non esiste in nessuna cosa che ci protegge nel mondo reale: se pensiamo alle cinture, agli airbag, all’abs sono tutte cose che rendono meno probabile fare un incidente e poi, se malauguratamente si fa un incidente, si spera che queste cose rendano le conseguenze meno gravi. Però non funzionano al 100%”, ha sottolineato. “Lo stesso vale per i vaccini che ci proteggono dall’infezione, per cui se ci infettiamo trasmettiamo di meno il virus, e abbiamo conseguenze meno gravi. Ma non tutti i pazienti rispondono egualmente alla vaccinazione, ci sono dei gruppi di pazienti che pur vaccinati non godono della protezione che godono le persone sane”, ha spiegato ancora Burioni.

I pazienti “sfortunati”

Ma chi sono questi “pazienti sfortunati”? I primi, ha proseguito il professore, “sono le persone che hanno un sistema immunitario indebolito da una malattia e questo è il caso proprio il caso di Colin Powell che soffriva di mieloma multiplo, un tumore delle cellule del sangue che producono gli anticorpi. Queste persone, anche se sono vaccinate, molto spesso non riescono a raggiungere una protezione perché le cellule che dovrebbero proteggere sono ammalate”. C’è poi un secondo gruppo di pazienti che beneficia meno della protezione del vaccino ed è costituito da quelli che “hanno un sistema immunitario integro, ma assumono terapie che lo indeboliscono. Tra questi, pazienti che si sono sottoposti ad un trapianto, pazienti che stanno combattendo contro un cancro e si stanno sottoponendo ad una chemioterapia: i farmaci che si usano, molto spesso, indeboliscono il sistema immunitario”, ha continuato Burioni. “Questi sono pazienti che anche se vaccinati avranno difese molto più deboli nei confronti del virus”, ha riferito ancora.

Vaccinarsi per se stessi ma anche per le persone più fragili

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Cosa fare, di fronte a queste persone: smettere di vaccinarsi? “No, dobbiamo fare l’esatto opposto perché questi pazienti sfortunati che non possono avere una protezione piena e che possono avere conseguenze molti più gravi se si infettano, possono beneficiare moltissimo del fatto che grazie all’immunità di gregge il virus circoli molto di meno”, ha detto in conclusione. Dunque, “proprio perché il vaccino non funziona al 100%, dobbiamo vaccinarci tutti: in questo modo il virus circolerà di meno e saranno protetti sia i non vaccinati sia le persone che, dopo la vaccinazione, non beneficiano particolarmente della protezione. Prima di tutto dobbiamo vaccinarci per nostro interesse, ma poi anche per le persone più deboli perché impedisce la circolazione del virus nella comunità”.

Fonte : Sky Tg24