Time is Up Recensione: una buona storia d’amore al cinema

Time is Up è il nuovo lungometraggio sentimentale diretto da Elisa Amoruso (Maledetta primavera, Chiara Ferragni – Unposted) presentato tra gli Eventi speciali di Alice nella Città, rassegna parallela e indipendente della Festa del Cinema di Roma, dove Tarantino e Tim Burton hanno ricevuto un premio alla carriera. Il film, nei cinema italiani il 25, 26 e 27 ottobre, porta sul grande schermo una relazione intensa e classicissima, condita da sfumature drammatiche e psicologiche che aggiungono sapore alla trama.

Siamo infatti ormai abituati alle tradizionali storie d’amore filmiche raccontate quasi sempre con lo stesso filtro generazionale, con medesime regole e stilemi ampiamente riproposti. Time is Up è effettivamente una mosca bianca in questo oceano di standardizzazione? In linea generale la pellicola appare molto simile ad altri titoli del genere, ma riesce in ogni caso a incuriosire a sufficienza, sfruttando tematiche di per sé abbastanza lontane dal solito melodramma romantico generazionale.

Time is Up: conflitto e diversità

La storia amorosa tra Vivien (Bella Thorne) e Roy (Benjamin Mascolo) si sviluppa per caso, in ombra rispetto alla relazione tra la giovane e il suo ragazzo di sempre (Sebastiano Pigazzi).

Mentre quest’ultimo trascura la fidanzata, Vivien, in punta di piedi, inizia a frequentare Roy e, nonostante un inizio fin troppo turbolento, i due cominciano a comprendersi alla perfezione. Ma un evento tragico interrompe improvvisamente l’idillio. Come spesso accade nei film romantici, i protagonisti sono presentati come problematici, in perenne conflitto con il mondo e la loro stessa vita. Impariamo a conoscere Vivien e Roy in parallelo, scelta narrativa che ci consente di capire al meglio le loro differenze. La ragazza è benestante, subisce direttamente l’instabilità relazionale dei suoi genitori ed è appassionata di fisica, che studia incessantemente per riuscire ad essere ammessa al college. Roy, carattere ribelle e orgoglioso, vive in una roulotte in un sobborgo popolare della città, ha perso la mamma e si scontra continuamente con il padre. Come ci insegna il canone, gli opposti si attraggono e così accade per i nostri protagonisti di Time is Up che però, contrariamente al classico colpo di fulmine, vivono in uno stato di perenne opposizione fino a un momento che li cambia per sempre.

La sceneggiatura, senza brillare per originalità, ci rende partecipi dello scontro acceso e irresistibile tra amanti, lavorando molto sul background degli stessi e costruendo in maniera dignitosa la loro storia, resa piuttosto verosimile con qualche piccola riserva narrativa che appare fin troppo esagerata. Il copione, nonostante fornisca alcuni interessanti spunti specialmente nella fase avanzata della pellicola, non riesce a elevarsi, cadendo inesorabilmente nel solito ciclo infinito di eventi prevedibili che smorzano un po’ gli elementi di rottura con il genere romantico.

Una risoluzione fin troppo positiva

Una caratteristica originale di Time is Up, forse la più evidente e palese, è l’utilizzo della colonna sonora che non si avvale del tradizionale compendio di brani pop, ma di una synth-wave martellante e ritmata, che crea un’atmosfera ansiogena e per nulla confortante sfruttata per descrivere le emozioni dei protagonisti.

Per andare contro questa poetica musicale, tutti i pezzi che sono invece più classicamente romantici vengono riprodotti nei momenti di vicinanza tra Vivien e Roy, mostrando in maniera intelligente quanto la relazione tra i due trasformi anche il loro registro sentimentale. La macchina da presa, coordinata da Elisa Amoruso, si concentra prevalentemente sui personaggi, sulle espressioni e sull’inquietudine interiore, usando i luoghi della vicenda da un lato come strumenti di caratterizzazione degli stessi, dall’altro come incontro-scontro della loro psicologia più complessa e stratificata.

I protagonisti, sia Bella Thorne che Benjamin Mascolo (quest’ultimo al suo debutto sul grande schermo), sono naturali in ogni gesto e parola, donando forza agli alter-ego cinematografici con una recitazione intensa al punto giusto. Ciò deriva dal fatto che i due sono una coppia anche nella vita reale e consente un maggiore trasporto emotivo e un’immediatezza ulteriore quando interagiscono in scena. E se questo non bastasse, sappiate che Bella Thorne e Benjamin Mascolo hanno annunciato il loro matrimonio.

Di contro, i personaggi secondari non riescono effettivamente a spiccare, non risultando realmente importanti ai fini dello sviluppo della trama. Il grande problema di Time is Up è che non riesce a calibrare bene le conseguenze di un evento drammatico centrale della storia, che avrebbe potuto, almeno sulla carta, cambiare enormemente il tono del film. Nonostante il tentativo di rendere il fatto serio e denso di dramma, la risoluzione finale è eccessivamente patinata e artefatta.

Fonte : Everyeye