Digitale terreste, lo switch-off è frutto della dittatura tecnologica

Dal 20 ottobre è scattato il cosiddetto switch-off, ovvero, il cambio di frequenze per alcuni canali televisivi. Ad oggi sono 15 le emittenti che non si potranno più ricevere se non si è dotati di un nuovo televisore o di un decoder in HD.

A fine del 2022 lo switch-off totale. Lo Stato ha previsto incentivi (fino a 100 euro) per chi acquista un dei due nuovi dispositivi di ricezione rottamandone uno vecchio. La nuova tecnologia impera. Un imperio senza se e senza ma, e soprattutto, senza alcuna rimostranza da parte degli utenti. Nessuna, nemmeno un flebile “ma”.

E sì, perchè seppur si è in possesso di un tv o di un decoder perfettamente funzionante e neppure troppo datato (5 anni), se si vuole avere la possibilità di vedere la televisione, si è costretti ad adeguarsi sborsando qualche decina o centinaia di euro.

E’ il progresso della globalizzazione, della arcigna globalizzazione. Le storture e le brutture della globalizzazione. Sfrenato consumismo, montagne di rifiuti tossici e nocivi, cittadini vessati da balzelli e spese “indirette” di cui si farebbe a meno.

Non è più sufficiente l’obsolescenza “programmata” degli oggetti elettronici progettati per una durata non più lunga di un paio di lustri, ma un’ obsolescenza imposta di pochi mesi. Non ci sono alternative.

Quanto sono lontani i tempi delle riparazioni dei tv , delle radio, degli elettrodomestici affidati alle esperti mani di tecnici qualificati che estendevano la vita degli apparecchi elettrici per decenni. Gli apparecchi venivano gettati in discarica solamente quando era stato sostituito ogni componente interno o esterno e smettevano di funzionare.

Le innovazioni comparivano dopo anni e anni, e l’acquisto di nuovi apparecchi televisivi avveniva con ponderazione, quasi a malincuore, e a seguito di oculati risparmi. La tv a colori una fantasmagorica innovazione che portò gradualmente alla sostituzione dei vecchi televisori in bianco e nero dopo oltre 10 anni.

Il telecomando a ultra suoni introdotto a fine anni 50. Fu un oggetto di massa solo negli anni 70 e durò per oltre 5 lustri. Oggi la velocità delle innovazioni e delle novità tecnologiche non permette neppure di avere piena padronanza delle varie e innumerevoli funzioni di cui sono dotate. Un tourbillon a cui è quasi impossibile tenere il passo.

La schiavitù tecnologica-globalista è ormai una realtà da anni e nemmeno la pandemia è riuscita a frenarla.
Del resto proprio la pandemia è un prodotto di questo stile di vita, di queste imposizioni, della società di “omologazione di massa”. Si discute di transizione ecologica, di new green deal, ma nei fatti la direzione seguita è opposta.
Ci sarà una vera svolta ?
 

Fonte : Affari Italiani