Elena Aubry morta in un incidente sull’Ostiense, otto imputati tra Comune e ditta a processo

Il 10 gennaio 2022 inizierà il processo per la morte di Elena Aubry, la ventiseienne caduta dalla moto al chilometro 25 di via Ostiense e morta il 6 maggio del 2018. Tutti e otto gli imputati dovranno rispondere dell’accusa di omicidio stradale.

Torna così al centro delle cronache il tratto di via Ostiense dove tre anni fa morì la giovane centaura “per le maledette buche di Roma”, come denunciato dalla mamma della ragazza, Graziella Viviano, che ha fatto da allora proprie le battaglie per la sicurezza stradale sulle strade dell’Urbe e non solo.

Il pubblico ministero Laura Condemi accusa di omicidio stradale i funzionari del Municipio X – il direttore dell’ufficio manutenzione e il direttore tecnico -, due direttori del dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana (Simu), il responsabile della manutenzione ordinaria del lotto 6 della grande viabilità, ossia il tratto dove Elena Aubry ha perso il controllo della sua Honda Hornet, e il responsabile della manutenzione stradale. Nella lista degli imputati ci sono anche il rappresentante legale dell’azienda incaricata della manutenzione di via Ostiense, e l’addetto alla sorveglianza.

“Prima di Elena non era concepibile portare alla barra degli imputati le istituzioni. – racconta a RomaToday Graziella Viviano – Da qualche tempo, dopo che un anno fa si è saputo che il Pm di Elena, la Dottoressa Condemi, lo aveva fatto, sono arrivate le prime sentenze e si è fatta un po’ di doverosa giustizia. Ma la cosa più importante è che chi da oggi in poi si prenderà la responsabilità di gestire uffici così importanti, deve essere in grado di farlo, caricandosene onori ma anche oneri. Chissà, magari non si lasceranno più le strade nello stesso stato di quella che ha ucciso Elena. Forse così si salveranno delle vite. Questa è l’unico senso che può avere una morte assurda, una perdita enorme per me, come quella di Elena”.

Il caso di Elena Aubry, è stato uno spartiacque, “un punto a capo”, come lo definisce la madre Graziella Viviano, per iniziare a parlare seriamente di responsabilità e sicurezza: “Io ho avuto la fortuna di avere un grande magistrato che ha capito l’assurda ingiustizia di quello che era successo – prosegue Viviano – Elena era un motociclista esperta, andava piano e non ha effettuato alcuna manovra imprudente. Tutti gli accertamenti hanno dimostrato che a farla cadere e a ucciderla è stata quella buca, frutto dell’incuria e della negligenza. Dimostrazione ne è il fatto che dopo 15 giorni sono cadute altre due persone su quel tratto di strada. La vicenda di Elena è stata così emblematica, ha scosso così tanto le persone da dover dire ora basta”.

Fonte : Roma Today