È disponibile in Italia il primo anticorpo monoclonale contro Hiv

Si chiama ibalizumab ed è stato già approvato negli Stati Uniti e in Europa. Si tratta di una molecola innovativa per trattare l’infezione da Hiv, anche in caso di ceppi resistenti ai farmaci antiretrovirali

anticorpi monoclonali
Foto: National Cancer Institute|Unsplash

In Italia è ora disponibile il primo anticorpo monoclonale a lunga azione – ovvero che rimane in circolo nell’organismo per molto tempo – contro l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (Hiv). La commercializzazione di ibalizumab, questo il nome del principio attivo, è stata approvata dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 19 ottobre. L’anticorpo monoclonale, che agisce in maniera innovativa, è indicato per il trattamento di adulti con infezione da Hiv resistente ai medicinali. L’annuncio è avvenuto durante il Congresso Icar – Italian conference on Aids and clinical research, in corso a Riccione dal 21 al 23 ottobre, promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali.

Il problema della resistenza ai farmaci

Il virus dell’immunodeficienza umana e la malattia che provoca, l’Aids, rimangono uno dei grandi problemi di salute pubblica globale: ad oggi, l’Hiv ha infettato quasi 80 milioni di persone e ha provocato più di 35 milioni di morti. L’avvento delle terapie antiretrovirali, a partire dagli anni Novanta, ha notevolmente migliorato la prognosi dei pazienti affetti da Hiv, oltre che la loro qualità della vita. Nonostante ciò, vi sono crescenti preoccupazioni riguardo lo sviluppo di ceppi del virus resistenti alle terapie disponibili. Uno studio del 2019, infatti, evidenzia che, negli Stati Uniti, circa 25mila pazienti convivono con un’infezione da ceppi di Hiv multiresistenti ai trattamenti, e tra questi circa 12mila pazienti necessitano di nuove opzioni terapeutiche in quanto tutti i regimi farmacologici approvati hanno fallito.

Per questi motivi la ricerca biomedica si è orientata verso soluzioni alternative rispetto ai farmaci antiretrovirali, come per esempio gli anticorpi monoclonali. Studi, nel corso degli ultimi anni, hanno dimostrato che gli anticorpi monoclonali offrono diversi vantaggi per la terapia dell’Hiv: un meccanismo d’azione innovativo, la capacità di ripristinare la conta dei linfociti T, di causare la minima insorgenza di ceppi resistenti e un basso potenziale di tossicità rispetto agli altri agenti antiretrovirali alternativi.

Tra queste molecole innovative, la prima approvata è proprio ibalizumab. Si tratta di un anticorpo monoclonale ricombinante e umanizzato, e cioè che è stato ottenuto con tecniche di ingegneria proteica a partire da cellule umane. In particolare, la molecola è a lunga azione (e cioè rimane in circolo per più tempo rispetto agli altri farmaci) ed è in grado di bloccare l’infezione da parte di Hiv dei linfociti T CD4+ (il tipo di linfociti che il virus infetta in maniera selettiva): l’anticorpo, infatti, si lega alla superficie delle cellule, interferendo con le fasi successive al legame che servono affinchè Hiv entri nei linfociti; così impedisce la trasmissione virale che si verifica attraverso la fusione cellula-cellula. L’anticorpo monoclonale, pur non curando di fatto l’infezione, può ridurre la possibilità di sviluppare l’Aids e malattie correlate all’Hiv come gravi infezioni o tumori.

Una storia iniziata nel 2018

Trogarzo, questo il nome commerciale della molecola, era stato già approvato dall’agenzia regolatoria statunitense, la Fda, nel marzo 2018, e da quella europea, l’Ema, nel settembre 2019. Adesso è disponibile anche in Italia (la determina di Aifa che lo autorizza è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 19 ottobre) e indicato, come si legge sull’atto ufficiale “per il trattamento di adulti con infezione da Hiv resistente ai medicinali per i quali non sarebbe altrimenti possibile predisporre un regime antivirale soppressivo“.

Questo anticorpo monoclonale si attacca ai linfociti CD4 impedendo l’ingresso del virus nella cellula”, afferma Anna Maria Cattelan, tra i presidenti del congresso Icar, all’Agenzia Dire. “Questo approccio terapeutico è stato studiato per i pazienti con alle spalle una lunga storia di terapia antiretrovirale. Questo è solo l’inizio, visto che questi anticorpi monoclonali potrebbero essere usati anche in altri contesti, come nella terapia iniziale e addirittura nella prevenzione dell’Hiv”.

Fonte : Wired