Big John, in arrivo il documentario sul triceratopo più grande (e costoso) della storia

L’enorme dinosauro, al centro di un documentario tutto italiano, è stato rinvenuto nel South Dakota e messo assieme da un’azienda triestina, per poi essere venduto all’asta a Parigi per oltre 6,65 milioni di euro

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Si chiama Big John e solo di cranio misura tre metri per due: si tratta di un triceratopo antico di 66 milioni di anni, il più grande mai rinvenuto dai paleontologi. In queste ore è salito alla ribalta delle cronache perché, nella giornata del 21 ottobre, è stato battuto all’asta a Parigi per una cifra record: ben 6,65 milioni di euro, un risultato comunque impressionante se si pensa che già l’anno scorso un Tyrannosaurus rex era stato venduto da Christie’s per 31,8 milioni. Il triceratopo, mediato dalla casa d’aste parigina Drouot, è stato acquisito da un compratore anonimo, anche se pare trattarsi di una cordata americana. Difficile sapere quale sarà la destinazione finale di questa immensa creatura, ma non è da escludere che possa arrivare prima o poi in un museo.

La vendita a questa cifra di un fossile di dinosauro dimostra come, in Europa così come altrove, si stia sviluppando un vero e proprio esorbitante mercato per questo tipo di reperti. Ma la storia di questo animale preistorico è ancora più intrigante in quanto passa direttamente dall’Italia: a raccontarla, in un documentario in corso di lavorazione che s’intitola proprio Big John, sono Dorino Minigutti e Davide Ludovisi, quest’ultimo già collaboratore di Wired. I due hanno scoperto che una piccola azienda triestina con meno di dieci dipendenti aveva acquisito lo scorso gennaio un intero stock di pietre dagli Stati Uniti al cui interno sapevano di poter rinvenire un triceratopo completo al 60%: è raro che si riescano a mettere insieme così tanti componenti di uno stesso dinosauro e soprattutto di queste dimensioni.

Grazie a un lavoro certosino che ha messo insieme paleontologia, artigianato e anche tecniche innovative, come il ricorso alla stampa 3d, si è riusciti a ricomporre questo Big John che, anche nella posa in cui viene esibito, ricorda un po’ il Toro di Wall Street, allusione provocatoria alle tante polemiche che esistono sul commercio dei fossili e alle critiche che le vendite degli scheletri di dinosauri ai privati suscitano all’interno della comunità scientifica. Lo sforzo di quest’impresa triestina, però, ha permesso anche studi approfonditi sull’esemplare, condotti dalle università di Bologna e di Chieti, che hanno per esempio potuto chiarire com’è morto il povero, grande John: un foro sul suo enorme cranio ha fatto ipotizzare a una ferita inferta dal corno di un suo simile, che si è leggermente rimarginata (ci sono evidenze di una ricrescita ossea) ma è poi andata in cancrena.

Questi studi hanno permesso anche di far avanzare le conoscenze su alcuni aspetti dei triceratopi, che sono sì fra i dinosauri più rinvenuti e anche più popolari a livello di immaginario ma che nascondono a loro volta alcuni segreti: il fatto che Big John abbia sviluppato un’infezione proprio sul frill, il largo collare osseo tipico di questa specie, fa pensare che la zona fosse in generale molto vascolarizzata e quindi, più che a un’ipotetica funzione di difesa, servisse piuttosto come display sessuale, per far sì che i maschi si mettessero in mostra come accade oggi con le ruote dei pavoni. Il documentario Big John, in uscita nel corso del 2022, racconterà proprio tutte queste rivelazioni e tutti i passaggi che hanno portato dei sassi del South Dakota a essere venduti a una cifra astronomica grazie all’impegno di un’appassionata azienda italiana.

Fonte : Wired