Il calcestruzzo è disastroso per il clima ed è ora di correre ai ripari

Produrre il cemento per realizzare il calcestruzzo incide per l’8 per cento nelle emissioni globali di gas serra. Bisogna fare qualcosa per risolvere la situazione

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Per realizzare ponti che sembrano galleggiare nell’aria, grattacieli svettanti e persino il vialetto che gira intorno ai giardini sotto casa, i costruttori amano ricorrere al calcestruzzo, il materiale più utilizzato al mondo nel campo dell’edilizia. Tuttavia, la produzione del cemento utilizzato per gran parte del calcestruzzo, è responsabile dell’8 per cento delle emissioni globali di gas serra

L’industria delle costruzioni è alla ricerca disperata di una soluzione più pulita; startup e colossi della manifattura sono tutti impegnati verso la riduzione delle emissioni, ma la natura del materiale e il modo in cui esso viene realizzato rendono a oggi il calcestruzzo a impatto zero un’opzione non praticabile.  

Il calcestruzzo è composto da materiali come sabbia, pietrisco e aggregati legati insieme dal cemento, che negli ultimi 200 anni ha voluto dire cemento Portland, un’invenzione inglese che ha cambiato il nostro modo di costruire. Ma c’è un problema: per produrre il cemento Portland, il calcare viene riscaldato fino a 1.450 °C, innescando una reazione chimica che rilascia una molecola di anidride carbonica dal calcare stesso, chiamato anche carbonato di calcio

Le reazioni chimiche intrinseche in questo processo rilasciano enormi quantità di anidride carbonica, non c’è modo di evitarlo“, spiega Brant Walkley, docente di ingegneria chimica all’università di Sheffield. Metà delle emissioni derivanti dalla produzione di cemento, aggiunge poi, derivano da questo processo. “Per ogni molecola di calcare utilizzata per ottenere il cemento Portland, viene rilasciata una molecola di anidride carbonica“.

Una soluzione consiste nell’aggiungere materiali supplementari, come  scorie di altoforno della produzione di acciaio, ceneri leggere di centrali a carbone, fumi di silice, argille calcinate e altri scarti industriali. Questo, oltre a ridurre l’afflusso alle discariche di rifiuti e sottoprodotti, riduce il fabbisogno di cemento, con un abbattimento delle emissioni prossimo al 50 per cento

Il cemento può essere realizzato anche senza calcare. Alternative come geopolimeri e solfoalluminato di calcio non rilasciano quella dannosa molecola di carbonio, afferma Kevin Paine, professore all’università di Bath, ma nel mondo le materie prime sono meno di quelle necessarie. “Nessuno di questi materiali può oggi essere prodotto nella quantità che ci è necessaria“, dice. Inoltre, modificare i sistemi di produzione per l’industria è costoso, altro motivo per cui i progressi sono stati lenti.

Per questa ragione oggi non possiamo – e forse mai potremo – abbandonare del tutto il cemento Portland, ma esistono altri modi per ridurre il suo impatto. La startup canadese CarbonCure Technologies in fase di miscelazione inietta anidride carbonica nel calcestruzzo, intrappolando il gas e riducendo al tempo stesso il volume di cemento necessario. “Una volta iniettata, la CO2 si converte chimicamente in un minerale che elimina in modo permanente la stessa CO2 e migliora la resistenza alla compressione del cemento“, dice Dean Forgeron, vicepresidente dell’ingegnerizzazione. Tale tecnica, stando a quanto comunicato dalla società, elimina fino al 6 per cento delle emissioni, facendo risparmiare qualcosa come 125 tonnellate di CO2 ipotizzando la costruzione un edificio di media altezza. 

Luigi Di Sarno, del gruppo Resilient and Sustainable dell’università di Liverpool, sostiene che una progettazione intelligente potrebbe ridurre le necessità di manutenzione e sostituzione del calcestruzzo per edifici, ponti e infrastrutture in acqua, quali pareti per la difesa dalle alluvioni, contribuendo a ridurre le emissioni di carbonio.  Il suo calcestruzzo autorigenerante, chiamato Biocorewalls, quando entra in contatto con l’acqua ripara le crepe utilizzando batteri che producono calcare, estendendo del 30 per cento la vita delle infrastrutture realizzate in calcestruzzo. 

Soluzioni perfezionate, alternative al cemento, progetti di polimerizzazione del carbonio e di autorigenerazione saranno tutti utili, ma la maniera più semplice di abbattere le emissioni potrebbe essere, come prima cosa, quella di ridurre il ricorso al calcestruzzo. Ponti, grattacieli e centrali nucleari richiedono il calcestruzzo, ma perché usare questo materiale di precisione per realizzare passaggi pedonali o muri di sostegno? “Se ne ottimizzassimo l’impiego, ne miglioreremmo la sostenibilità, perché non sprecheremmo il suo potenziale producendo pure emissioni di CO2 che non sono necessarie“, dice Walkley.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su WIRED UK

Fonte : Wired