Domande e risposte sul green pass nei  luoghi di lavoro

14 ottobre 2021 16:06

Come annunciato a metà settembre, il 15 ottobre scatta per tutti i lavoratori, sia del settore pubblico sia privato, l’obbligo del green pass. Può ottenere la certificazione verde, cartacea e digitale, chi ha fatto una o due dosi di vaccino contro il covid-19, chi è guarito negli ultimi sei mesi e chi è in possesso di un tampone antigenico rapido negativo fatto nelle ultime 48 ore, o 72 in caso di tampone molecolare.

Le misure stabilite dal governo Draghi sono tra le più severe al mondo, e hanno lo scopo dichiarato di incentivare ulteriormente la campagna vaccinale, a cui ha aderito al momento il 77,3 per cento della popolazione e l’84,8 per cento delle persone vaccinabili. A non essere ancora stati vaccinati sarebbero circa 5,5 milioni di italiani e italiane in età lavorativa: il 14,1 per cento delle persone tra i 20 e i 29 anni, il 19,4 per cento di quelle tra i 30 e i 39 anni, il 18,5 per cento di quelle tra i 40 e i 49 anni, il 14,2 per cento di quelle tra i 50 e i 59 anni e il 10,8 per cento di quelle tra i 60 e i 69 anni.

Tra i lavoratori effettivi, non è ancora chiaro quanti siano precisamente i non vaccinati: le stime attuali vanno da 2,5 a cinque milioni.

Ecco come funziona l’obbligo della certificazione verde secondo quanto affermato dal governo nel dpcm 16 settembre 2021 e nel decreto legge del 12 ottobre 2021.

Per chi è obbligatoria la certificazione verde?

A partire dal 15 ottobre, è obbligatorio per chiunque lavori nel settore pubblico e privato, con qualsiasi tipo di contratto e a qualunque livello, essere in possesso del green pass. Questo include tutti i lavoratori dipendenti, inclusi quelli di aziende che hanno in appalto servizi di ristorazione, pulizia, manutenzione, distribuzione, oltre a tutti i consulenti e collaboratori, anche se si tratta di lavoratori autonomi.

Sono esenti le persone che hanno ricevuto il vaccino ReiThera in fase di sperimentazione, quelle in possesso di un certificato di vaccinazione rilasciato dalle autorità della Repubblica di San Marino e i soggetti che non possono vaccinarsi per motivi di salute sulla base di idonea certificazione medica, perché immunodepressi o di salute particolarmente fragile. Non esiste una stima numerica per quest’ultima categoria.

Chi controlla la certificazione verde?

Spetta ai datori di lavoro – che siano capoufficio, dirigenti o legali rappresentanti di un’azienda – verificare se il lavoratore è in possesso di green pass. È possibile designare un delegato che lo faccia per conto loro, nel rispetto delle modalità previste dal decreto e dalle norme sulla privacy. Nel caso dei lavoratori autonomi, viene considerato “datore di lavoro” il committente, la persona che ha stipulato il contratto di collaborazione o consulenza o i titolari del luogo in cui ci si reca fisicamente a lavorare. Per esempio, la certificazione dei lavoratori nel settore domestico – come colf, baby sitter o badanti – va controllata dalla famiglia presso la quale lavorano.

Come funziona il controllo?

Ai datori di lavoro viene data molta libertà in questo senso. Il controllo può avvenire ogni giorno all’ingresso – rendendo più flessibili gli orari lavorativi per evitare ritardi e code – oppure a campione, su un gruppo non inferiore al 20 per cento del personale presente, a rotazione per assicurare la verifica di tutto il personale. Il governo ha messo a disposizione l’app gratuita Verifica C-19 per scannerizzare il qr code presente sulle certificazioni.

Il decreto legge 139 permette ai datori di lavoro di chiedere in anticipo se il lavoratore è in possesso di green pass per poter sapere su quante persone fare affidamento nel programmare turni e mansioni.

Cosa succede a chi non ha un green pass valido al momento del controllo?

Chiunque sia sprovvisto di green pass sul posto di lavoro viene considerato assente ingiustificato e non riceverà né stipendio né contributi o emolumenti vari nei giorni in cui ne è privo. Se i controlli sono a campione, i lavoratori presenti trovati senza green pass riceveranno una multa dai 600 ai 1.500 euro, che può raddoppiare in caso di violazione reiterata. Non potranno però essere sospesi o licenziati in alcun caso per questa ragione. Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, i giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita di anzianità di servizio.

Si possono sostituire i lavoratori senza certificazione verde?

Soltanto le aziende con meno di 15 dipendenti possono sostituire un lavoratore per un massimo di dieci giorni.

Cosa succede ai datori di lavoro che non svolgono i controlli?

Forze di polizia, forze armate, pubblici ufficiali, personale dell’azienda sanitaria locale e ispettori del lavoro possono eseguire accertamenti per assicurarsi che un datore di lavoro stia controllando i green pass. In caso di mancanze, c’è una multa da 400 a mille euro.

Le aziende che scelgono di fare controlli a campione non saranno multate nel caso in cui le autorità confermino che le verifiche siano comunque state effettuate nel rispetto delle disposizioni.

Dopo il controllo, cosa succede ai dati personali dei lavoratori?

I datori di lavoro possono tenere traccia della data e dell’orario della verifica, di chi l’ha effettuata e se il green pass sia risultato valido o meno, ma non possono conservare alcun documento che includa dati sensibili dei lavoratori, inclusi documenti, certificati di alcun tipo, risultati di tamponi e copie delle certificazioni verdi. È esplicitamente vietato trattare le informazioni rilevate dal qr code e qualsiasi altro dato ottenuto durante i controlli per finalità ulteriori a quelle previste.

Quando cessa l’obbligo di certificazione verde?

L’obbligo sarà in vigore fino alla data di fine dello stato di emergenza sanitaria, che al momento è fissata per il 31 dicembre 2021.

Quali sono i settori a rischio interruzione per l’introduzione dell’obbligo di green pass?

Il ministero dell’interno ha emesso una circolare in cui consiglia alle aziende nel settore della logistica di pagare i tamponi ai dipendenti non vaccinati, per evitare “eventuali defezioni dovute alla mancanza di green pass suscettibili di determinare una grave compromissione dell’operatività degli scali”. L’intera filiera della logistica è alle strette, dato che basta l’assenza di una sola persona per ritardare o bloccare una consegna e il 30 per cento degli autotrasportatori non è vaccinato, secondo le stime di Conftrasporto-Confcommercio. Questo anche perché molti autotrasportatori sono stranieri, e quindi vaccinati con farmaci non riconosciuti in Italia o non vaccinati.

Sono state sollevate preoccupazioni anche per il funzionamento dei trasporti locali e per le piccole imprese nel settore dell’artigianato e del commercio, che temono di non riuscire a trovare abbastanza personale specializzato.

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Cosa pensano i cittadini del green pass?

Secondo una recente indagine del centro di ricerca EngageMinds Hub su seimila intervistati, il 60 per cento degli italiani ritiene la certificazione “una misura di responsabilità sociale”. Il 56 per cento pensa che il green pass sia efficace per ridurre i contagi e il 55 per cento che sia giusto impedire l’accesso al posto di lavoro a chi non ce l’ha.

Che possibilità ha un lavoratore senza green pass di vincere un ricorso contro il datore di lavoro?

“Da un punto di vista normativo, oggi non ci sono elementi che consentano di evitare il green pass. Le opzioni sono due: o ci si attiene alla norma o la si impugna di fronte alla corte costituzionale affermando che la norma è incostituzionale, sulla base di qualche violazione di libertà, che io però al momento non vedo”, ha dichiarato all’Essenziale Maurizio del Conte, professore ordinario di diritto del lavoro all’università Bocconi.

A cura di Viola Stefanello

Fonte : Internazionale