Quali altri libri di Roald Dahl vorremmo vedere al cinema o in tv?

Il film di Wonka con Timothée Chalamet e la recente acquisizione da parte di Netflix hanno riacceso l’interesse per uno dei più prolifici scrittori del Novecento: ecco alcune delle sue opere meno conosciute ma comunque degne di nota

La foto recente di Timothée Chalamet, ormai una delle giovani star di Hollywood più quotate, nei panni del giovane Willy Wonka, ha riacceso l’interesse per Charlie e la fabbrica di cioccolato (di cui lui interpreterà un prequel, appunto) e in generale per tutta l’opera di Roald Dahl. Nato in Galles nel 1916, è stato uno degli scrittori più prolifici del Novecento per quanto riguarda la letteratura dell’infanzia, anche se i più esperti sono restii a dare un pubblico univoco alle sue storie che sono spesso venate di un umorismo dark e di sottotesti malinconici, profondi, grotteschi. Nel corso degli anni sono stati numerosi i suoi libri che hanno avuto trasposizioni sullo schermo, da Le streghe (c’è stato anche un recente, chiacchieratissimo remake con Anne Hathaway) a James e la pesca gigante, da Il GGG a Matilda sei mitica. Proprio da Matilda in questi mesi è in lavorazione un nuovo musical, mentre Netflix, dopo aver acquisito la Roald Dahl Story Company, sta progettando una serie animata sempre su Willy Wonka e più in generale un universo narrativo espanso e coerente. Sono tanti però i libri di questo autore che meriterebbe adattamenti originali e avvincenti:

1. Il dito magico

Scritto nel 1966, ovvero due anni dopo La fabbrica di cioccolato, Il dito magico è una delle storie più strane di Dahl, anche se forse non fra le più note. La vicenda è raccontata da una ragazzina senza nome di otto anni che cresce in campagna, accanto alla famiglia Gregg, formata da appassionati cacciatori. La particolarità della ragazzina è appunto quella di sviluppare raggi di energia da un dito quando si arrabbia con particolare intensità, cosa che succede quando i Gregg tornano da una battuta di caccia col cadavere di un povero cervo. Col suo dito magico, allora, la ragazzina trasforma in uccelli tutti i Gregg, i quali il mattino dopo vengono cacciati da un gruppo di anatre dalle dimensioni e dalle braccia umane. Contrario alla crudeltà sugli animali, Dahl scrisse questa grande metafora per sovvertire il punto di vista dei cacciatori più accaniti ma anche per insegnare ai più piccoli il rispetto di ogni essere vivente. La storia è anche un esempio lampante della mente perversa di questo autore che mette di fronte tutti i suoi lettori a trasformazioni radicali e altrettanto crudeli.

2. Danny il campione del mondo

Il tema della caccia ritorna anche in un’opera successiva dello scrittore, Danny il campione del mondo, scritto nel 1975: Danny è un ragazzo orfano di madre e cresciuto dal padre meccanico, il quale però nasconde anche una seconda vita da cacciatore di frodo; quando cade in una trappola, sarà proprio il figlio così sveglio e brillante a salvarlo e a architettare un piano di vendetta contro il malvagio birraio locale, lo strafottente Victor Hazell. Padre e figlio riescono così a rinsaldare il loro rapporto e a boicottare l’inaugurazione della caccia al fagiano di Hazell, mentre Danny recupera fiducia nel mondo degli adulti. Questa è una storia di formazione a tutti gli effetti, dato che il giovane protagonista affronta diverse sofferenze e sfide prima di riappacificarsi col mondo che lo circonda. È notevole anche che, all’inizio del libro, mentre il padre racconta al figlio una favola della buona notte, faccia la sua comparsa per la prima volta Il Grande Gigante Gentile che sarà poi protagonista di un libro tutto suo nel 1982. Su Danny c’è già stato un film tv con Jeremy Irons nel 1989, ma forse è venuto il momento di un remake.

3. I Minipin

Attenti attenti al bosco stregato: tanti ci entrano e nessuno è tornato“: questa è la rima che apre I Minipin, il libro postumo pubblicato nel 1991 (a un anno dalla sua morte, quindi) e arrivato da noi in Italia solo quest’anno grazie a Salani, che pubblica anche tutte le altre opere dello scrittore. Al centro di questa fantasmagoria troviamo Billy, un ragazzo la cui madre gli impedisce di fare un sacco di cose fra cui appunto entrare nel bosco. Eppure il ragazzino è fortemente affascinato da tutto ciò che accade in quel luogo misterioso, popolato da creature dai nomi insoliti come Policorni, Sfarabocchi, Cnidi Vermicolosi e Sarcopedonti (tutti già nominati, per esempio, ne La fabbrica di cioccolato). Mosso da estrema curiosità, Billy si avventura nel bosco ma viene subito inseguito dallo Sputacchione Succiasangue Tritadenti Sparasassi e si salva solo, come al solito, grazie a un aiuto imprevisto. Questa è l’ultima incursione di Dahl nel mondo della fantasia, un po’ un compendio anche dei suoi temi usuali, dai bambini che si cacciano nei guai alla curiosità come motore primario di ogni cosa. Sarebbe interessante vederla trasposta in un film animato, degno tributo a una mente geniale e anche un po’ inquietante come la sua.

4. Storie impreviste

Nonostante si pensi che Dahl abbia passato un’intera carriera a scrivere per i più piccoli, la sua produzione generale, soprattutto quella di racconti, parlava anche a un pubblico più maturo. In questo senso va Tales of the Unexpected, tradotto in italiano come Storie impreviste, una raccolta di short stories già edite in precedenza su varie riviste. Con questi scritti l’autore vuole affascinare, divertire e spesso anche terrorizzare i lettori con vicende che, in partenza ordinarie, sfociano quasi sempre in qualcosa di straordinario: si va da un esperto sommelier con una sinistra passione per le scommesse a un vecchio decrepito con un intero capolavoro letterario tatuato sulla schiena, da una vorace avventuriera che ha a che fare con un’inquietante scultura da giardino ad arrampicatori sociali che rischiano fin troppo per la loro ascesa. Fondendo satira sociale e gusto per il macabro e il fantasioso, Dahl serve un’immaginario tragicomico e grottesco, che è stato d’ispirazione sia per alcuni episodi di Alfred Hitchcock presenta sia di una serie britannica a sé stante nel 1988, in italiano nota come Il brivido dell’imprevisto. Forse è venuto il tempo di pensare a una nuova inquietante serie antologica.

5. La sua biografia

Se è vero che dalla fantasia di Dahl sono nati mondi incredibili, altrettanto incredibile e piena di avvenimenti è stata la sua stessa vita. Nato in Galles da una famiglia benestante di immigrati danesi, dopo gli studi è stato assunto da una compagnia petrolifera viaggiando spesso in Africa ma allo scoppio della seconda guerra mondiale è stato arruolato come pilota. Ferito e rimpatriato, ha lavorato come ufficiale dell’intelligence e poi come diplomatico, iniziando durante gli anni Quaranta anche la sua carriera da scrittore. La sua vita familiare fu segnata da diversi lutti e malattie, tanto che dopo che uno dei suoi figli aveva sofferto di idrocefalo (ovvero di accumulo di liquidi nei ventricoli cerebrali), l’uomo si è impegnato anche nella ricerca medica arrivando a brevettare con altri la cosiddetta valvola Wade-Dahl-Till (Wdt). Oltre alla sua attività di romanziere, per cui fu anche criticato per alcuni sottotesti antisemiti e misogini, Dahl si impegnò anche come sceneggiatore, scrivendo una serie fantascientifica intitolata Way Out e persino lo script del film di James Bond Si vive solo due volte. Una vita piena e intensa, insomma, ricca di spunti per tantissimi film e serie.

Fonte : Wired