Perché, nonostante 545mila firme a favore, il referendum sulla cannabis è a rischio

Le firme raccolte devono essere consegnate in Cassazione entro il 30 settembre, ma ancora centinaia di Comuni non le hanno certificate, mettendo a repentaglio la consultazione

Mancano tre giorni alla data di scadenza per presentare alla Corte di Cassazione le firme con cui centinaia di migliaia di persone hanno aderito alla proposta di referendum sulla legalizzazione della cannabis. Tuttavia circa 1.400 Comuni non hanno ancora inviato i certificati elettorali necessari per validare le firme raccolte in modalità digitale e, fino a venerdì, solo 125mila certificati su 545mila erano stati riconsegnati al comitato promotore.

In soli 7 giorni, dall’11 al 18 settembre, più di 500mila persone hanno sottoscritto la proposta referendaria per la legalizzazione della cannabis, grazie alla possibilità di utilizzare le proprie credenziali Spid per firmare online. La raccolta delle adesioni è però solo il primo passaggio del lungo percorso verso l’approvazione del referendum. Dopo aver ottenuto le firme necessarie (almeno 500mila) le amministrazioni comunali devono verificare che i nominativi dei firmatari siano iscritti nelle liste elettorali e quindi possano partecipare legalmente al referendum.

Per fare questo, i promotori hanno inviato più di 37mila comunicazioni pec, contenenti dai 2 ai 20 nominativi, ai comuni di riferimento, con obbligo di risposta entro 48 ore. Alla scadenza del tempo limite però sono arrivate solo 28mila risposte, per un totale di 125 mila certificati, circa un quarto delle firme raccolte. Se le firme non dovessero essere certificate e inviate alla Cassazione entro il 30 settembre, il referendum potrebbe non potersi svolgere, a meno che il governo non conceda una proroga alla scadenza. I promotori dell’iniziativa, tra cui l’associazione Luca Coscioni, hanno diffidato le 1.400 amministrazioni comunali inadempienti e rivolto un appello al presidente della Repubblica chiedendo che la scadenza per la consegna delle firme venga prorogata al 31 ottobre.

Infatti, in base al cosiddetto decreto Semplificazioni bis approvato lo scorso luglio, a causa dello stato di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da coronavirus il governo ha posticipato la data ultima per presentare le firme raccolte in modalità digitale dal 30 settembre al 31 ottobre. La proroga però è circoscritta ai quesiti referendari depositati entro il 15 giugno, come quello sull’eutanasia. Il referendum sulla cannabis è stato depositato solo a settembre e quindi resterebbe fuori dalla proroga. Tuttavia, dati l’elevato interesse e partecipazione popolare, basterebbe un semplice decreto per allungare la data di scadenza e consentire il regolare esercizio dei diritti democratici, alleggerendo anche la responsabilità dalle spalle dei comuni che si trovano a dover gestire migliaia di firme in tempi brevissimi.

Fonte : Wired