Il corsetto torna in passerella: perché un simbolo di oppressione è diventato manifesto di emporwement

Milano Fashion Week Primavera/Estate 2022

27 Settembre 2021

Sulle passerelle della Milano Fashion Week abbiamo assistito al ritorno dei corsetti. Da Prada a Sportmax, fino a N°21, i brand lo hanno reinterpretato, destrutturato, scomposto. In un momento storico che celebra la libertà, perché questo indumento nato per assottigliare il corpo delle donne è tornato protagonista?

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da sinistra: Prada, Sportmax backstage, Sportmax sfilata

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Milano Fashion Week Primavera/Estate 2022
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Per decenni, anzi per secoli, il corsetto è stato il simbolo dell’oppressione del corpo femminile e la sua scomparsa è stata una tappa fondamentale nell’emancipazione delle donne, finalmente libere da stringhe e lacci. Eppure, contro ogni previsione, il corsetto è tornato di moda: da Prada a Sportmax, il bustino con i lacci ha fatto la sua comparsa in passerella alla Milano Fashion Week. Non solo: lo hanno indossato icone due icone di stile dei giovanissimi, i Maneskin, in uno dei look sfoggiati a Sanremo e Billie Eilish sulla copertina di British Vogue. Nell’epoca del MeToo, dell’empowerment e della libertà, ecco che le donne si riappropriano di questo indumento desueto e gli danno un nuovo significato.

Sportmax

Il corsetto alle sfilate della Milano Fashion Week

Da Dolce&Gabbana a Prada, il corsetto fa la comparsa sulle passerelle della Milano Fashion Week, rivisitato in chiavi opposte da diversi brand. Dolce&Gabbana ormai da anni lo usa nelle sue collezioni: sensuale in nero, a vista. Allo spettro opposto c’è Prada: nella collezione disegnata da Raf Simons e Miuccia Prada scollature, pizzi e nudità vengono rielaborati in chiave minimal e sofisticata.

Prada collezione Primavera/Estate 2022

Così i corsetti vengono ridotti a lacci che si intrecciano morbidamente su top e cardigan. Sportmax cita espressamente i bustini, innestandoli su una collezione destrutturata e concettuale. Per N°21 invece lo scompone interamente, e del corsetto rimane solo l’eco dei lacci intrecciati su felpe e top.

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N°21

Storia del corsetto

Nato per assottigliare la vita e sagomare il corpo femminile, il corsetto rigido ha accompagnato le donne nei secoli. Mentre l’abbigliamento maschile lasciava libertà di movimento, il corpo delle donne era imbrigliato tra lacci e stecche di balena. L’emancipazione femminile del primo Novecento è passata anche dalla moda, con l’abbandono definitivo del bustier all’inizio del secolo. Il corsetto però non è scomparso, anzi: nei decenni è diventato uno strumento di seduzione femminile, di celebrazione della sensualità e dei corpi. Il grande ritorno è stato segnato da Jean Paul Gaultier negli anni Ottanta e dai look provocanti di Madonna. Ma anche la moda ipersensuale è passata, perciò, oggi che resta del corsetto?

Damiano David in Etro

Come dimostrano le passerelle, la moda è questione di significati: i Maneskin a Sanremo hanno indossato bustier firmati Etro a vista, sopra le camicie, per superare il binarismo di genere. Donne in pantaloni, uomini con il corsetto: che male c’è? Billie Eilish ha posato in corsetto sulla copertina di Vogue ricevendo non poche critiche: per quella foto in corsetto ha detto di aver perso centomila followers.

Billie Eilish

Lei, però, l’ha fatto con orgoglio: non sono i vestiti a definire la nostra personalità e il nostro ruolo nella società. E quindi ben venga il corsetto, se indossato per celebrare il corpo e non per assottigliarlo o plasmarlo. Anche Irina Shayk di recente ha sfoggiato un bustier arancio metallizzato firmato LaQuan Smith, così come Kerry Washington agli Emmy: manifesto di una nuova sensualità, libera e consapevole, che non si lascia certo imbrigliare dai lacci.

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Fonte : Fanpage