La bufala di Instagram che ha cambiato la privacy delle foto

Moltissimi utenti, inclusi politici e celebrità, stanno postando su Instagram un testo che impedirebbe al social di utilizzare le proprie informazioni pubblicate online. Ovviamente è tutto falso

Instagram (Photo by Chesnot/Getty Images)

La più vecchia catena-bufala sulla privacy nella storia dei social network è tornata a farsi sentire. E pure a spopolare, stando a quanto si racconta oltreoceano e si sta iniziando a vedere anche nel nostro Paese. Questa volta, però, anziché concentrarsi su Facebook sta avendo molto successo su Instagram, dove un gran numero di utenti negli ultimi giorni ha pubblicato un avviso testuale con cui in sostanza si dichiara (inutilmente) di vietare al social network targato Zuckerberg l’utilizzo delle informazioni personali pubblicate sul proprio account.

Dal punto di vista tecnico e legale non c’è granché da discutere: postare sul proprio profilo un messaggio unilaterale di variazione dei termini contrattuali non produce alcun effetto. Altrimenti, se davvero funzionasse così, si potrebbe imporre al social qualunque genere di condizione, dal farsi pagare in denaro per i contenuti già messi online al vendere le proprie fotografie in cambio di viaggi e crociere.

L’unico effetto reale prodotto da una pubblicazione di questo genere – che in sintesi afferma che “è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire o intraprendere qualsiasi altra azione contro di me sulla base di questo profilo o dei suoi contenuti” – è l’apparire pubblicamente come poco consapevoli di come davvero funzionino i social network, dato che come noto le condizioni e i termini del servizio vengono accettati da ogni utente nel momento stesso in cui ci si registra sulla piattaforma. Se non si è d’accordo con quanto scritto e con le regole del gioco, si può sempre decidere di non iscriversi, o magari di non pubblicare contenuti personali sensibili.

Una bufala di cui molti vip sono vittime

A scatenare l’ondata di viralità a cui stiamo assistendo in queste ore sono state soprattutto personalità in vista, provenienti dal mondo dello spettacolo o addirittura da quello della politica. Come hanno scoperto MashableWomen’s Wear Daily, tra chi ha condiviso il falso avviso ci sono Julia Roberts, Usher, Adriana Lima, Dave Bautista e perfino Rick Perry, l’attuale segretario per l’energia dell’amministrazione Trump. In pratica, colui che ha il compito di vigilare sulla politica nucleare statunitense.

In molti casi, tra l’altro, la pubblicazione non è nemmeno avvenuta sotto forma di testo vero e proprio, bensì attraverso screenshot più o meno maldestri di pubblicazioni altrui, tanto che a volte la qualità del post era tutt’altro che impeccabile. Qualcun altro che si professa più tecnologicamente acculturato, invece, ha affermato che per essere “legalmente valido” (certo, come no) il testo deve tassativamente essere pubblicato come copia-incolla e non come immagine.

Le versioni in inglese e in italiano

Il testo originale dell’attuale versione in circolazione è quello riportato qui di seguito.

“Don’t forget tomorrow starts the new Instagram rule where they can use your photos. Don’t forget Deadline today!!! It can be used in court cases in litigation against you. Everything you’ve ever posted becomes public from today Even messages that have been deleted or the photos not allowed. It costs nothing for a simple copy and paste, better safe than sorry. Channel 13 News talked about the change in Instagram’s privacy policy. I do not give Instagram or any entities associated with Instagram permission to use my pictures, information, messages or posts, both past and future. With this statement, I give notice to Instagram it is strictly forbidden to disclose, copy, distribute, or take any other action against me based on this profile and/or its contents. The content of this profile is private and confidential information. The violation of privacy can be punished by law (UCC 1-308- 1 1 308-103 and the Rome Statute). NOTE: Instagram is now a public entity. All members must post a note like this. If you prefer, you can copy and paste this version. If you do not publish a statement at least once it will be tacitly allowing the use of your photos, as well as the information contained in the profile status updates. INSTAGRAM DOES NOT HAVE PERMISSION TO SHARE PHOTOS OR MESSAGES”.

Come si legge, si fa riferimento a una fantomatica modifica delle condizioni contrattuali di Instagram, e ci si appella alla legge con precisi riferimenti normativi, in particolare ad articoli notoriamente mal interpretati del cosiddetto Statuto di Roma.

Secondo quanto raccolto da Bufale.net, poi, la versione italiana della catena non sarebbe altro che una maldestra traduzione del testo in inglese (probabilmente ottenuta con un sistema automatico), nella quale oltre alle sgrammaticature restano dei riferimenti poco sensati a emittenti televisive statunitensi (“Channel 13 News”) e in cui vengono omessi i dettagli sulle normative.

Breve storia di un evergreen delle bufale

La prima versione globalmente virale del falso avviso sulla privacy dei social network risale al 2012, quanto il sito Snopes se ne occupò per il caso di Facebook. Nel 2016 la diffusione della bufala era tale che se ne occupò anche direttamente il social network, ma pure nel 2017 e a gennaio di quest’anno la storia ha continuato ad avere una certa visibilità. Hoax Slayer ha riassunto un po’ tutta la successione cronologica degli eventi. Curioso, poi, che in tutti i casi si faccia riferimento a qualcosa che accadrà “domani”, senza che nessuno paia porsi davvero il problema di quale sarebbe l’effettiva data di scadenza dell’infallibile contromisura.

Anche se l’argomento può sembrare quasi offensivo nei confronti di chi si occupa seriamente dei temi della privacy online, della sicurezza informatica e delle normative sui social network, la responsabile delle comunicazioni pubbliche di Instagram Stephanie Otway è stata costretta a rilasciare una dichiarazione ufficiale. “Non c’è alcunché di vero in questo messaggio”, ha fatto sapere, riferendosi anche alla paventata modifica delle condizioni contrattuali. E fa quasi sorridere che tra i più celebri condivisori dell’avviso-fake sulla privacy ci siano anche persone che si auto-definiscono influencer o vip della rete.

Fonte : Wired