Regole e sfide per la sanità digitale

Il processo di trasformazione della sanità è in atto da anni: dalla normativa sul fascicolo sanitario elettronico all’affermarsi della telemedicina, ora la sfida è usare bene i fondi del Pnrr

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(Foto: IBM)

*di Roberto Cursano – partner dello Studio Professionale Associato a Baker McKenzie

Il processo di trasformazione digitale della sanità è in atto già da diversi anni: dall’affermazione del concetto di mobile health con l’apparizione delle prime applicazioni medicali, alla vendita online di farmaci e dispositivi medici, fino alla normativa sul fascicolo sanitario elettronico e la ricetta elettronica ed al progressivo affermarsi della telemedicina.

La diffusione della pandemia ha, tuttavia, accentuato la spinta all’innovazione ed alla diffusione di questi nuovi strumenti, dovuta sia alla necessità di garantire cure a domicilio e limitare al minimo gli spostamenti di pazienti, sia alla familiarizzazione di questi ultimi con le nuove tecnologie digitali. Secondo statistiche ufficiali, nell’ultimo anno si è registrato un considerevole aumento dell’utilizzo di piattaforme digitali nel settore sanitario e farmaceutico, con un aumento del 20% delle prestazioni di telemedicina quali la televisita, che consiste in una visita a distanza condotta dal medico sul paziente, la telerefertazione (rilascio e il consulto di referti medici a distanza), la teleassistenza (interazione a distanza tra professionista e paziente tramite videochiamata, in cui avviene una condivisione di dati, referti o immagini) ed altri strumenti ancora. 

Posto tale recente sviluppo della digitalizzazione in sanità, occorre purtroppo riscontrare come in Italia tali innovazioni si stiano affermando con maggiore lentezza rispetto ad altri Paesi europei, quali ad esempio i Paesi scandinavi, la Francia, il Regno Unito, la Germania e la Francia, sia per ragioni di natura culturale (diffidenza dei pazienti e resistenza da parte di taluni stakeholders), che per carenze di investimenti pubblici in questo settore. Un’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale del Politecnico di Milano realizzata nel 2019 ha evidenziato che le strutture pubbliche italiane hanno stanziato investimenti in servizi di telemedicina per 1,3 miliardi di euro (pari a circa 22 euro per cittadino), collocandosi ben al di sotto della media europea. Basti pensare a quanto investito nel medesimo settore dai Paesi scandinavi (70 euro pro-capite la Danimarca), al Regno Unito (60 euro) ed alla Francia (40 euro).

L’occasione del Pnrr

Una grande occasione di rilancio della digitalizzazione in sanità e, in particolare della telemedicina, è ora rappresentato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la cui prima voce di spesa, pari a 7 miliardi di euro, è dedicata proprio a “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale“. Oltre la metà di tale somma verrà investita nella “casa come primo luogo di cura e telemedicina“. Inoltre, nel testo del Pnrr si promuove un coordinamento tra servizi sanitari e sociali, che possa consentire di raggiungere “la piena autonomia e indipendenza della persona anziana/disabile presso la propria abitazione, riducendo il rischio di ricoveri inappropriati”.

Sarà cruciale favorire gli investimenti privati ed al contempo realizzare procedure di affidamento dei contratti pubblici finanziati con le risorse del Pnrr che garantiscano sia un’appropriata valutazione tecnica dei progetti, sia la dovuta celerità nella realizzazione degli obiettivi e nel rispetto dei tempi di attuazione previsti a livello europeo. Sembra andare in questa direzione il Decreto Semplificazioni bis, convertito con legge 29 luglio 2021, n. 108, che agevola in taluni casi la possibilità di ricorrere alla procedura negoziata anche senza la previa pubblicazione di un bando di gara.

Un’ulteriore incentivo allo sviluppo della digitalizzazione in sanità e dei servizi sanitari resi a distanza a cittadini e pazienti potrebbe trovarsi in una più dettagliata definizione del quadro normativo applicabile, che renda chiare ed uniformi a livello nazionale le regole relative all’erogazione di tali servizi e le modalità di rimborso, favorendo così gli investimenti privati. Al riguardo, se le recenti Linee Guida in materia di telemedicina, pubblicate dal Ministero della Salute nel dicembre 2020, hanno finalmente fornito utili strumenti agli operatori per l’individuazione dei servizi erogabili a distanza e l’inserimento degli stessi nei Livelli Essenziali di Assistenza, l’attuazione di tali Linee Guida è rimessa a Regioni e Province autonome, senza un effettivo coordinamento a livello nazionale. 

Del pari, lacune a livello normativo sono riscontrabili anche con riferimento agli innovativi servizi di consegna al domicilio dei pazienti di medicinali soggetti a prescrizione (cosiddetto servizio last mile delivery) attraverso un crescente numero di piattaforme digitali. L’attività di tali piattaforme – in assenza di una chiara disciplina a livello normativo – in taluni casi potrebbe essere realizzata con modalità assimilabili alla vendita online di medicinali, che in Italia è consentita solo per i medicinali non soggetti a prescrizione medica. In sostanza, la sfida del legislatore è quella di tenere il passo delle innovazioni tecnologiche e dei nuovi servizi disponibili.

Indubbi sono i vantaggi dei servizi sanitari e farmaceutici resi da remoto, che eliminano la necessità di spostamento, garantiscono un più efficiente accesso a cure di qualità, riducendo tempi di attesa e semplificando le procedure burocratiche connesse all’erogazione di tali prestazioni. Non da ultimo, tali servizi potrebbero consentire anche una significativa riduzione di spesa a carico del Servizio sanitario nazionale, evitando l’ospedalizzazione di pazienti (specie se cronici), che possono essere seguiti da casa. Per assicurarsi tali vantaggi è necessario procedere parallelamente attraverso due vie: l’aumento degli investimenti pubblici per la digitalizzazione in sanità, che peraltro consentirebbe un ritorno in termini di risparmio di spesa per Ssn, ed una chiara definizione delle regole che disciplinano i servizi di sanità digitale e del relativo quadro sanzionatorio.

 

Fonte : Wired