È morto Willie Garson, ecco perché abbiamo amato così tanto il suo Stanford in Sex and the city

Da grande caratterista qual era, Garson ha dato al personaggio di Stanford Blatch, pur nei suoi difetti e nei suoi eccessi flamboyant, un cuore autentico e un’umanità spigolosa ma reale

Dopo una lunga malattia, è morto nelle scorse ore all’età di 57 anni Willie Garson, attore divenuto celebre in tutto il mondo per il suo ruolo di Stanford Blatch nella serie e nei film di Sex and the City, ma apprezzato anche come il Mozzie di White Collar, oltre che per i suoi ruoli in NYPD Blue, Hawaii Five-0, Big Mouth e Supergirl. “I suoi molti doni come attore e come persona mancheranno a tutti noi“, ha detto Michael Patrick King, produttore esecutivo di Sex and the City e anche di And Just Like That, il revival in fase di riprese in questi mesi a cui Garson aveva preso parte in quello che sarà il suo ultimo ruolo sullo schermo. Tanti suoi colleghi lo ricordano con grande commozione, da Cynthia Nixon (alias Miranda) che racconta di come fosse “divertente senza sosta, sul set come nella vita“, o Matt Bomer (il protagonista di White Collar) che piange un amico che “mi ha insegnato tanto sul coraggio, la resilienza e l’amore“.

Garson era quello che si potrebbe definire un caratterista, un attore magari mai del tutto protagonista ma che rimane immediatamente impresso nella memoria degli spettatori. Sicuramente lo ha fatto col personaggio di Stanford Blatch, la spalla comica di Carrie Bradshaw, il suo confidente gay, dai vestiti e dai modi flamboyant ma anche dall’umanità concreta e terrena. Le battute spesso urticanti di Stanford erano un contraltare perfetto alle astrazioni sentimentali della protagonista, erano un’ancora che la tenevano fissata al suolo, al mondo degli umani: “Come fai a non avere un analista? Siamo a Manhattan. Anche gli analisti hanno un analista, io ne ho tre“, le dice all’ennesimo crollo emotivo. Stanford riassumeva anche alla perfezione l’edonismo glamour di una città come New York, nei tempi d’oro descritti nella serie, ne era una specie di incarnazione cinica e godibile:Tutti giudichiamo. È il nostro hobby. Qualcuno fa i lavoretti. Noi giudichiamo“.

Un personaggio così caratterizzato, però, aveva sicuramente anche dei difetti: la figura di Stanford è stata, soprattutto negli anni dopo la messa in onda originale, molto criticato per la rappresentazione un po’ stereotipica della spalla omosessuale, sempre chiassosa e colorata, funzionale alla crescita degli altri personaggi e mai con un proprio arco narrativo convincente. L’impressione è stata acuita da una sceneggiatura, soprattutto nelle stagioni finali e nei film, che l’ha sicuramente trattato con frettolosa superficialità, appaiandolo all’altro unico gay della serie, l’Anthony Marantino di Mark Cantone. La forza di un attore come Garson, però, è stata anche di scaldare questo stereotipo, di abitarlo con grande eleganza ed eloquenza. Una delle sue scene più intense e memorabili è proprio quando sbotta di fronte all’egotismo piagnucoloso di Carrie, colorandosi di autentica e sofferta indipendenza: “Basta, sono stufo. Ti ho ascoltata parlare di Aidan per quanto… dieci isolati, e due anni? E sono stato un pubblico meraviglioso. Ma quando ti chiedo del mio Marcus quello che ricevo è un ‘carino’?“.

Ricorderemo Stanford Blatch non solo per i suoi abiti accesi e le sue maniere affettate, ma soprattutto per il suo cuore vero, per il suo innato romanticismo, per la sua dedizione a una vita che, liberata dai fardelli delle convenzioni, cercava nelle cose l’anima più autentica. Ma anche per la sua innegabile, affilata saggezza: “La Bella Addormentata? Vi piace solo perché riesce a dormire per centinaia di anni e non invecchiare mai“.

Fonte : Wired