Hallelujah, la storia del capolavoro di Leonard Cohen. Il malinconico inno per la società del XX secolo

«Il mondo è pieno di conflitti e di contrasti che non possono essere riconciliati, ma ci sono momenti in cui forse questo è possibile. È questo quello che volevo dire con Hallelujah». Leonard Cohen, cantautore, poeta e scrittore, una delle figure più importanti della musica e della cultura pop degli ultimi cinquanta anni, nato in Canada il 21 settembre 1934 e scomparso il 7 novembre 2016 in California, ha spiegato così l’origine della sua canzone definitiva, la preghiera blues-rock di Hallelujah.

Leonard Cohen ha raccontato di aver impiegato cinque anni a scriverla, riempiendo pagine e pagine di quaderni con riflessioni sulla religione e l’amore, l’attrazione irresistibile verso il peccato e la ricerca di redenzione e il dualismo della società contemporanea. Una canzone senza tempo, piena di citazioni dalla Bibbia che Leonard Cohen ha pubblicato nel 1984 nell’album Various Positions e diventata una specie di preghiera universale, inosservata a lungo, reinterpretata da Bob Dylan, che per primo ne riconosce il valore letterario.

Si dice che Leonard Cohen gliel’abbia cantata dopo un concerto a Parigi nel luglio 1984, mentre erano seduti insieme in un caffè. Hallelujah viene pubblicata come singolo in Spagna e Olanda ma passa quasi inosservata in America, poi cresce di valore nelle versioni fatte da Bono Vox, John Cale e da altri 200 artisti, fino alla cover di Jeff Buckley (che la cantava sempre nei suoi concerti del lunedì sera al club Sin-è di New York in cui è stato scoperto) che nel 1993 la lancia al successo in tutto il mondo.

«E’ una canzone che spiega come nel mondo esistano tanti tipi diversi di hallelujah e di come tutte le preghiere, anche le più imperfette, abbiano lo stesso valore» ha detto Leonard Cohen, «è il desiderio di affermare la mia fede nella vita, non in modo religioso ma con un puro entusiasmo, con emozione». Hallelujha, la parola ebraica che significa “Gloria del Signore” entra così nel linguaggio musicale contemporaneo, e diventa un canto di speranza per affrontare e superare ogni situazione che la vita ci presenta. Dopo essere stata usata nella colonna sonora di moltissimi film e serie televisive, da Shrek a The Watchmen, essere stata suonata con l’organo nelle chiese di tutto il mondo, ed essere stata cantata da artisti di ogni genere musicale, da Damine Rice che l’ha interpretata durante la cerimonia di introduzione di Leonard Cohen nella Rock and Roll Hall of Fame a Chester Bennington dei Linkin Park che l’ha cantata al funerale di Chris Cornell, dopo la scomparsa di Leonard Cohen nel 2016 la sua versione originale, al tempo dimenticata, è entrata per la prima volta in classifica in America. 

Fonte : Virgin Radio