Il caso Minamata Recensione: Johnny Depp lotta contro un’ingiustizia su SKY

Quella di William Eugene Smith non è certo stata una vita comune, come d’altronde quella di altri suoi famosi colleghi che hanno raccontato drammi e guerre in ogni angolo del mondo. Se l’Italia ha avuto tra i tanti corrispondenti all’estero firme importanti come Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, solo per citarne due tra le più conosciute, lo stato del Kansas può vantarsi di aver dato i natali a una personalità di grande caratura morale, un uomo colmo di un indomito coraggio che lo porterà a mettere in pericolo la propria vita.

Scomparso nel 1978 per via di una forma di diabete, dovuta in parte a complicanze per un pestaggio subito anni prima, Smith rivive oggi su grande schermo grazie alla mimetica performance di Johnny Depp, che si è calato anima e corpo in un ruolo complesso e ricco di sfumature morali, ancor più possenti in quanto il tutto fa parte di un’operazione biografica e appunto ispirata a una drammatica storia vera.

Un vero peccato che Il caso Minamata presentato a Berlino sia stato messo in ombra dalle recenti vicissitudini in cui è ancora coinvolto il popolare attore, giacché quanto raccontato all’interno delle due ore di visione meriterebbe di essere mostrato ad ampie platee per sensibilizzare su argomenti che riguardano tutti da vicino, in qualsiasi parte del globo ci si trovi. Per gli abbonati alla relativa piattaforma la possibilità di recuperarlo in anteprima è stasera, venerdì 17 settembre, alle 21.15 su SKY Cinema Uno. E, come vedremo, ne vale davvero la pena.

Il caso Minamata: scomode verità

La reale vicenda alla base del film è ambientata in Giappone e gli strascichi vanno avanti da ben cinquant’anni, con diverse persone che ancora oggi ne pagano le conseguenze sulla propria pelle. Ne Il caso Minamata ci troviamo agli inizi degli Anni Settanta, con Smith che è sommerso dai debiti, schiavo dell’alcool e oltretutto intende abbandonare il suo ruolo di reporter per la rivista Life.

L’uomo cambia idea dopo aver incontrato Aileen, una ragazza giapponese che richiede il suo aiuto per denunciare delle attività inquinanti nella cittadina di Minamata, dove lo sversamento di mercurio nelle acque locali da parte di una società di prodotti chimici ha provocato malformazioni e malattie di vario genere tra la gente.Smith parte così per il Sol Levante armato della sua macchina fotografica, con lo scopo di documentare il dramma vissuto dagli abitanti: le sue diapositive saranno al centro del prossimo numero della rivista per cui lavora. Ma la permanenza dell’americano desterà non poco scalpore e chi rischia di trovarsi sotto giuste accuse sta già prendendo le proprie contromisure.

Una storia da raccontare

Quello svolto da Johnny Depp è un mirabile lavoro di sottrazione. La star non divora il film, anzi: convive armoniosamente con tutto il resto, offrendo al cuore del dramma lo spazio per smuovere le coscienze e indignare il pubblico, pronto a prendere le parti dei più deboli nell’ennesima lotta tra Davide e Golia.

La presenza di comparse realmente affette da gravi forme di malattia non è gratuita, ma utile a ricordare a tutti che quanto raccontato è accaduto – e continua ad accadere – nella realtà e che bisogna sempre restare vigili per tutelare la salute delle generazioni a venire. Dal punto di vista tecnico e artistico Il caso Minamata è estremamente riuscito e sa come dosare il ritmo e l’atmosfera, senza mai scadere in tempi morti o finire sotto il peso di una retorica che pur sarebbe stata la soluzione più semplice.

Il regista e sceneggiatore Andrew Levitas, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo l’inedito Lullaby (2014), preferisce invece un approccio sobrio e rispettoso, rispecchiando quel modo di porsi tipico della cultura giapponese.

La suggestiva colonna sonora del maestro Ryuichi Sakamoto accompagna magnificamente la disperata e tormentata missione, professionale e morale, del protagonista e il cast di supporto non è da meno: se come detto Depp è qui al suo meglio, la folta schiera di interpreti nipponici si impegna anima e corpo nei rispettivi ruoli. Volti conosciuti dal pubblico occidentale come Hiroyuki Sanada e Tadanobu Asano, come la stessa spalla femminile Minami, rendono giustizia con le loro interpretazioni alla memoria delle vittime e alla battaglia di chi ancora è in vita.

Fonte : Everyeye