Quest’anno il buco dell’ozono ha superato le dimensioni dell’Antartide

Secondo i dati dei satelliti dell’Unione europea, nelle ultime settimane ha raggiunto dimensioni preoccupanti che non si registravano da anni

buco dellozono
Immagine: ESA/CAMS

Ancora cattive notizie per l’ambiente. Quest’anno il buco dell’ozono, che tutti gli anni si forma sul continente antartico, ha raggiunto un’estensione preoccupante. Secondo i dati satellitari ha superato le dimensioni dell’Antartide, rivelandosi come uno dei buchi dell’ozono più grandi, duraturi e profondi degli ultimi anni. È quanto riportato dagli scienziati di Copernicus, servizio di monitoraggio dell’atmosfera dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in occasione della Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono.

Tutta colpa degli alocarburi

Ogni anno, da agosto a ottobre, mentre l’emisfero australe si avvia verso la primavera, le sostanze chimiche prodotte dall’uomo (in particolare gli alocarburi, gas contenuti nelle bombolette spray e nei refrigeranti) iniziano a danneggiare l’ozono presente nella stratosfera sopra l’Antartide, facendo sì che lo strato di gas diventi molto più sottile fino a formare un vero e proprio buco, che raggiunge il suo picco tra metà settembre e metà ottobre. Quando, nella tarda primavera dell’emisfero australe, le temperature della stratosfera iniziano a salire, il processo di esaurimento dovuto agli alocarburi rallenta ed entro dicembre i livelli di ozono di solito tornano alla normalità.

Scoperto nel 1985, il buco dell’ozono ha immediatamente destato notevoli preoccupazioni, perché lo strato di questo gas è responsabile di assorbire parte delle radiazioni ultraviolette che provengono dal Sole, e che, in elevate quantità, sono pericolose per la nostra salute. Proprio per questo, nel 1987 l’Unione europea e altri 196 stati hanno firmato il Protocollo di Montreal, che vieta le principali sostanze chimiche dannose per l’ozono. Da allora il buco dell’ozono è un sorvegliato speciale ed è stato attentamente monitorato durante ogni primavera australe.

Dati poco rassicuranti

In occasione della Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono, proclamata dalle Nazioni Unite e che si celebra ogni anno il 16 settembre per ricordare la firma del Protocollo di Montreal, il progetto europeo Copernicus Atmosphere Monitoring Service, gestito dalla Commissione europea e dall’Esa, ha rilasciato il primo aggiornamento riguardante il buco dell’ozono di quest’anno.

Il monitoraggio dello strato di ozono da parte di dei satelliti di Copernicus utilizza la modellazione al computer in combinazione con le osservazioni satellitari, in modo simile a quanto accade con le previsioni meteorologiche. Il servizio monitora sia lo strato di ozono sia le radiazioni ultraviolette che colpiscono la Terra, registra le tendenze passate e fornisce informazioni preziose sia sulla situazione attuale e futura dello strato di gas.

Ciò che emerge dalle registrazioni di Copernicus, tuttavia, non è affatto rassicurante: il buco dell’ozono, dopo una partenza assolutamente nella norma, ha raggiunto una notevole estensione, superando le dimensioni dell’Antartide: risulta – riportano gli scienziati –  più grande del 75% rispetto alla media dei buchi dell’ozono registrati dal 1979.

Inizialmente, quest’anno, il buco dell’ozono si è sviluppato come previsto: sembrava abbastanza simile a quello dell’anno scorso, ma poi, più avanti nella stagione primaverile australe, si è trasformato in uno dei buchi dell’ozono più duraturi nel nostro record di dati”, ha commentato Vincent-Henri Peuch, direttore di Copernicus. E ha aggiunto: “Ora le nostre previsioni mostrano che il buco di quest’anno si è evoluto in uno molto più grande del solito: il vortice è abbastanza stabile e le temperature stratosferiche sono addirittura inferiori rispetto allo scorso anno. Stiamo osservando un buco dell’ozono abbastanza grande e potenzialmente anche profondo”.

Questi dati suonano come un monito: dopo la messa al bando degli alocarburi, infatti, lo strato di ozono ha mostrato segni di ripresa, ma gli scienziati ricordano che si tratta di un processo lento. Ci vorranno, infatti, diversi decenni per eliminare completamente le sostanze in grado di ridurre l’ozono (si stima che ciò potrebbe avvenire nel 2060-2070). Nel frattempo, è cruciale rispettare quanto definito dagli accordi di Montreal e monitorare attentamente la situazione.

Fonte : Wired